MotoGP, che batosta: per il noto marchio non se ne parla

La MotoGP si dirigerà sempre più verso un futuro elettrico? Secondo la Triumph niente di più sbagliato. Ecco i motivi e quale la direzione intrapresa.

Come la F1, anche la MotoGP sta cercando di intraprendere in maniera più decisa la strada di un campionato sempre più “verde”. I due mondi per ora sono accomunati soprattutto dai campionati di Formula E e MotoE, dove si sperimentano le prime vetture e moto al 100% elettriche. Due serie dove comunque l’interesse sta aumentando, anche se di strada ne deve essere ancora fatta, a dire il vero. Soprattutto per la MotoE, che al momento non sembra essere così competitiva come la classe regina. Basti guardare i tempi in pista, che si avvicinano alle Moto3, ossia le moto più piccole del Mondiale. Un primo cambiamento importante può essere il passaggio in questa nuova stagione a Ducati, che fornirà a tutti i team una prima vera evoluzione della moto elettrica.

Ducati MotoGP (ANSA)
La Ducati MotoGP GP22 (ANSA)

Si parla rispetto alla prima Moto elettrica già di prestazioni migliori di almeno 3″, il che vorrebbe dire avvicinare le prestazioni quantomeno delle categorie inferiori alla MotoGP, anche se al momento le batterie di nuova generazione prodotte da Borgo Panigale non sembrano poter dare maggiore autonomia, con moto che quindi come negli anni precedenti potranno compiere non molti giri di pista.

Mentre i veicoli elettrici stanno acquistando trazione sulle quattro ruote, dove il forte aumento di peso è superabile, la bassa densità energetica dell’attuale tecnologia delle batterie rimane un ostacolo fondamentale per le moto da corsa. Insomma, a ben vedere, i vantaggi di una moto elettrica sono solo in termini di inquinamento, ma come prestazioni e tanto altro sono ancora indietro. Lo spunto di un prototipo elettrico è senz’altro potente quanto una MotoGP, ma per il resto paga ancora pegno dalle due ruote più performanti del pianeta. E questo è anche un punto a sfavore in termini di spettacolo.

Un confronto ancora impari

Per le moto elettriche, il problema principale è il peso della batteria“, ha riconosciuto l’amministratore delegato di Ducati Claudio Domenicali, parlando delle differenze con la MotoGP. “Abbiamo un programma in atto per rendere la motocicletta il più leggera possibile“, ha però annunciato. Un problema, quello del peso, dovuto proprio alle batterie, la cui tecnologia non è ancora così avanzata da permettere a questi prototipi di competere in termini di peso con la classe regina.

La Ducati per ora un passo in avanti lo ha fatto, come detto, portando al minimo il peso del pacco batteria, che ora è 35 kg inferiore rispetto al modello passato. E questo già le permette di avere miglioramenti dal punto di vista prestazionali. Ad oggi però rimangono ben 68  i kg in più rispetto a una MotoGP alimentata a combustibili fossili. Inoltre un prototipo MotoGP da 1000 cc offre anche il doppio della potenza di una MotoE (300 CV), e gli permette di coprire per tre volte la distanza di gara rispetto a un prototipo elettrico.

Triumph boccia il futuro elettrico della MotoGP

A parlare dei limiti di questa tecnologi 100% green è stata anche Triumph, che come tutti i principali produttori di due ruote ha condotto la propria ricerca attraverso il suo progetto “TE-1” . “Certamente comprendiamo molto meglio la tecnologia ora, dal momento che abbiamo realizzato questo nuovo progetto – ha dichiarato a Crash.net Steve Sargent, chief product officer del marchio inglese -. Quindi comprendiamo le capacità e anche i limiti dell’elettrico“.

Poi ha aggiunto: “Non prendiamoci in giro, mentre le prestazioni di una moto elettrica sono incredibilmente impressionanti in termini di accelerazione in rettilineo, ma chiaramente parliamo sempre di un veicolo più pesante rispetto a una MotoGP. Perché con la tecnologia che esiste oggi, i pacchi batteria sono relativamente pesanti e la tecnologia al momento limita la quantità di autonomia che puoi ottenere. Abbiamo visto finora in MotoE, le gare sono state di circa 6-7-8 giri. Non sono sicuro di ciò che la Ducati offrirà, ma dalla nostra comprensione della tecnologia che esiste oggi, sarebbe difficile ricavare più autonomia“.

Sargent ha aggiunto: “La cosa che mi fa un po’ impazzire sono tutte queste start-up che escono e dicono ‘abbiamo una motocicletta elettrica che farà 300 chilometri con una singola carica’. Come no…A meno che tu non abbia reinventato le leggi della fisica e della chimica, allora non succederà“. Ed è per questo che è sicuro che la MotoGP non scommetterà su un futuro totalmente elettrico.

E allora dove andrà la classe regina? Al momento verso l’uso di combustibili non fossili per alimentare i motori a combustione esistenti nelle classi MotoGP, Moto2 e Moto3. Dal 2024 sarà obbligatorio un minimo del 40% di carburante di “origine non fossile”, che salirà al 100% per la stagione 2027. Il termine deliberatamente aperto “non fossili” significa che saranno ammissibili sia i biocarburanti che i carburanti sintetici. “Abbiamo effettuato alcuni test con i carburanti sostenibili E40 (40%) e non c’è stato alcun degrado nelle prestazioni. Quindi siamo ragionevolmente contenti di ciò che stiamo vedendo finora“, ha detto Sargent.

C’è ancora un po’ di lavoro di sviluppo in corso in termini di quello che sarà effettivamente il carburante finale. Ma generalmente non ci aspettiamo di dover cambiare nulla. Quindi – ha concluso l’uomo Triumph -, penso che per rendere il campionato più verde, in mancanza di una parola migliore, è sicuramente più efficace ottenere questo risultato con combustibili sostenibili piuttosto che con quelli elettrici“.