Ferrari, ennesima sconfitta politica o vantaggio inatteso? È mistero

La Ferrari ha firmato l’accordo sulle power unit del 2026, ma ci sono tanti punti poco chiari. Ecco quali sono gli scenari del futuro.

In casa Ferrari si lavora per terminare l’assemblaggio del progetto 675, vale a dire la prossima monoposto del Cavallino che verrà svelata il 14 febbraio a Maranello. I tifosi potranno poi assistere al debutto in pista della nuova auto, dal momento che il battesimo del fuoco avverrà nel corso della stessa giornata a Fiorano Modenese, sul tracciato di proprietà della Rossa.

Ferrari F1-75 (ANSA)
Ferrari F1-75 con Leclerc a Silverstone (ANSA)

La stessa cosa avvenne anche lo scorso anno, e lo scopo è quello di verificare che tutto sia al proprio posto prima di spedire macchina, materiali e uomini in Bahrain, dove poco più di una settimana più tardi scatterà la tre giorni di test invernali. Rispetto al via della stagione, i team presenteranno le loro vetture molto tardi, visto che la Ferrari, ad esempio, lo farà con poco più di due settimane di anticipo rispetto all’appuntamento di Sakhir.

La prima a svelarsi sarà la Red Bull, che andrà a togliere i veli alla nuova RB19 il 3 di febbraio a New York, nella speranza che, al contrario dello scorso anno, verrà mostrata realmente la nuova macchina e non una showcar utile solo per gli sponsor. Prima delle presentazioni, tuttavia, ci sarà molto da discutere su un fatto emerso nelle ultime ore, che può decidere il destino della F1 che verrà.

Uno degli argomenti più discussi degli ultimi mesi è stato quello relativo alle power unit che verranno introdotte nel 2026, con l’arrivo di Audi che ingloberà la Sauber entrando ufficialmente nel Circus. La squadra che sembra aver guadagnato più di tutti da questa situazione, neanche a farlo apposta, è la Red Bull, ma qualcosa da Maranello sembra non tornare. Ecco cosa sta accadendo.

Ferrari, firmato l’accordo sulle power unit del 2026

Dal 2026 avverrà la prima rivoluzione sulle power unit, introdotte nel 2014 e che da quel momento in poi non sono mai cambiate a livello di architettura, favorendo il dominio Mercedes che in seguito è stato soppiantato dalla Red Bull e dalla Honda. La Ferrari, invece, ha sempre faticato da quando è arrivato questo regolamento, con i titoli mondiali che non vengono vinti da Maranello dal biennio 2007-2008.

Nel 2026 verrà eliminata la complicata MGU-H, che tanto fece penare la stessa Honda negli anni con la McLaren, e la potenza della parte elettrica andrà a pareggiare quella del motore termico, come fortemente voluto dall’Audi per ufficializzare il proprio ingresso a partire da quella data.

Prima di Natale si è tenuta una riunione tra i motoristi, ed ha sorpresa ha presenziato anche la Honda, la quale si andrà a staccare dalla Red Bull o per legarsi ad un altro team o per entrare in forma ufficiale, riproponendo una propria squadra come accadde tra il 2006 ed il 2008, con pessimi risultati.

Stando alle varie indiscrezioni, pare che la Ferrari non abbia partecipato a quella riunione, ma nelle ultime ore è emersa una voce che ha fatto molto discutere. Il Cavallo e la Red Bull Powetrains hanno firmato l’accordo, e ciò significa che la Rossa proseguirà regolarmente nel Circus, mentre il team di Milton Keynes diventerà un costruttore indipendente, senza power unit fornite da altre case come sempre accaduto nella sua storia.

Per la Red Bull si tratterà di un vantaggio enorme, visto che, a livello motoristico, verrà considerato un nuovo costruttore, e potrà incassare ben 25 milioni di dollari in più per tre anni, ma anche e soprattutto molte più ore al banco per poter sviluppare al meglio la propria unità propulsiva.

La Rossa avrebbe potuto porre il proprio veto, in quanto squadra storica, l’unica ad aver preso parte ad ogni campionato mondiale di F1 dal lontano 1950, anno della fondazione della massima serie automobilistica. Tutto ciò non è avvenuto, e sia la Red Bull che la Scuderia modenese hanno voluto firmare l’accordo con gli altri team.

Ma cosa si nasconde dietro all’accettazione da parte del Cavallino di questo nuovo trionfo politico di Christian Horner e del suo gruppo di lavoro? Secondo quanto riportato da “Motorsport.com“, la Rossa potrebbe aver ottenuto alcuni privilegi importanti in chiave futura, perché altrimenti non si spiega il motivo per cui i vertici di Maranello non abbiano deciso di porre il proprio veto.

Se ciò non fosse accaduto, ci troveremmo di fronte all’ennesima nefandezza politica da parte del team più antico e vincente della storia, ma sono troppi i punti che non tornano. Soltanto il futuro ci svelerà la verità, ma è chiaro che per il bene del Circus e del Cavallino stesso, un’altra sconfitta politica va scongiurata quanto prima possibile.