F1 al bivio: basterà Domenicali per tornare ai fasti di un tempo?

Da inizio gennaio Domenicali sarà capo della F1. Riuscirà ad attrarre nuovi costruttori come da obiettivo?

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Poco dopo l’avvenuto passaggio di consegne a Liberty Media l’ex Supremo Bernie Ecclestone lamentò di aver visto trasformato il suo  “albergo a cinque stelle in un McDonald”. E chissà, forse se la permanenza di un vertice americano fosse continuata sarebbe diventato davvero così. In fin dei conti i tentativi non sono mancati, dal famoso show pre-gara in Texas nel 2017 al calendario super serrato stile IndyCar o NASCAR.

Come sappiamo però scoccata la mezzanotte dell’1 gennaio 2021,  le cose cambieranno, e al timone della F1, al posto del Baffo Chase Carey, arriverà il più tradizionalista Stefano Domenicali. “Dovremo innanzitutto semplificare le regole”, ha spiegato a La Gazzetta dello Sport buttandola subito sul pragmatico ed evidenziando come oggi i regolamenti siano eccessivamente complicati. Tra i temi in discussione nei primi mesi del suo mandato ci sarà sicuramente quello legato ai motori.

L’abbandono improvviso di Honda è stata una ferita importante al corpo già martoriato della massima categoria a ruote scoperte. E di certo assistere alla fuga di un colosso come quello nipponico non è una grande pubblicità per lo sport in sé.

Se poi consideriamo che tra i target del 55enne figura proprio quello di attrarre più Case, il lavoro da affrontare, specialmente in un momento tanto critico dal punto di vista finanziario come quello che stiamo vivendo, risulta decisamente considerevole.

Di sicuro ciò che sta mancando da tempo alla F1 sono i personaggi carismatici, i driver-eroi capaci di entusiasmare le folle anche meno avvezze al motorsport e questo anche il dirigente più bravo del mondo non potrà risolverlo. Di carattere si nasce, e il percorso intrapreso ultimamente, ovvero promuovere i cosiddetti valigiati, non va certo nella direzione giusta.

Un ultimo aspetto su cui ci sarà da riflettere è la diffusione delle corse. Se Liberty per tentare di aumentare l’utenza si è affidata ai social network, l’idea di concentrarsi solamente sulle tv a pagamento resta decisamente controcorrente rispetto al nobile proposito di incrementare il numero di tifosi.

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Chiara Rainis