Mercedes, adesso c’è poco da ridere: l’analisi di un crollo clamoroso

Un inizio come non si vedeva da tempo in casa Mercedes, alle prese con tanti problemi. Ecco cosa non va sulla W13.

Se Red Bull e Ferrari lì davanti danno vita a un duello davvero emozionante, la grande assente è sicuramente la Mercedes. Dopo anni di dominio, la casa anglo-tedesca è partita decisamente col piede sbagliato in questo 2022, facendo gridare molti già riguardo la fine dell’era delle Frecce d’Argento. Di sicuro sono tante le cose da sistemare per Toto Wolff, alle prese con una delle annate più difficili da quando è alla guida del team. Nell’arco di appena quattro mesi, la Mercedes è passata dall’avere la miglior monoposto al dover avere a che fare con una macchina difficile da mettere a punto e che gli stessi progettisti faticano a capire.

Lewis Hamilton e Toto Wolff (foto Ansa)
Lewis Hamilton e Toto Wolff (foto Ansa)

L’unica cosa certa ora è che c’è da schiarirsi le idee, in fretta, per non gettare al vento già la stagione. E poi c’è un Mondiale ancora lì, a portata di mano. Ma non per troppo, perché dovessero tenere questo ritmo le rivali, sarebbe dura recuperare.

Mercedes, progetto flop e numeri impietosi

Dall’analisi di questo momento così delicato in casa Mercedes dobbiamo partire dalle scorse due stagioni, dove la lotta per il titolo è stata sì avvincente e ha regalato un Mondiale piloti e due costruttori. Questo però, visto il nuovo regolamento, ha penalizzato i team migliori, con la casa anglo-tedesca costretta a meno ore in galleria del vento rispetto per esempio alla Ferrari per preparare la monoposto “rivoluzionaria” del 2022.

La W13 è sì innovativa e avveniristica, estrema nel disegno delle pance laterali che hanno stupito tutti. Ma il progetto è decisamente acerbo. E i segnali di allarme ci sono tutti. I dati della galleria del vento non corrispondono pienamente con quelli che dà la pista. Il risultato è che i già pesanti aggiornamenti portati per ora non hanno influito troppo sulla prestazione della Mercedes.

Il problema più evidente è il famoso porpoising, il saltellamento alle alte velocità diretta conseguenza della nuova (o vecchia) filosofia dell’effetto suolo che hanno queste monoposto. Al momento gli ingegneri di Brackley riescono solo ad agire aumentando l’altezza da terra della vettura e irrigidendo le sospensioni, cosa che penalizza la velocità e la guidabilità. L’altro ancor più evidente è quello della power unit, perché nei primi due GP tutti i team motorizzati Mercedes sono risultati in fondo alla classifica delle velocità massime. E questo è un dato di fatto.

Insomma la Mercedes è troppo lenta per poter impensierire i rivali Ferrari e Red Bull. E i numeri certificano tutto questo. Da quando la casa anglo-tedesca è tornata a tempo pieno nel Mondiale dal 2010, questo inizio (4° e 5° posto per George Russell e 3° e 10° posto per Lewis Hamilton) è il peggiore dal 2013, l’ultimo prima del lungo dominio delle Frecce d’Argento. Allora Hamilton e Nico Rosberg racimolarono nei primi due GP un terzo, un quarto e un quinto posto, oltre a un ritiro per il tedesco.

Il problema ora sarà cercare di capire bene dove mettere mano alla W13 ed evitare aggiornamenti “inutili”, visto che il Budget Cap incombe per tutti. “Siamo stati nel bel mezzo della lotta per otto anni e non è affatto divertente non farne più parte”, ha detto Wolff dopo Jeddah. Ma ha anche sottolineato come questo momento che la Mercedes sta vivendo sia un “esercizio di umiltà che ci renderà più forti“. E lo sperano tutti. Anche perché cosa c’è di meglio di una sfida a due di una battaglia a tre? Anche se forse Ferrari e Red Bull non sono d’accordo.