Gasly punge la dirigenza Red Bull: “Non mi hanno mai aiutato”

Gasly non ha ancora digerito la retrocessione dalla Red Bull subita nel corso del 2019 e attacca la dirigenza del team.

Pierre Gasly (©Getty Images)

Che Pierre Gasly non avesse preso bene la decisione dei vertici Red Bull di rimandarlo dal main team alla Toro Rosso nel corso del campionato 2019 è cosa nota. Allo stesso modo sappiamo bene quanto sia rimasto deluso per non essere stato scelto quale sostituito di Alex Albon per la stagione che sta per prendere il via.

Malgrado ormai sia patrimonio comune il suo disappunto, il francese ha voluto ribadirlo, tirando una bordata ad indirizzo dei boss.

Convinto di poter finalmente realizzare il proprio sogno, ovvero quello di vincere le gare ed essere in lotta per il mondiale, il driver di Rouen si ritrovò, nel suo breve periodo al fianco di Verstappen, in un ginepraio senza fine.

“Sin dal mio primo errore ho avvertito che le persone mi avevano voltato le spalle”, ha ricordato l’episodio del Montmelo durante i test invernali.  “Da quel momento è andato tutto storto e le critiche da parte dei media sono cresciute”.

Ignorato dalla squadra e isolato

“Ogni cosa che dicevo in conferenza veniva fatta passare come scusa per le mie prestazioni e nessuno mi voleva ascoltare”, ha quindi accusato la stampa. “La macchina non era perfetta, ma io stavo dando il mio meglio per cercare di progredire e imparare”.

Isolato e snobbato, il 25enne ha ammesso di essere rimasto molto ferito dall’atteggiamento del suo gruppo di lavoro, sordo davanti ai suoi suggerimenti a proposito delle modifiche da apportare sulla monoposto.

“Per qualche motivo, non mi sono mai sentito a mio agio da pilota Red Bull. Non ha mai funzionato”, ha asserito senza mezzi termini svelando di essere stato informato dalla retrocessione nell’equipe di Faenza dal talent scout Helmut Marko, dopo che il boss Christian Horner lo aveva rassicurato per il futuro.

Pierre Gasly (©Getty Images)

Chiara Rainis