F1, eventi insoliti in Austria: Ferrari domina e Red Bull affonda

La F1 sta regalando delle gare davvero spettacolari in questa stagione, con la Ferrari che è tornata a dominare mentre la Red Bull fa fatica.

Chi l’avrebbe mai detto? La Ferrari ha dominato il Gran Premio d’Austria di F1, una corsa che sembrava essere diventata maledetta per il Cavallino. Tralasciando i nuovi circuiti che sono stati introdotti da poco in calendario dove la Rossa non ha mai vinto, come Arabia Saudita e Miami, quella di Spielberg era una pista dove la vittoria mancava da 19 anni, la più lunga striscia di digiuno della storia della Scuderia modenese.

F1 Ferrari (LaPresse)
F1 Ferrari (LaPresse)

L’ultimo a farcela era stato Michael Schumacher nel 2003, quando, dopo un quasi incendio avvenuto durante il rifornimento, il Kaiser di Kerpen avviò una rimonta strepitosa, facendo un solo boccone della McLaren di Kimi Raikkonen e della Williams di Juan Pablo Montoya, costretto al ritiro dall’esplosione del motore BMW.

Quella di quell’anno fu l’ultima edizione del Gran Premio d’Austria corso sul tracciato denominato A1 Ring, che poi uscì dal calendario della F1 per un periodo di ben undici stagioni. Il ritorno avvenne nel 2014, dopo l’acquisto da parte della Red Bull, che lo ristrutturò lasciando invariato il layout della pista, ma costruendo infrastrutture moderne e molto funzionali.

La Ferrari, in questi anni, aveva ottenuto diversi podi ed una pole position, arrivata con Charles Leclerc nel 2019. Il monegasco venne però beffato dalla rimonta di Max Verstappen nel finale, che regalò la prima vittoria alla Honda come motorista dal suo ritorno, avvenuto con la McLaren quattro anni prima.

La Rossa aveva faticato e non poco nelle ultime edizioni a causa di vetture molto deludenti, anche se Leclerc strappò un’incredibile secondo posto nel 2020 a suon di sorpassi da paura. Finalmente, il monegasco ha avuto a disposizione una vettura vincente in questa stagione, che quando non lo abbandona per problemi tecnici è in grado di portarlo al successo.

Sul ritmo di gara, la Ferrari non ha mai avuto rivali. Il passo della F1-75 è stato sensazionale, con Charles che ha superato in pista Verstappen per ben tre volte. Questo è fondamentale nell’economia del mondiale, perché dimostra che la Rossa ha quasi chiuso il gap in termini di velocità di punta con la nuova ala posteriore portata tra Montreal e Silverstone.

Sin qui, gli unici sorpassi in pista della Ferrari sulla Red Bull erano arrivati ad inizio anno in Bahrain, ma il tutto avvenne all’interno di un duello in cui Leclerc e Verstappen si superavano di continuo. Quelli di domenica sono stati, invece, aiutati e non poco dall’aggressività del pilota e da una monoposto finalmente competitiva sugli allunghi, che è stata però superiore e non di poco anche in gestione gomme.

Per la Red Bull, quella austriaca è stata una disfatta inattesa, che ha ricordato quello che accadde alla Mercedes nel 2018, proprio da queste parti. Le frecce d’argento dominarono la scena nelle prove, ma un gran degrado degli pneumatici le fecero crollare indietro in gara, prima che due problemi tecnici non le costringessero al ritiro.

F1, il crollo Red Bull ed i guai tecnici della Ferrari

La Ferrari è ora tornata la F1 di riferimento nella nuova epoca delle wing car. Una superiorità del genere, da parte del Cavallino, la si era già vista in Australia, in Spagna ed a Monte-Carlo, ma solo nella prima occasione la Rossa era riuscita a concretizzare il tutto. I 38 punti di ritardo di Charles Leclerc da Max Verstappen in classifica gridano vendetta, perché la vettura italiana è ora nuovamente velocissima.

La Red Bull dovrà interrogarsi su quelli che sono stati i problemi di Spielberg, visto che tra una decina di giorni si tornerà subito in pista in Francia. Quella del Paul Ricard è una pista che sorride alla Ferrari, ma la Scuderia modenese deve trovare qualcosa per sistemare i problemi di affidabilità.

Il cambiamento dei regolamenti ha riportato il tema della “resistenza” al centro della scena, visto che negli ultimi anni tutte le F1 erano diventate molto costanti. Problemi così evidenti alle power unit come quello che ha colpito Carlos Sainz domenica non se ne erano più visti, se non in rari casi, e la casa di Maranello dovrà sicuramente rivedere qualcosa.

La crisi tecnica è confermata anche da quanto accaduto a Valtteri Bottas sull’Alfa Romeo Racing motorizzata Ferrari nel primo stint, nel quale si è lamentato di qualche problema. Anche Kevin Magnussen sulla Haas non è stato esente da qualche noia, ed a fine gara ha dichiarato che ha trascorso gli ultimi giri pregando che la sua unità propulsiva non esplodesse costringendolo al ritiro.

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Dopo la vittoria di Leclerc, il team principal Mattia Binotto è apparso molto teso, facendo capire che problemi del genere non si risolvono dall’oggi al domani. Le noie di affidabilità sembravano superate, visto che in Canada ed in Gran Bretagna non si erano presentati problemi, puntualmente riapparsi in Austria. La Ferrari dovrà dare tutto per arginare le rotture, perché la velocità della monoposto è una certezza, che però, a volte, non basta.