Ferrari, Binotto e il licenziamento di Vettel: ecco cosa è successo davvero

Il boss Ferrari Binotto torna a parlare della decisione di allontanare Vettel dalla squadra a fine 2020. Ecco cosa lo ha disturbato.

Era il 2014 quando esaurito dal confronto con il giovane e allora rampante Daniel Ricciardo, Sebastian Vettel decideva di lasciare la Red Bull che gli aveva regalato quattro titoli iridati e la fama di campione, direzione Maranello.

In Ferrari il tedesco avrebbe dovuto ripetere le imprese del suo mito e mentore Michael Schumacher. Ed invece ha faticato e non poco. Il ditino da vincitore diventato suo marchio di fabbrica, riuscirà a mostrarlo meno di quanto avrebbe voluto e gli unici risultati di rilievo, sono arrivati tra il 2017 e il 2018 quando avrebbe chiuso come secondo della classe alle spalle di Lewis Hamilton.

Mattia Binotto (Ansa Foto)
Il team principal Ferrari Mattia Binotto (Ansa Foto)

Colpa del tempo che passa, di una Mercedes in versione missile, o di una sintonia mai davvero scattata con la Ferrari, il suo box e i suoi tifosi. Sta di fatto che il driver di Heppenheim ha fallito. E il noto incidente di Hockenheim 2018 ne è diventato l’emblema.

Ad Abu Dhabi, in occasione del saluto finale al 35enne che ha deciso di ritirarsi dal Circus, il team principal del Cavallino Mattia Binotto ha fatto pubblica ammenda sottolineando come la mancanza non sia stata solo sua personale, ma dell’intera equipe.

Binotto ha un dispiacere e riguarda Vettel

Quando è entrato in squadra era ambizioso e il suo unico obiettivo era portarsi a casa il Mondiale. Un sogno che avevamo pure noi. Di conseguenza, non averlo centrato è stata un delusione da entrambe le parti. Ci siamo andati vicini in due occasioni, ma alla fine non ce l’abbiamo fatta“, ha analizzato il manager italo-svizzero recriminando ciò che non si è verificato.

Il caloroso saluto che i rossi gli hanno voluto riservare a Yas Marina, ha sicuramente provato il suo impatto umano nel gruppo. Eppure resta viva la ferita della sua cacciata, a 2020 neppure partito, quando il mondo era sconvolto dalla pandemia e neppure si sapeva che piega avrebbe preso il campionato.

Non sono io il primo a dire che stiamo parlando di un pilota grandioso, capace di raggiungre traguardi degni di nota“, ha cominciato mettendo le mani avanti, prima di spiegare come si sia verificato il brusco strappo. “Per quanto ci riguarda, come scuderia siamo stati fortunati ad averlo con noi sei anni. Ha portato tantissimo come sportivo, ma altresì come persona, motivo per cui tutti lo amano. E questo è un dato di fatto“.

I target non raggiunti, e l’esigenza di ingaggiare un giovane, costante e in grado di fare da spalla senza troppe bizze, hanno però portato la compagine modenese a rinunciare ai suoi servigi.

Comunicargli che non gli avremo rinnovato il contratto è stato molto difficile per me. Forse il compito più ingrato che mi sia mai capitato in tutta la carriera. Quando tieni ad una persona e ci lavori bene assieme, è dura prendere una decisione del genere ed annunciarla”, ha confessato.

Anche per questo, è stato un momento molto importante per quanto concerne il mio percorso, in quanto dalle criticità si esce più forti. Ma come detto, quel momento lo ricorderò sempre come tra i più complessi in assoluto“, ha concluso ben attento a tenersi lontano dai dettagli su una vicenda che ancora oggi presenta diversi punti interrogativi, a partire dal come è stata affrontata e resa nota.