F1, storia assurda su Matteo Messina Denaro: sentite cosa è successo

In Italia non si fa che parlare di Matteo Messina Denaro e del suo arresto, ed una storia curiosa ha coinvolto anche un tifoso di F1.

Il 16 gennaio del 2023 verrà ricordato come uno dei giorni più belli per la storia della Repubblica Italiana, visto che, dopo 30 anni di latitanza, è avvenuta la cattura del boss mafioso Matteo Messina Denaro, capo del mandamento di Castelvetrano. Cosa c’entra la F1 con tutto questo? Nelle prossime righe risponderemo anche a questo vostro dubbio.

F1 e Matteo Messina Denaro (ANSA)
F1 e Matteo Messina Denaro (ANSA)

Il malvivente è stato uno dei boss più spietati legati a Cosa Nostra, responsabile di decine di omicidi, sia materiali che nella figura di mandante. Messin Denaro è stato arrestato in una clinica di Palermo, ed ora, all’età di 60 anni, è stato finalmente consegnato alla giustizia dopo essere stato condannato a vari ergastoli.

La Mafia è una delle pagine più nere della nostra storia, e con l’arresto del boss siciliano si è giunti ad un punto fondamentale nella lotta a questa barbarie. Nel nostro lavoro, abbiamo il dovere di rimanere in tema motorsport, ed oggi vi racconteremo un aneddoto curioso che ha visto protagonista un tifosi di F1, il quale può ora tirare un bel sospiro di sollievo.

F1, il clamoroso caso del tifoso scambiato per il boss

Nel 2021 è avvenuto un caso clamoroso di cui si è parlato molto poco, ma che ha visto protagonista un fan della F1 durante il Gran Premio d’Olanda. La tappa di Zandvoort è stata inserita nel calendario proprio in quella stagione, con Max Verstappen che dominò del tutto la scena siglando la pole position e vincendo poi la corsa, cosa fatta anche lo scorso settembre.

Il tifoso è un 54enne britannico, nato e residente a Liverpool, riconosciuto come Mark L., il cui cognome intero non è stato svelato per motivi di privacy ma anche di sicurezza. Per l’occasione, il fan si era recato in Olanda per assistere al GP di F1, assieme a suo figlio e ad un amico stretto, passando alcuni giorni di vacanza.

Prima del week-end, l’uomo si era recato a pranzo in un ristorante a L’Aia, città situata ad un’ora di macchina dal tracciato di Zandvoort, e proprio in quel momento è accaduto l’imprevedibile. Un’unità speciale di Polizia è entrata nel locale, terrorizzando tutti ed ammanettando il tifoso, davanti agli occhi sgomenti ed increduli di suo figlio e dell’amico.

Mark è poi stato portato nel carcere di massima sicurezza di Vught, a sud-est di Rotterdam, restandovi per ben tre giorni in cui è stato sottoposto a diversi interrogatori. Ci sono voluti tre giorni per convincere gli inquirenti che non fosse Matteo Messina Denaro, il boss mafioso ricercato da quasi 30 anni per le sue terribili stragi mafiose.

Una storia del genere ha davvero dell’incredibile, ed a rilasciare qualche dichiarazione ci aveva pensato Leon van Kleef, avvocato del presunto boss mafioso, che dichiarò all’agenzia di stampa “AFP“: “Il mio cliente ha viaggiato dalla sua casa in Spagna fino ai Paesi Bassi per assistere alla gara di vetture da corsa a Zandvoort. Quello che è successo in seguito è stato un vero e proprio incubo“.

Il legale rappresentante si lasciò poi andare anche ad una frase piuttosto ironica, utile a stemperare la tensione di quei giorni terribili per il suo assistito: “Sarebbe stato abbastanza difficile per un italiano del sud parlare con un accento così caratteristico britannico, in particolare, della città di Liverpool“.

Il legale contattò anche le autorità italiane per richiedere la scarcerazione di Mark, che poi avvenne, come detto, dopo soltanto tre giorni. All’epoca si parlò anche di un congruo risarcimento per la vittima di questo incredibile equivoco, che passò tre giorni di inferno per colpe sicuramente non sue.

Ovviamente, il tifoso fu anche costretto a rinunciare alla sua presenza in tribuna per seguire la gara, visto che, mentre Verstappen volava a vincere la corsa davanti alle due Mercedes di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas, lui era impegnato a convincere gli investigatori che non fosse il ricercatissimo boss mafioso. Si tratta di una storia a cui si fa fatica a credere, ma è tutto accaduto realmente per l’imbarazzo sia delle autorità locali che di quelle italiane, visto che non esisteva alcun mandato di cattura per il povero tifoso.

La cosa importante è che ora tutto sia finito e che il pericoloso e spietato boss sia finalmente in galera, pronto a pagare il suo debito con la giustizia. La scia di sangue che ha lasciato dietro di sé non verrà dimenticata con qualche anno di carcere, ma la cosa importante è che lo Stato, una volta tanto, abbia vinto una battaglia.