Ferrari, ritrovato in un garage un esemplare iconico: il valore è folle

Vi sono scoperte che lasciano senza fiato. Il proprietario di una modello storico di Ferrari si è ritrovato un gioiello milionario tra le mani.

Le Ferrari sono tra le supercar più desiderate al mondo. Ogni anno milioni di collezionisti, di ogni parte del mondo, fanno a gara per accaparrarsi un bolide del Cavallino. Non è solo una questione di prestazioni estreme, ma di fascino. Le Rosse sono vetture inimitabili, nate dall’estro creativo di Enzo Ferrari.Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un’automobile, sicuramente la farà rossa”, annunciò il Drake.

Ferrari Logo (Adobe Stock)
Ferrari Logo (Adobe Stock)

Sulla base di questa idea il “Vecchio” costruì un impero. Le imprese dei cavalieri del rischio in Formula 1, inoltre, hanno ingigantito il fascino delle vetture con lo stemma del Cavallino, incastonato sul colore della città di Modena. Nel corso degli anni è diventato uno dei brand più conosciuti a livello globale. Le vetture storiche del Cavallino, oltre che costosissime, sono diventato introvabili. Sul piano commerciale una vettura come la 250 GTO può superare in un’asta anche i 50 milioni di euro.

La vettura in esame, stavolta, è una 250 GT Cabriolet. Una biposto scoperta prodotta dalla Ferrari dal 1957 al 1962. A rendere così speciale la vettura è il fatto che sia stata la prima vera cabriolet venduta dalla casa automobilistica modenese. All’epoca furono costruite un numero esiguo di auto scoperte, mentre le coupé del Cavallino andavano per la maggiore. Solitamente le cabriolet nascevano sotto richiesta esplicita di alcuni facoltosi clienti oppure erano delle concept car. Al Salone dell’Automobile di Ginevra, nel 1956, fu svelata la prima serie di 250 GT Cabriolet.

Il modello, disegnato da Pininfarina, fu lanciato l’anno successivo. Di base furono sfruttate le medesime caratteristiche del modello coupé. Il telaio, il magico motore V12, il cambio, i freni, le sospensioni, la trasmissione e lo sterzo erano i medesimi della 250 GT Coupé. Alcuni selezionatissimi clienti di Enzo Ferrari pretesero alcune personalizzazioni. L’auto era prodotta da Pininfarina che, una volta ultimato il lavoro sul corpo vettura, inviava alla Ferrari il prodotto per il completamento meccanico. Della prima serie della scoperta del Cavallino furono prodotti solo 40 esemplari, di cui 38 con guida a sinistra e due con la guida a destra.

Il primissimo modello di 250 GT Cabriolet fu acquistato dal principe Sadruddin Aga Khan, nel settembre 1957, per il suo viaggio di nozze. A dir poco indimenticabile considerato il valore e la qualità dell’auto. La seconda serie della scoperta modenese fu mostrata in anteprima al Salone dell’automobile di Parigi nel 1958 con alcuni aggiustamenti estetici. Il paraurti fu modificato, mentre i fanali anteriori passarono dall’essere carenati nella prima serie a scoperti nella seconda. L’auto volle differenziarsi rispetto alla mitica 250 GT California, grazie ad una carrozzeria più pulita, un bagagliaio più spazioso ed un maggiore comfort per i due passeggeri. Il telaio era tubolare a traliccio.

Il valore della Ferrari 250 GT Cabriolet

La seconda serie ebbe un successo maggiore, essendo stata prodotta fino al 1962. Furono realizzati 200 esemplari ed equipaggiavano sempre un V12 a 60° anteriore in posizione longitudinale. L’alesaggio e la corsa erano, rispettivamente, 73 e 58,8 mm, mentre la cilindrata era di 2953,21 cm³. Furono scelte due valvole per cilindro. Un’auto potente e molto veloce, caratterizzata da una alimentazione con tre carburatori di marca Weber e modello 36 DCL/3. La distribuzione era a monoalbero a camme in testa per bancata. Il rapporto di compressione, invece, era di 8,5:1 nella prima serie e 8,8:1 nella seconda serie.

Nella prima serie la 250 GT Cabriolet era equipaggiata con motori con candele interne, mentre la seconda serie ebbe in dote i motori a candele esterne. La lubrificazione era a carter umido. Le moderne tecnologia lasciano una certa nostalgia per quell’era magica dei motori. La frizione era bidisco. La scoperta del Cavallino era spinta da 220 CV nella prima serie che divennero 240 nella seconda a 7000 giri al minuto. L’auto riusciva a toccare l’incredibile velocità di 252 km/h. Le sospensioni anteriori presentavano quadrilateri trasversali e molle elicoidali, tuttavia quelle posteriori erano ancora elaborate con lo schema di un ponte rigido e balestre longitudinali. I freni erano a tamburo, mentre il cambio era a 4 rapporti più la retromarcia.

Sul sito specializzato gullwingmotorcars.com è sbucata una 250 GT Serie II Pininfarina Cabriolet con telaio 3051 del 1962. Potrebbe anche essere l’ultimo esemplare non restaurato rimasto sul pianeta, essendo il 152/mo su un totale di 200 unità costruite a Maranello. Nel corso del tempo vi abbiamo raccontato di tanti restauri, come quello di una straordinaria Lamborghini Countach, lasciata a marcire per 20 anni in un garage. Date una occhiata anche al lavoro fatto su questa Ferrari lurida.

Immatricolata a Milano fu venduta ad un newyorkese nel 1971. L’auto vale un patrimonio essendo originale e completa di tutto. Le quotazioni di questa serie arrivano a sfiorare i 6-7 milioni di dollari. Chiunque riuscirà a mettere le mani sulla biposto cabriolet farà un affare clamoroso.

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