Antonio Giovinazzi sogna ancora la F1: intanto si gode la Formula E

A Roma per presentare l’E-Prix del 9 e 10 aprile, Giovinazzi ha parlato delle prime gare ma anche delle differenze con la F1 e i suoi sogni.

La Formula 1 è stata messa da parte, per ora, ma il pensiero c’è sempre. Antonio Giovinazzi si è buttato a capofitto nella nuova avventura in Formula E, dopo un addio alquanto difficile da digerire al termine della scorsa stagione con Alfa Romeo. E vuole divertirsi e far divertire. E magari cominciando proprio dal GP di casa, quell’E-Prix di Roma, che si disputerà il 9 e 10 aprile.

Antonio Giovinazzi durante la conferenza stampa della Formula E (foto redazione)
Antonio Giovinazzi durante la conferenza stampa della Formula E (foto redazione)

Il pilota italiano, che ora corre con il team Dragon Racing, è arrivato in questi giorni nella Capitale proprio per presentare l’evento del Mondiale delle monoposto elettriche, lui che è l’unico azzurro in pista e che dopo un inizio complicato vuole cercare una svolta proprio davanti al suo pubblico.

Giovinazzi a Roma per “cambiare ritmo”

Questo è un campionato davvero difficile, ma sapevo che era così – ha raccontato in questo speciale incontro con la stampa italiana Giovinazzi -. Sono soddisfatto del miglioramento che ho fatto tra la prima e la seconda gara e in prospettiva dei prossimi week-end spero che sia io che il team possiamo portare a casa dei buoni risultati”.

Magari proprio a partire dalla gara di casa, dove ci sarà finalmente il pubblico dopo stagioni condizionate dal Covid. E per lui sarà davvero un weekend speciale: “Ci sarà la mia famiglia, gli amici, il fan club di Martina Franca. Voglio davvero godermi questa gara, che è una delle più spettacolari”.

Certo è che l’adattamento alla Formula E è stato traumatico, in un certo senso: “Non avendo giorni di test, essendo arrivato ai primi di dicembre, è difficile competere subito al massimo – ha ammesso -. Adesso però l’obiettivo non è tanto quello di arrivare sul podio, ma migliorare gara dopo gara. Dire quando potrò andare sul podio o vincere delle gare non lo so ancora, non mi sento ancora al 100%. Ma a Roma voglio fare bene e chissà che non cominci proprio da qui”.

Le differenze con la F1

Giovinazzi che poi è tornato sull’addio brusco alla F1 e al passaggio in Formula E. Per molti una retrocessione, ma il pilota italiano, che è comunque terza guida Ferrari, la vede giustamente come una grande opportunità: “Voglio ringraziare Dragon-Penske per l’opportunità che mi ha dato all’ultimo secondo quando ho saputo della mia uscita dalla F1 a novembre. Sono stato contento di aver trovato un posto in Formula E. Anche perché era uno di quei campionati che volevo provare. In carriera infatti ho già guidato tantissime macchine, dal DTM alle Gt, passando per i prototipi. E queste erano vetture che volevo guidare un giorno”.

Certo è che l’adattamento alle monoposto elettriche è molto particolare. E coinvolge non solo lo stile di guida: “In F1 devi gestire le gomme e la benzina, cosa che in Formula E non c’è. Qui c’è una strategia e uno stile di guida molto diverso, e per me è come ripartire da zero – ha detto Giovinazzi -. Tanti piloti per questo fanno fatica soprattutto all’inizio, ma è una sfida stimolante. La differenza maggiore sono le gomme. Qui si usa un pneumatico stradale e l’uso è decisamente diverso”. Poi ha aggiunto: “La differenza tra la Formula E e la F1 più che fisica è mentale. Devo calcolare per gestire le cose”.

Di certo però Giovinazzi sogna ancora di tornare in F1. Anche se non per ora. E infatti ha ammesso: “Sono un ragazzo che pensa poco al passato e al futuro, mi piace di più concentrarmi sul presente. Senza un buon presente il futuro non è bello. Per adesso mi concentro su quello che ho, fare bene in la Formula E, perché so che se faccio bene in un altro campionato, al di fuori della F1, come ho fatto in altre categorie, divento un pilota più completo e il futuro può essere anche migliore”.

E poi ha lanciato un messaggio al mondo del motorsport italiano, dove i piloti nostrani da anni fanno fatica ad emergere: “Il discorso credo debba partire dalla base: il go-kart in questo momento è troppo costoso e quelli talentuosi non hanno la possibilità di emergere. Credo perché non ci sono sponsor italiani che sono pronti ad investire”. E ricorda: “Io per esempio sono qui perché uno sponsor indonesiano ha creduto in me agli inizi e mi ha supportato fino alla F2. E poi sono arrivato prima in F1 e ora in Formula E”.