La Ducati perderà qualche moto? Il direttore sportivo svela la verità

In casa Ducati sta per iniziare la stagione che dovrà essere quella della conferma, ma si guarda già al futuro. Ecco cosa succederà.

Lo spettacolo della MotoGP riparte da Portimao, dove la Ducati vuole ripartire dove aveva lasciato, ovvero in una posizione di dominio assoluto. La casa di Borgo Panigale ha infatti cannibalizzato la seconda parte della scorsa stagione, ed in totale ha ottenuto ben 12 vittorie: 7 con Pecco Bagnaia, 4 con Enea Bastianini ed una con Jack Miller in Giappone, mettendo in mostra un passo insostenibile.

Ducati (ANSA)
Ducati con Bagnaia nei test di Portimao (ANSA)

La casa di Borgo Panigale, anche quest’anno, manderà in pista la bellezza di otto moto, con quattro Desmosedici GP23 (due ufficiali, due per il team Pramac), e quattro GP22 da dividere tra il Mooney VR46 Racing Team ed il Gresini Racing. La Honda, l’Aprilia e la KTM ne avranno quattro, mentre la Yamaha potrà scendere in pista solamente con quelle ufficiali, il che è un bello svantaggio sia sul fronte numerico che per la raccolta dati in chiave sviluppi.

Il tema del numero delle moto in pista è molto importante, dal momento che, se la Ducati dovesse confermarsi nettamente superiore alle rivali, c’è il serio rischio di vedere una sorta di monomarca della casa italiana, cosa che non va nella direzione dell’interesse del Motomondiale. Questa faccenda è destinata a far molto discutere anche in chiave futura.

Ducati, Ciabatti parla del numero di moto in pista

Lo spauracchio Ducati è ben presente nella MotoGP di oggi, e negli ultimi giorni si è fatto sentire il grande capo dell’Aprilia, ovvero Massimo Rivola, che si è schiarato apertamente contro la presenza delle otto Desmosedici in pista, cosa che era accaduta anche lo scorso anno e con risultati ben evidenti.

Rivola ha evocato un coinvolgimento degli organizzatori, nella speranza che qualcosa possa cambiare in fretta per evitare un dominio così netto delle Rosse. In queste ore, è arrivata la risposta del direttore sportivo della casa di Borgo Panigale, vale a dire Paolo Ciabatti, che ai microfoni di “Speedweek.com” non le ha di certo mandate a dire.

Ecco le sue parole: “Noi abbiamo il dovere di rispettare il parere della gente, ma voglio ricordare i tempi in cui, nella Classe 500, c’era un netto dominio della Suzuki, della Honda e della Yamaha, quando Eddie Lawson e Mick Doohan portarono a casa ben cinque titoli mondiali di fila. Queste sono cose che sono accadute nel passato“.

Ciabatti ha detto di comprendere ciò che voleva far capire il boss dell’Aprilia: “Capisco la posizione di Rivola e ciò che voglia intendere, ma c’è da dire che i team che noleggiano le MotoGP devono sostenere costi molto importanti se ne vogliono una competitiva. Molte squadre addebitano costi molto più alti rispetto a quelli che richiede la Ducati, noi forniamo un grande supporto ed un gran servizio a chi lavora con le nostre moto“.

Il direttore sportivo ha poi affermato che il numero delle Desmosedici in pista, prima o poi, potrebbe scendere: “Sappiamo che si parla molto di noi, ma sono abbastanza sicuro del fatto che il numero di otto moto che abbiamo adesso in pista prima o poi andrà a diminuire. Però a questo punto mi viene da chiedermi: l’Aprilia è pronta per avere una terza squadra allo stato attuale delle cose? Onestamente, io non credo. Prima di criticare il sistema, occorre essere preparati e fare qualche offerta. Per fare un esempio, non c’è un secondo team Yamaha perché se lo è preso l’Aprilia, che avrà fatto una migliore offerta“.

Paolo Ciabatti e la stoccata alle altre case

La Ducati ha guadagnato un margine prestazionale non indifferente sulle altre, ed è logico che le squadre clienti, vogliano il prodotto migliore che c’è in circolazione. La Desmosedici è diventata lo stato dell’arte della tecnologia applicata alle due ruote, ed i risultati si vedono in tutti i sensi.

MotoGP (ANSA)
MotoGP ed un annuncio importante (ANSA)

Ciabatti ha poi mandato una frecciata alle squadre che non attraggono i team satelliti: “Per poter avere una squadra satellite, devi dimostrare che la tua moto è competitiva e lottare almeno per i primi cinque posti, ma è chiaro che se il tuo mezzo tecnico non è veloce e non consentirebbe a quella squadra di lottare, oltretutto pagando prezzi importanti, perché dovresti avere un secondo team? Sono tutte domande a cui deve essere fornita una risposta“.

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