Accuse a Wolff: come si è risolto il presunto caso di “insider trading”

Si è già concluso il presunto caso di insider trading di cui era stato accusato il boss Mercedes Wolff. Ecco cosa è successo.

Toto Wolff dopo il Gran Premio dell'Azerbaigian di F1 2021 a Baku
Toto Wolff (©Foto Steve Etherington/Mercedes)

Non ha fatto in tempo a crearsi che si è già smontato. Nel giro di poche ore l’accusa di insider trading sollevata nei confronti del capo della Mercedes Toto Wolff è finita in archivio.

Cosa è successo e come si è conclusa la vicenda

Nei giorni scorsi le autorità borsistiche avevano avviato un’indagine su alcuni movimenti finanziari effettuati dall’austriaco. Nello specifico, sotto la lente d’ingrandimento era stato messo l’acquisto dello 0,95% delle azioni Aston Martin (che ora valgono 36 milioni di dollari), appena prima del rimbalzo sul mercato del marchio inglese.  Per le autorità, a causa del suo impegno in F1 e della sua amicizia con il proprietario del team Lawrence Stroll, il 49enne poteva essere venuto a conoscenza di alcuni dettagli, favorevoli al proprio interesse e sconosciuti al pubblico, tanto da far salire al 20% la partecipazione della Stella nell’azienda britannica, con annesso passaggio dell’ex boss Daimler Tobias Moers proprio ai vertici della scuderia verde scuro.

La notizia dell’avviata inchiesta da parte dell’ispettorato federale tedesco BaFin, in seguito passata nelle mani della finanza del Regno Unito, essendo Aston Martin quotata sulla borsa di Londra, è stata diffusa dal corrispondente per il quotidiano canadese Le Journal de Montreal Jean-Francois Cloutier.

Ovviamente Wolff si è rifiutato di commentare, mentre un portavoce delle Frecce Nere si è affrettato a scagionare il viennese sostenendo che nulla sapeva delle successive transazioni di denaro e personale.

Ora, alla vigilia del GP del Belgio è arrivato il punto fine alla breve ma fastidiosa vicenda. Secondo il Financial Times non esisterebbero evidenze per procedere.

Allo stesso modo un delegato della BaFin ha confermato l’effettiva verifica per sospetto insider trading, sostenendo per l’assenza di prove a carico del dirigente che dunque può tirare un sospiro di sollievo.

Il pit stop di Lewis Hamilton durante il Gran Premio d'Ungheria di F1 2021 a Budapest
(Foto LAT Images/Mercedes)

Chiara Rainis