Sprint Race, altro che spettacolo: così è destinata al fallimento

Doveva essere il nuovo format che avrebbe cambiato il modo di vivere la F1. Invece la Sprint Race è un fallimento. Ecco spiegati i motivi

Alcune fasi della gara di Monza (Photo by Rudy Carezzevoli/Getty Images)

Doveva essere la novità che rivoluzionava la F1 che conoscevamo finora, che avrebbe attirato nuovo pubblico, avrebbe creato nuovi giovani tifosi di questo sport che ha fatto la storia. E invece finora la Sprint Race ha solo ribadito che questa F1, quando vuole, sa essere terribilmente noiosa.

Sprint Race, dove sta lo show?

“Con l’introduzione della sprint race stiamo cercando di dare un po’ di sapore fresco alla Formula 1“. Così Ross Brawn, responsabile sportivo di Formula One Group, aveva illustrato il progetto che stava dietro a questo nuovo format. Un modo per venire incontro al pubblico più giovane, che ormai non sta più dietro a corse lunghe un ora e mezza ma che predilige, come vuole l’era social, gare brevi, in pieno stile videogames, dove solo pochi “eletti” riescono a correre l’intera durata di un lungo gran premio.

Nessuna strategia, nessun pit stop, scelta libera delle gomme e nessun limite circa il consumo di carburante: questo era il mantra che gli organizzatori hanno ripetuto fin dall’inizio. Come se tutto questo riportasse il Circus alle corse di un tempo, dove non si pensava troppo al consumo delle gomme ma si dava solo gas. Come in realtà dovrebbe essere anche ora. Ma in realtà in 30 minuti si è venuto a creare in piccolo quello che poi quasi ogni domenica vediamo in pista: tanta noia e zero sorpassi.

Un format che così proprio non va

“Se non dovesse essere un successo non forzeremo. Non ci sarà incentivo a disputarne altre se il pubblico non sarà attratto”. E’ la promessa che Brawn ha fatto alla presentazione della Sprint Race. E, a dirla tutta, speriamo sia mantenuta.

Negli anni infatti si è cercato di cambiare qualcosa per dare spettacolo a una F1 sempre più rigida nelle regole, a volte confusionaria, ma che soprattutto ha perso il pathos dei tempi migliori, quando le vetture riuscivano a dare vita a GP emozionanti grazie a sorpassi ripetuti. Oggi sono proprio questi a mancare, colpa anche di regolamenti tecnici che hanno portato a monoposto sempre più incapaci di fare il proprio mestiere, ossia superare il proprio avversario.

Ma alla fine si è sempre tornati all’origine. I pit stop con carburante, le qualifiche ad eliminazione diretta, sono solo alcuni degli esempi flop, accantonati dopo poco tempo. E la Sprint Race sembra poter a breve avere lo stesso destino. La verità è che il tatticismo è rimasto. Sia scuderie che piloti non se la sentono di fare bagarre vera per una gara che vale pochissimi punti. Un ko al sabato può essere determinante per la domenica, quando si assegnano i punti pesanti. Perché rischiare quando è meglio mantenere la posizione? Ma non è l’unico fattore che limita lo spettacolo.

Come detto sono le monoposto stesse a frenare questo, ma è così da tempo, tranne rare eccezioni, vedi la gara di Monza di ieri. C’è una rivoluzione vera da fare, ma non nel format ma nel concepire queste monoposto. E la paura è che il 2022 tanto decantato di rivoluzionario non porti assolutamente nulla. Una F1 sempre più standardizzata, che limita la creatività, è destinata a rimanere piatta, come lo è ora. E non è questione di rimanere attaccati troppo davanti a una tv. È il concetto di base che va superato. E la Sprint Race non c’entra nulla. È arrivato il momento di scelte coraggiose. Ma questa F1 saprà davvero prenderle?

Le Ferrari a Monza (foto Ferrari)

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