Da Hamilton a Gasly: che fine hanno fatto i campioni della GP2?

Nata nel 2005, la GP2 è stata in auge fino al 2016 e doveva crescere i campioni del domani. Ma c’è riuscita veramente?

La F2 è ormai il bacino principale dal quale la F1 attinge per trovare i campioni di domani. Ma va detto che prima di questa, c’è stata la GP2 ad aver allevato i migliori talenti su quattro ruote in circolazione. Proprio la F2 è nata nel 2017 dalle ceneri di questo campionato, messo in piedi nel 2005 in seguito alla fine della Formula 3000, fortemente voluto da Bernie Ecclestone e Flavio Briatore. La serie, organizzata da Bruno Michel, è stata progettata per rendere le corse accessibili ai team e per renderle un campo di allenamento migliore per la vita in Formula 1. Proprio come la F2, la GP2 ha reso obbligatorio per tutti i team utilizzare lo stesso telaio, motore e fornitore di pneumatici in modo che si riflettesse la vera abilità del pilota. Ed è in questo contesto che sono nati nomi importanti del panorama automobilistico mondiale.

Lewis Hamilton e Gasly (ANSA)
Lewis Hamilton e Gasly (ANSA)

Alcuni piloti hanno raggiunto la Formula 1 senza gareggiare in GP2, tra cui Paul di Resta, Daniel Ricciardo, Jean-Éric Vergne, Valtteri Bottas, Kevin Magnussen e Max Verstappen. Ma la realtà è che questo campionato è servito tanto per far crescere dei talenti importanti. Ma, come accade spesso nella vita, non tutte le favole hanno avuto un epilogo felice.

Infatti, se andiamo bene ad analizzare i nomi dei campioni di questa serie, possiamo vedere come in realtà siano usciti davvero pochi nomi che hanno realmente avuto successo nel mondo del motorsport, quantomeno a grandi livelli. In tanti, troppi, hanno poi dovuto abbandonare i loro sogni di gloria per altre carriere. E quelle che sembravano promesse importanti, si sono rivelate delle delusioni.

GP2, una serie che ha sfornato solo campioni?

Se andiamo a vedere, i campioni sono davvero pochi. Ed entrambi sono stati i primi usciti da questa “accademia” della GP2. A partire da Nico Rosberg, che nel 2005 ha vinto la serie correndo per ART portandosi a casa cinque successi e quattro podi. Prestazioni queste che hanno convinto subito Williams a dargli una chance, anche per via del cognome di papà Keke che proprio con la scuderia inglese vinse il titolo Mondiale. Poi nel 2016 anche lui ha coronato il sogno di diventare iridato dopo un duello tutto Mercedes con Lewis Hamilton, che lo ha portato a chiudere anzitempo la sua carriera, che oggi lo vede impegnato in diverse start-up nei settori della sostenibilità, della mobilità elettrica e della tecnologia, ed è azionista della Formula E, oltre a commentatore tv.

E proprio il britannico suo compagno di battaglie nel 2006 è stato il secondo vincitore del campionato diventato poi famoso in F1. Anche lui ha trionfato con il team ART conquistando una pole position e quattro vittorie, battendo Nelson Piquet Junior di 12 punti. Nel 2007 il passaggio immediato nella massima serie con McLaren, dove ha subito sfiorato il titolo, che però ha agguantato nel 2008. E ora è appaiato a Michael Schumacher a 7 Mondiali.

Meteore e speranze

Poi? Il nulla o quasi. Campione GP2 2007 fu Timo Glock, il primo a farlo avendo già corso in Formula 1 come collaudatore nel 2004 e poi nel GP del Canada lo stesso anno al posto di Giorgio Pantano. Glock ha vinto il titolo con cinque vittorie e un vantaggio di 11 punti sul futuro compagno di squadra (Toyota) di F1 Lucas Di Grassi. Un’esperienza in F1 che ha fruttato un due podi ed esperienze in squadre decisamente minori, prima del passaggio in DTM, senza grossi squilli. Come proprio Pantano, campione nel 2008 alla sua seconda esperienza nella serie dopo le brevi esperienze in F1 e negli Usa. Con Racing Engineering ha portato a casa quattro vittorie ma più che altro è stato sfortunato, non riuscendo più ad avere una vera opportunità tra i “grandi” (solo qualche presenza in IndyCar).

Meglio è andata a Nico Hulkenberg, che dominò la stagione 2009 della GP2 con cinque successi e che trovò subito spazio in F1, senza però avere mai la chance di un top team. Oltre alla F1, dove è tornato nel 2022 in maniera definitiva con Haas, Hulkenberg ha vinto la 24 Ore di Le Mans nel 2015 insieme ai compagni di squadra Porsche Earl Bamber e Nick Tandy. C’ha messo un po’ di più Pastor Maldonado, che alla sua quarta stagione nella serie ha ottenuto il titolo (nel 2010), per poi approdare in F1 e portare a casa almeno un trionfo, nel 2012 con la Williams a Barcellona. Poi un’esperienza nel World Endurance Championship e il trionfo nella 24 Ore di Daytona nel 2019.

Nel 2011 toccò a Romain Grosjean, che dominò con il team DAMS vincendo cinque gare. Poi in F1 diverse esperienze con diversi team come, tra gli altri, Lotus, Renault ed Haas, dove ha chiuso nel 2020 con il terribile incidente in Bahrain dal quale è uscito incredibilmente indenne, per poi passare in IndyCar. Chi proprio è sparito dai radar, cambiando proprio vita è stato il trionfatore del 2012 con quattro successi, Davide Valsecchi. Come capita purtroppo spesso ormai ai piloti italiani, nonostante il talento non ha mai avuto la “spinta” giusta ed ha avuto solo la chance di collaudatore con il team Lotus. Poi dal 2016 addio definitivo alle gare per intraprendere la carriera di commentatore tv per Sky Sport.

Nel dimenticatoio è finito anche Fabio Leimer, campione nel 2013 in GP2, che come picco massimo ha avuto nel 2015 la chance di guidare nelle FP1 del Gran Premio d’Ungheria, oltre a correre per la Virgin per due gare nel campionato di Formula E. Poi il nulla. Stessa sorte per Jolyon Palmer, che vinse l’anno successivo, che pure prometteva bene, visto che aveva battuto uno come Stoffel Vandoorne di 47 punti. Per lui un’esperienza deludente in Renault e poi è entrato a far parte della BBC come esperto, lasciandosi alle spalle la sua carriera agonistica. Meglio è andato proprio al pilota belga, che conquistò sette vittorie nel 2015, dominando la scena.  Per lui una chance in McLaren poi il passaggio in Formula E, di cui si è laureato campione quest’anno.

L’ultimo vincitore della GP2 nel 2016 è stato Pierre Gasly, precedendo Antonio Giovinazzi per soli otto punti. Per lui esperienze in Toro Rosso, Red Bull e Alpha Tauri, con un successo a Monza nel 2020 e ora la nuova avventura in Alpine. per il anche altri piloti non trionfatori della serie sono approdati in F1, vedi Karun Chandhok, Bruno Senna e Vitaly Petrov ma anche Sergio Pérez, Kamui Kobayashi e Jérôme d’Ambrosio, ma solo il messicano ora alla Red Bull ha davvero fatto qualcosa.