Taglio degli stipendi in F1: Domenicali non è d’accordo

Proseguono le discussioni sul limite ai milionari cachet dei piloti di F1. Adesso si schiera con loro anche il CEO.

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Salary cap sì, salary cap no. Il tetto agli stipendi dei piloti continua a far discutere. In principio fu il team principal dell’Alpha Tauri Franz Tost a proporre una sforbiciata ai salari stellari dei protagonisti del Circus. Come molti ricorderanno, alla proposta del manager di portarli ad un massimo di 10 milioni di euro, fu subito Lewis Hamilton ad insorgere fingendo prima di non conoscere il dirigente austriaco e successivamente cercando conforto per la sua tesi nell’incidente occorso a Grosjean in Bahrain, in cui soltanto per merito degli alti standard di sicurezza, l’ex Haas è riuscito a salvarsi dal guardrail e dalle fiamme.

In tempi più recenti a farsi sentire era stato il ferrarista Charles Leclerc, il quale, ovviamente in linea con il pensiero del collega, ha preferito non entrare nel merito rimandando il suo parere, contrario, al prossimo incontro con la FIA. “I piloti rischiano molto”, aveva detto.

Anche il boss della F1 si schiera con i driver

In effetti sono diversi a condividere la riflessione del monegasco. Tra questi Stefano Domenicali che, al Corriere dello Sport ha evidenziato l’importanza di chi guida le monoposto per il successo dello sport.

“Alla fine sono 20, non 200”, ha affermato. “I corridori di  sono il fulcro che unisce le ambizioni di una scuderia composta da centinaia di persone. Il valore di Ham, o il pericolo corso da Romain lo scorso anno a Sakhir, ci devono ricordare che sono proprio loro il cuore dello spettacolo”.

In sintesi per il capo del Grande Circo è assolutamente giusto e legittimo che chi è al volante guadagni come un calciatore, un tennista o un giocatore di golf, mettendo ogni weekend di gara la sua vita in bilico.

E’ probabile dunque che la sua parola chiara e definitiva possa far tramontare la vicenda sul nascere, per la felicità dello schieramento.

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Chiara Rainis