Suzuki e Honda in crisi. I campioni Marquez e Mir non bastano più

I numeri parlano chiaro. Suzuki e Honda stanno vivendo un momento molto delicato, per motivi diversi. Ecco cosa non va

Marc Marquez e Joan Mir
Marc Marquez e Joan Mir (Foto Gold & Goose / Red Bull – Suzuki)

Una prima parte di campionato ben al di sotto delle aspettative per Honda e Suzuki. Se da una parte il ritorno di Marc Marquez non ha dato quel ritorno tra i big, anche il campione del mondo Joan Mir non sta dando lo stesso apporto in termini di risultati.

Suzuki: moto involuta e il declino di Rins

Era la scuderia che più aveva impressionato nel 2020 la Suzuki. Merito di un progetto a lungo termine ben coordinato da Davide Brivio, da uno staff tecnico di livello e da due piloti affidabili e di talento. Con l’addio però del “direttore” italiano, passato alla F1, però qualcosa sembra essersi rotto nel bel giocattolo giapponese.

In particolar modo sembra essersi fermata la crescita della GSX-RR, da tutti reputata come la moto più rapida nei cambi di direzione ma altrettanto efficace anche in accelerazione. Peccato però che ora sembra essere tornata dietro a Yamaha e Ducati, e sarà molto dura recuperare il gap entro fine stagione, o comunque in tempo per tornare della partita in chiave iridata.

I dati poi parlano chiaro. Nei primi 7 appuntamenti di quest’anno, solo due terzi posti per Mir, mentre ancor più impietosi sono i numeri di Rins, che sta vivendo uno dei momenti più delicati della sua storia con la Suzuki. E ora per di più alle prese anche con l’infortunio al braccio dopo la banale caduta in bici a Barcellona. Nel 2020 invece, dopo un inizio complicato, erano arrivati due secondi posti e un terzo per il futuro campione del mondo e qualche piazzamento per il compagno di squadra. Dunque Mir ancora può sperare, ma il cambio di passo in termini di costanza rispetto allo scorso anno sembra molto complicato.

Honda: le difficoltà di Marquez e crescita bloccata

Ben altra storia invece in casa Honda, moto ormai da diversi anni molto scorbutica e che ha visto quasi sempre solo Marc Marquez l’unico capace di domare la RC213V come si deve. E lo dicono i numeri. Ed è proprio questo che ha influito nel grande passo indietro che abbiamo visto da un anno a questa parte.

L’infortunio a inizio 2020 che ha tolto dai giochi il talento di Cervera per un anno è stata una mazzata per la casa giapponese, che praticamente ha visto sconvolti i suoi piani di crescita. Senza il suo leader, l’unico capace di dare una linea di sviluppo positiva, praticamente la RC213V è rimasta tale e quale a quella del 2019.

Di fatto la ripresa dello sviluppo in casa Honda è cominciata ora che Marquez è tornato a livelli discreti, tali da poter permettere test efficaci sui nuovi pezzi portati in pista. E lo spagnolo lo ha detto a chiare lettere: questa moto ancora è lontana da dargli quel feeling che ha avuto nelle sue annate d’oro. Certo, la condizione fisica non ottimale neanche gli permette di esprimersi al meglio, questo è vero, ma di certo c’è che il mezzo che ha tra le mani ora l’iberico è lontano dall’essere competitivo come lo sono Yamaha e Ducati. E questo è un problema.

Espargaro e Nakagami, in due, hanno ottenuto come miglior piazzamento un ottavo e un quarto posto. Mentre nel 2020 solo due quarti e due quinti posti per Nakagami e due secondi posti per Alex Marquez. Poi il vuoto. Questo vorrà dire pur qualcosa.

Dunque sembra molto difficile che sia Suzuki che Honda possano fare un passo così importante in termini di prestazioni già in questo campionato. Ma nella MotoGP mai dire mai…

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Pol Espargaro in pista (GettyImages)
Pol Espargaro in pista (GettyImages)