Dalle auto elettriche al car sharing, le grandi promesse sulla mobilità si scontrano con la realtà: ecco cosa non ha funzionato.
Per anni ci hanno raccontato un futuro senza auto. O meglio, senza le auto come le conosciamo oggi. All’inizio del nuovo millennio, la visione era chiara: città libere dal traffico, dominate da mezzi leggeri, condivisi ed elettrici. Dai Segway ai servizi di car sharing, passando per monopattini e vendite online, sembrava l’alba di una rivoluzione.
Siamo nel 2026 e il bilancio è molto diverso da quello immaginato. Le auto private sono ancora protagoniste, l’elettrico fatica a imporsi e la sharing mobility arranca. A certificarlo è una ricerca firmata Aniasa e Bain & Company, che mette nero su bianco una verità scomoda: molte delle previsioni si sono rivelate clamorosamente errate.
Analizzando le tendenze degli ultimi anni, emergono cinque previsioni che non hanno retto alla prova dei fatti: Più che innovazioni mancate, si tratta di visioni che non hanno tenuto conto di un fattore decisivo: il comportamento reale delle persone.
L’acquisto di un’auto online prometteva semplicità e immediatezza. Tuttavia, parliamo di un bene complesso e costoso, molto diverso da un gadget tecnologico o un libro.
Non sorprende quindi che, nonostante nel 2024 il 25% degli automobilisti americani si dichiarasse pronto a comprare online, solo il 5% abbia effettivamente completato l’intero processo in digitale. Il contatto umano, la prova su strada e la fiducia restano elementi centrali.
Il Segway, icona di innovazione nei primi anni 2000, non ha mai trovato una vera collocazione. Troppo ingombrante, troppo costoso e difficile da inserire in un ecosistema urbano già complesso.
Diverso il caso dei monopattini elettrici: inizialmente simbolo di libertà urbana, sono stati presto frenati da normative più rigide, nate per contrastare incidenti, utilizzi impropri e comportamenti incivili. Il risultato? Un entusiasmo ridimensionato.
Il car sharing era stato presentato come la soluzione definitiva per eliminare l’auto privata. In realtà, il modello si è scontrato con costi elevati e difficoltà operative.
Le aziende devono sostenere spese importanti, dalla manutenzione ordinaria ai danni causati da utenti poco attenti. Un equilibrio economico difficile da mantenere, che ha rallentato – se non fermato – la crescita del settore.
L’auto elettrica resta il grande tema degli ultimi anni. L’Europa aveva fissato obiettivi ambiziosi, come lo stop ai motori termici entro il 2035.
Ma la realtà racconta altro: le immatricolazioni crescono grazie agli incentivi, ma in Paesi come l’Italia restano ancora limitate. Prezzi elevati, infrastrutture insufficienti e incertezze dei consumatori rallentano la corsa.
Secondo Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company, il problema è stato chiaro fin dall’inizio: “Per rimettere il settore in carreggiata occorre ripensare prodotti, prezzi e politiche partendo da come le persone si muovono davvero.”
Le strategie sono state spesso guidate da visioni teoriche o entusiasmi tecnologici, senza considerare bisogni concreti, capacità di spesa e aspettative reali.
Il futuro della mobilità non è scritto, ma una cosa appare evidente: servirà un approccio più pragmatico.
Una transizione sostenibile dovrà tenere insieme innovazione, accessibilità economica e semplicità d’uso, evitando derive ideologiche. Solo così l’Europa potrà costruire un sistema davvero efficiente, capace di rispondere sia alle esigenze ambientali sia a quelle dei cittadini.
Perché, alla fine, la mobilità del futuro non sarà quella immaginata nei rendering di vent’anni fa, ma quella che le persone sceglieranno ogni giorno.

Le 5 grandi promesse (non mantenute) della mobilità
Il digitale non basta a vendere auto
Micromobilità: tra entusiasmo e limiti
Car sharing: un modello fragile
Elettrico: una transizione più lenta del previsto
Il vero errore: dimenticare il cliente
il cliente non è stato messo al centro.
Ripartire dalla realtà per costruire il futuro
Mobilità del futuro: le promesse mancate che stanno riscrivendo le nostre città
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