Schumacher, rivelazione su Vasseur: già una mezza ruggine in Ferrari?

La nomina di Vasseur a dirigente della Ferrari ha fatto storcere qualche naso. Ecco cosa ne pensa invece l’ex F1 Schumacher.

L’approdo di Frederic Vasseur al comando della Ferrari ha fatto quasi più notizia delle dimissioni di Mattia Binotto. Sarà forse perché queste erano attese. Immaginate, dopo un 2022 che doveva riportare la scuderia sul tetto del mondo approfittando delle novità regolamentari ed invece concluso alle spalle della Red Bull con un distacco non certo esaltante di oltre duecento punti tra le marche e centro tra i piloti.

Team Principal Ferrari Vasseur (ANSA)
Team Principal Ferrari Vasseur (ANSA)

Ma se da un lato l’ennesimo cambio della guardia potrebbe essere visto come un nuovo stop, l’ingaggio di un manager internazionale è stato considerato come un passo avanti verso il ritorno in vetta.  Questo anche perché con il focus su un unico corridore, ovvero Leclerc, tutto sarà più semplice e non ci saranno più punti dispersi.

Tra i sostenitori di questa tesi Ralf Schumacher, secondo cui, sebbene il transalpino dovrà imparare ad adattarsi ad una nuova cultura lavorativa e a convivere con una certa pressione, sarà in grado di portare a casa i risultati sperati.

Anzi, per il tedesco, lo spostamento del 64enne da Hinwil a Maranello sarà solo il primo tassello di una ristrutturazione. Altre persone, a suo avviso, arriveranno dalla Svizzera. Probabilmente membri dello staff che nel recente passato sono stati vicini al boss.

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Così, dopo aver ipotizzato una certa vicinanza tra Binotto e Carlos Sainz , di cui Charles avrebbe sofferto, il fratello di Michael, ha evidenziato come d’ora in avanti si verificherà un evidente cambiamento di approccio, malgrado tra il nuovo team principal e il procuratore del monegasco in passato ci sarebbero state delle scaramucce.

Un tempo erano partner in Formula 3. Poi hanno litigato. Dunque, sarà interessante vedere come lavoreranno assieme“, il suo commento.

La speranza è che non si riviva un bis di quest’anno, quando dopo l’illusione dei test invernali e delle prime corse, la Rossa è scivolata indietro in maniera eclatante, rimanendo impantanata.

Il compito che spetterà all’ex del Biscione è tutt’altro che una passeggiata. Se si pensa che dal 2014 ai giorni nostri sono andati via Domenicali, Mattiacci, Arrivabene e appunto l’ingegnere nato a Losanna, il manager di Draveil è seduto su una polveriera pronta a saltare. Ciò significa che se rapidamente non saprà invertire la rotta, pure lui verrà sacrificato.

D’altronde il titolo costruttori  manca dal 2008 e quello conduttori dal 2007, quando a conquistarlo fu Kimi Raikkonen. Nel frattempo sono stati bruciati due nomi pesanti come Fernando Alonso e Sebastian Vettel, giunti ad un passo dal target, ma impossibilitati a finalizzare.

L’ingresso delle monoposto ad effetto suolo avrebbe dovuto agevolare il recupero del Cavallino. E in fin dei conti, nei primi istanti dello scorso Mondiale così era parso. Ed invece pian piano tutto è crollato. E’ mancata l’affidabilità, i driver sono stati troppo spesso protagonisti di errori. Le strategie del muretto hanno mancato di lucidità in alcuni frangenti. Allo stesso modo i pit stop sono stati a volte lenti, altre imprecisi. Un mix di fattori che hanno messo in difficoltà la squadra, facendole rischiare altresì la piazza d’onore a favore di una Mercedes nettamente più aggressiva in termini di sviluppo della vettura. Almeno sul finale dell’annata.