Il destino beffardo di Verstappen: così i suoi titoli vengono rovinati

A Suzuka Verstappen ha ottenuto la sua seconda corona, ma ancora una volta la sua immagine ne esce sporcata dalle decisioni della FIA.

Ha scritto il suo nome in ben 12 delle 18 gare finora disputate nel 2022. Un ruolino di marcia a dir poco notevole per Max Verstappen che, pure in Giappone non si è smentito. Scattato dalla pole, il pilota Red Bull ha mentenuto la calma malgrado le condizioni di bassa aderenza e visibilità. E dopo aver tagliato il traguardo con quasi mezzo minuto di vantaggio sulla Ferrari di Charles Leclerc, poi penalizzata di 5″ e scivolata al terzo posto alle spalle della RB18 di Sergio Perez, ha scoperto, già in parco chiuso, di aver vinto il Mondiale. Il secondo consecutivo il F1.

Max Verstappen (Ansa Foto)
Max Verstappen (Ansa Foto)

Un talento inscutibile il suo. Maturato e accresciuto nel corso delle stagioni. Da genio e sregolatezza, il 25enne, è diventato solido, costante, poco incline all’errore e bravo ad approfittare di ogni occasione utile per raccogliere il massimo.

Eppure, in mezzo a tutto questo potpourri di belle caratteristiche, c’è qualcosa che stona. Che fa storcere il naso. E non per colpa sua. Ogni qualvolta si trova a trionfare e ad alzare la coppa più prestigiosa, capita sempre un evento collaterale ad oscurarne l’impresa. A sollevare dubbi.

Verstappen in cattiva luce per via della FIA?

Riavvolgendo il nastro al 2021, per tutta l’annata fu un continuo tira e molla di accuse e polemiche tra la sua scuderia e la Mercedes, terminate, come sappiamo con le vicende del GP di Abu Dhabi. In quella fatidica serata, Lewis Hamilton si stava involando verso il suo ottavo sigillo, quando la Williams di Nicholas Latifi finita a muro fece entrare, con un certo ritardo, la Safety Car. Ad un paio di tornate dalla bandiera a scacchi, il direttore di gara Michael Masi decise di far ripartire la corsa, senza attendere lo sdoppiaggio di tutti i concorrenti non a pieni giri. Complice gomme soft più fresche, l’olandese superò Ham strappandogli la corona.

La modalità con cui si verificò il passaggio di consegne, darà vita ad ulteriori malumori, tuttora non sopiti, e a scelte drastiche come la rimozione prima, e il licenziamento dalla Federazione poi, dell’ex responsabile di corsa.

Per Max dunque, sarà sì una gioia, ma sporcata da un episodio che ha destato dubbi, perplessità. Nonché il timore latente di una combine.

La scorsa settimana, invece, in corrispondenza della probabile seconda vittoria, è scoppiato il caso budget cap. La Red Bull non avrebbe rispettato il tetto dei 145 milioni di dollari imposti dalla normativa e per questo sarebbe arrivata agevolmente al massimo risultato. Un caso pesante, se confermato, e che potrebbe portare a dalle conseguenze. Anche se nel paddock vi è molto scetticismo.

La sensazione è che negli uffici che contano ci sia del favoritismo. Un feeling reso più concreto dalla mancata penalizzazione proprio nelle qualifiche nipponiche. Quando l’ex #33 ha zigzagato rischiando un terribile incidente con la McLaren di Norris.

Quindi, ancora una volta, in conclusione del gran premio di questa domenica, con la proclamazione dello stesso a iridato. Un traguardo impossibile normalmente, non fosse stato interpretato in un certo modo il regolamento. In pratica, sebbene la gara sia durata poco più di quaranta minuti, è stato assegnato il punteggio pieno agevolando la festa energetica in casa del suo motorista ufficioso, ovvero Honda. Non fosse abbastanza, in men che non si dica (una stranezza se ci si basa sul trend attuale), è arrivata la punizione al monegasco, che ha di fatto garantito la doppietta agli austriaci.

Ovviamente, nessuno discute del valore o del merito del driver di Hasselt. Certo è che, nuovamente, la FIA ha influito sull’esito del campionato. Rinfocolando malesseri e controversie, già abbastanza presenti nel Circus.