Che lavora fa il padre di Lewis Hamilton? C’entra qualcosa il figlio

Il padre di Lewis Hamilton ha fatto grandi sacrifici per finanziare la carriera del figlio. Il pilota della Mercedes è molto riconoscente per il lavoro di suo padre.

Lewis Hamilton è tra i piloti più titolati di sempre. I suoi numeri parlano da soli, ma nonostante il suo incredibile ruolino di marcia in F1, in molti lo hanno criticato. Il nativo di Stevenage ha vinto con due scuderie diverse, motorizzate dai motori Mercedes. C’è chi considera Lewis uno dei più grandi di sempre e chi, invece, lo ritiene fortunato solo di essersi trovato nel posto giusto al momento giusto.

Lewis Hamilton e Anthony (Ansa Foto)
Lewis Hamilton e Anthony (Ansa Foto)

Tutti i più grandi campioni hanno avuto un’auto competitiva in carriera. Come accade anche per altre discipline sportive, gli atleti migliori sono soliti essere ingaggiati dalle squadre migliori. L’era ibrida della F1 è stata dominata da una Mercedes strepitosa e questo ha, certamente, aiutato l’anglocaraibico. Le 103 vittorie unite a 103 pole position rappresentano un bottino impressionante. Lewis ha sfruttato al massimo il potenziale tecnico messo a disposizione dalla squadra teutonica in otto anni consecutivi di sfide al vertice.

Hamilton si è dimostrato costante e affamato, riuscendo a vincere ben sei mondiali con la Stella a tre punte. Il primo riconoscimento iridato, invece, arrivò nel 2008, dopo averlo già sfiorato al debutto con la McLaren. La carriera del trentasettenne è stata costellata da momenti gloriosi, ma anche da rovinose cadute. Ben tre titoli sono sfuggiti all’asso britannico in un testa a testa finale. Il più doloroso è avvenuto nel 2021, nel duello all’ultimo respiro con Max Verstappen. Il pilota della Mercedes si sentiva già cucito sulla pelle l’ottava corona.

Nessuno nella storia della F1 è stato in grado di arrivare così in alto, ma nel giro di pochi chilometri il sogno si è trasformato in un incubo. Max Verstappen è riuscito ad avere la meglio all’ultimo giro del GP di Abu Dhabi, anche grazie ad un bel regalone di Michael Masi. Si è parlato anche di un ritorno dell’australiano. Ecco la reazione di Hamilton. Quest’ultimo perse anche nel confronto diretto con il teammate Nico Rosberg nel 2016, una macchia per un driver della sua portata. La delusione nel 2007 fu cocente, ma nulla a che vedere con quanto provato nel 2016 e nel corso della scorsa annata.

I sacrifici del padre di Lewis Hamilton

Il 2022 non è stato l’anno della rivincita. Max Verstappen ha continuato a dominare, grazie ad una super Red Bull Racing, mentre l’anglocaraibico ha avuto a disposizione una vettura con più problemi che qualità. Il progetto della wing car teutonica “senza pance” si è rivelata essere un fallimento. L’auto ad effetto suolo ha sofferto di porpoising sin dalle prime uscite stagionali, non permettendo ai piloti inglesi di lottare per il primo gradino del podio. La squadra anglo-tedesca ha fatto due passi indietro, non riuscendo a tenere testa a Ferrari e Red Bull Racing per la vittoria nei GP.

Il padre di Lewis ha avuto un ruolo fondamentale nel percorso di crescita del classe 1985 di Stevenage. La famiglia non godeva di patrimoni per finanziare la carriera del bambino. Sin dai kart le spese sono elevatissime e tanti campioni hanno avuto la fortuna di avere famiglie molto ricche alle spalle. Il sette volte campione del mondo Lewis Hamilton, invece, ha avuto la fortuna di avere un padre che ha creduto nelle sue potenzialità. Si è tratta di una scommessa vinta per Anthony Hamilton perché il Motorsport è un percorso lungo che non sempre garantisce il raggiungimento della massima categoria.

La passione di Lewis per i motori iniziò molto presto. Il primo giocattolo fu una piccola auto radiocomandata. Il giovane era un asso anche nel pilotare a distanza la vettura. La coordinazione tra lo sguardo e la manualità del piccolo, spinse papà Hamilton a fargli provare un go kart. Fu amore a prima vista con l’automobilismo. Lewis iniziò a vincere gare a ripetizione e Anthony fu costretto a fare tre lavori per aiutare il figlio a trovare uno spazio nel Motorsport. La separazione di Lewis dai genitori fu un ulteriore momento complicato, oltre a quello di dover battagliare in un clima di profonda discriminazione razziale.

Anthony era emigrato dall’isola caraibica di Grenada per cercare un futuro migliore in Inghilterra. Impiegato nelle ferrovie pubbliche, lavorava per più di 12 ore al giorno. Il padre doveva anche occuparsi del fratello minore di Lewis, costretto sulla sedia a rotelle a causa di una paralisi celebrale. Anthony ha fatto grandi sacrifici, ma ha seguito come manager la carriera del figlio sino al 2010 nel team McLaren. I rapporti da allora sono migliorati, nonostante una piccola pausa dopo la decisione di Lewis, e ora sono tornati ad essere inseparabili.