Bagnaia, altro che seconda guida: perché può portare in alto la Ducati

Un inizio 2021 importante per Bagnaia, che per ora ha superato Miller nelle gerarchie. Così Pecco può puntare a grandi traguardi

Pecco Bagnaia con la sua Desmosedici sui saliscendi di Portimao (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Un inizio da sogno o quasi quello di Pecco Bagnaia nel team ufficiale Ducati. Dopo tre gare il secondo posto nel Mondiale e soprattutto la consapevolezza di essere cresciuto finalmente con la Desmosedici. E che può dire la sua in questo campionato.

Un avvio che fa ben sperare dopo un 2020 complicato

Che il suo adattamento al team ufficiale sarebbe stato immediato lo ha fatto capire fin dai test. Pecco ha subito dimostrato velocità e fiducia nella rossa di Borgo Panigale. E non era così scontato.

Il 2020 di Bagnaia infatti, che doveva essere la consacrazione definitiva del talento italiano, ha fatto vedere pochi alti e molti bassi. Dopo il settimo posto nell’esordio a Jerez, un secondo posto a Misano dopo 4 gran premi senza risultati, anche a causa del brutto infortunio rimediato.

Il colpo stava per arrivare nel secondo appuntamento romagnolo, ma una caduta quando era in testa gli ha negato quella vittoria che davvero poteva essere la svolta in tutti i sensi della stagione. Da quel momento ben quattro ritiri in sette gare, ma soprattutto un feeling mai recuperato con la Desmosedici che, dopo la comunque meritata promozione da Pramac al team ufficiale, non faceva rimanere tranquilli, in primis il pilota stesso.

Miller capitano? I risultati ora dicono Bagnaia

Inevitabile che pronti-via in Ducati si puntasse su Jack Miller. I risultati parlavano chiaro. Nel 2020 l’australiano aveva vinto la sfida in Pramac, con un settimo posto nel Mondiale merito di quattro podi e un finale di stagione in crescendo. E poi il talento di Jack è noto. Il salto dalla Moto2 alla MotoGP nel 2015 era il chiaro segnale che il talento c’è ed è davvero grande, ma occhio a dare Bagnaia per sconfitto.

Tra i due c’è sempre stato un confronto aperto, sin da ragazzi. Più giovane di due anni, Pecco ha comunque mostrato una crescita lineare, culminata nel 2018 nel titolo Moto2. E queste prime gare del 2021 hanno dato l’impressione di un Bagnaia molto sicuro di sè e della moto, oltre che del team, proprio come in quel 2018 iridato. E non è un fatto da sottovalutare.

Il bello è appena cominciato

Questa consapevolezza si è tradotta soprattutto in risultati: una pole, due podi e un sesto posto che valgono il secondo posto in classifica, contro due noni posti e un ritiro per Miller. Soprattutto il secondo posto in Portogallo ha fatto capire tanto delle possibilità dell’italiano. La pole toltagli e l’arretramento in griglia fino all’undicesimo posto lo ha caricato ancor di più. E la rimonta, non di rabbia ma graduale, pulita quanto inesorabile, ha restituito un pilota che può davvero puntare in alto.

Il primo vero obiettivo è trovare quel primo successo che può certificare questa crescita esponenziale. E Jerez sembra davvero l’occasione giusta. Poi servirà la costanza ad alti livelli (Mir insegna) e il suo 2018 fa capire chiaramente quanto Bagnaia, una volta trovata sicurezza, sa essere una macchina perfetta anche da questo punto di vista. Ad oggi però possiamo dirlo: Ducati non ha un solo capitano, ma due prime donne con una gran voglia di emergere. Due piloti diversi, uniti dallo stesso obiettivo. E per questo si deve credere in loro. Si deve credere in questo Bagnaia.

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Pecco Bagnaia ai box nel Gran Premio del Portogallo di MotoGP 2021 a Portimao
Pecco Bagnaia ai box nel Gran Premio del Portogallo di MotoGP 2021 a Portimao (Foto Ducati)