Schumacher iridato, scontro Hamilton-Alonso: storia della F1 in Ungheria

Dal 1986 stabilmente in calendario, il GP d’Ungheria ha sempre regalato grandi emozioni. Come nel 1989 con l’inglese. O nel 2001 con il titolo di Schumacher

Hamilton, vincitore dell’edizione 2020 del Gp di Ungheria (Photo by Bryn Lennon/Getty Images)

Dopo l’unica edizione disputata nel 1936, vinta da Tazio Nuvolari, il GP d’Ungheria entrò stabilmente nel calendario di Formula 1 solo a partire dalla stagione 1986. L’Ungheria infatti fu il primo paese del blocco sovietico a ospitare un Gran Premio del Circus. E tutto grazie all’intuizione di Bernie Ecclestone.

L’impresa di Mansell nel dominio brasiliano

La F1 sbarcò a pochi chilometri dalla capitale a Mogyorod, all’Hungaroring, un circuito corto, tortuoso, con variazioni altimetriche importanti e un carattere tutto suo. Era il 10 agosto del 1986 quando ricomincio la storia del Circus in Ungheria.

Una storia che, fino al 1992, fu quasi esclusivamente brasiliana. In sette edizioni, ben cinque trionfi carioca, con Nelson Piquet che si portò a casa i primi due e Ayrton Senna gli altri. In mezzo però le parentesi di Thierry Boutsen ma soprattutto di Nigel Mansell nel 1989. Il Leone inglese, al volante della Ferrari, partì solo dodicesimo in griglia ma riuscì in una rimonta incredibile, culminata al 58° giro con il sorpasso a Senna, complice il doppiaggio di Johansson.

L’incredibile Mondiale di Schumi in Ungheria

Fu nel 1994 che Michael Schumacher ottenne il primo dei suoi quattro trionfi in Ungheria. Quello più importante arrivò il 19 agosto 2001, quando il tedesco vinse davanti al compagno di squadra Rubens Barrichello e a David Coulthard su McLaren e si aggiudicò matematicamente il quarto titolo in carriera con quattro gare di anticipo rispetto alla fine della stagione, eguagliando anche il record di 51 vittorie in Formula 1 detenuto fino a quel momento da Alain Prost.

In mezzo i trionfi di Mika Hakkinen e Jacques Villeneuve. Per il canadese fu davvero incredibile quello del 1997, quando trionfò solo nel giro finale dopo che per tutto il GP a dominare fu Damon Hill, appena passato sulla Arrows. Era la monoposto cenerentola dello schieramento, ma in quell’occasione sembrò davvero essere il giorno perfetto per il campione inglese e la sua macchina. La benzina però mancò proprio per quell’ultima tornata e la beffa fu atroce.

Alonso ed Hamilton, trionfi e scintille all’Hungaroring

Nel 2003 in Ungheria poi arriva il primo trionfo di un fenomeno, Fernando Alonso. Michael Schumacher era in testa al mondiale con appena sei punti di vantaggio su Juan Pablo Montoya, ma a scombinare i piani di chi lotta per il titolo arrivò l’asturiano, che dominò il weekend con la Renault diventando il più giovane vincitore di un Gran Premio nella storia della F1, soffiando il record di Bruce McLaren, che resisteva dal 1959. Alonso che nel 2007 visse proprio in Ungheria uno dei suoi weekend più tesi in F1.

Lo spagnolo, da poco passato alla McLaren, aveva come scomodo compagno di squadra il giovanissimo Lewis Hamilton. Alonso aveva già dichiarato apertamente ai media spagnoli che la squadra inglese era tutta per l’inglesissimo Lewis, pupillo di Ron Dennis. Per questo quando si arrivò in Ungheria la tensione era alle stelle. E durante le qualifiche esplose definitivamente.

Il due volte campione del mondo, dopo aver fatto segnare il miglior tempo, rientrò per cambiare le gomme e fare il tentativo decisivo, ma si fermò sulla sua piazzola e lì, a pit stop avvenuto, rimane immobile per non permettere al suo compagno, alle spalle in attesa di effettuare la sosta, di montare l’ultimo treno di gomme per effettuare l’attacco definitivo alla pole. Alla fine Alonso fu retrocesso di cinque posizioni, con Hamilton che ottenne il primo dei suoi otto successi sull’Hungaroring, l’ultimo proprio nel 2020.

Hill supera Schumacher nel GP d’Ungheria del 1997 (Photo by Michael Coopern/Getty Images)

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