Ocon nella storia, delusione Hamilton: l’analisi del GP d’Ungheria

Una doppietta francese pilota-scuderia che mancava dal 1996. Una vittoria per Ocon meritata, a suggellare una prima parte di stagione di livello

Esteban Ocon nel Gp d’Ungheria (Photo by Lars Baron/Getty Images)

Un Gp pazzo quello di Ungheria, come non se ne vedevano da tempo. Non lo vedevano così in Francia dal 1996, quando a Monaco andò a vincere Olivier Panis su Ligier dopo una gare a eliminazione. Stavolta è toccato a Esteban Ocon su Alpine, per un primo trionfo in F1 davvero speciale. E meritato.

Ocon, un GP da protagonista

Il francese ha sfruttato l’occasione alla grande, tenendo la testa della corsa praticamente dall’inizio alla fine, con un ritmo ottimo e senza alcuna esitazione si è tenuto dietro uno come Sebastian Vettel che, oggi come non mai, voleva togliersi una rande soddisfazione: quella di mettersi alle spalle definitivamente anni di Ferrari e di delusioni personali, oltre che vincere in faccia al premier ungherese Orban, che ha contestato fortemente in questo weekend per questioni extra-pista.

Davvero bravo Ocon, che conclude una prima metà di stagione davvero come meglio non poteva. E l’omaggio di Fernando Alonso prima del podio è stato davvero meritato, perché ha dimostrato di essere anche superiore in stagione al mito spagnolo. E non è da tutti rendersi protagonista di prestazioni simili. Vuol dire che lui la stoffa ce l’ha.

Hamilton-Verstappen masticano amaro

Il grande deluso di giornata è senz’altro Lewis Hamilton, partito primo e che dopo il botto al via alle sue spalle sembrava avere di fronte a sè l’occasione della vita per riaprire in maniera decisa in suo favore il Mondiale. E invece il mancato pit alla ripartenza ha rovinato i piani dell’inglese. Che, a dirla tutta, ha ampliamente le sue colpe. Ha ripreso più volte platealmente i suoi per la decisione di rimanere fuori, ma l’ultima decisione doveva spettare a lui. E non ha forzato la mano. Male, molto male. Perché la classifica oggi poteva essere ben diversa.

Max Verstappen ha chiuso in zona punti, limitando fortemente i danni, conducendo un gran premio in grandissima sofferenza con una vettura praticamente incidentata e neanche al 50%. Onore all’olandese, che per l’ennesima volta si è visto mettere fuori senza grandi colpe. E ora sarà praticamente costretto a ricominciare tutto da capo, come se i grandi sforzi fatti finora non fossero valsi a nulla. E non se lo meritava.

Ferrari, occasione mancata

Se c’era una vettura che doveva sfruttare più di altre la ghiotta occasione che avevano concesso Mercedes e Red Bull era senz’altro la Ferrari. Azzoppata al via per colpa di Stroll, che ha fatto fuori un Charles Leclerc davvero furibondo, le speranze erano tutte riposte in Carlos Sainz Jr. E il quarto posto dopo la bandiera rossa sapeva già di miracolo, visto che partiva dalla quindicesima piazza. Ma con Ocon e Vettel lì davanti, dalla Rossa, vista la stagione, ci si aspettava qualcosa di decisamente meglio. E invece niente da fare. Ancora una volta a guardare gli altri esultare.

Capitolo a parte merita la commissione gara, capace di penalizzare con uno stop and go Antonio Giovinazzi per eccesso di velocità in pit lane, neanche fosse un assassino. Un po’ troppo, visto quanto comminato a Hamilton a Silverstone per una manovra ben più pericolosa. Forse qualcosa non va e bisogna cominciare a dirlo. Vedremo cosa accadrà a Valtteri Bottas e a Stroll in termini di penalizzazioni. Perché non dovesse arrivare la mano pesante, la crisi di credibilità sarebbe profonda.

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Carlos Sainz in pista
Carlos Sainz in pista (Foto Ferrari)