F1, Andretti attacca Hamilton: una cosa non gli va giù

L’ex pilota automobilistico italiano naturalizzato statunitense, Mario Andretti, è tornato a parlare di razzismo in merito ai noti discorsi di Hamilton.

Il campione del mondo di Formula 1 nel 1978 non le ha mandate a dire, accusando Lewis Hamilton di mischiare sport e politica. A seguito della violenta morte di George Floyd, nel 2020 negli Stati Uniti, il mondo si è posto delle domande, molto più consapevoli, sul tema razzismo. Diversi personaggi famosi hanno iniziato a farsi avanti, tra cui il sette volte iridato, Lewis Hamilton. L’anglocaraibico è stato promotore di messaggi sociali, partecipando a manifestazioni anti-razziste.

Andretti Hamilton F1 (Ansa Foto)
Andretti Hamilton F1 (Ansa Foto)

Il movimento BLM, ovvero Black Lives Matter, ha avuto un significato culturale molto forte. Il pugno chiuso è diventato un simbolo a livello mondiale e prima di ogni Gran Premio di F1, i piloti hanno iniziato ad inchinarsi. Non tutti hanno deciso di farlo, scatenando ulteriori polemiche, ma lo scopo era quello di sensibilizzare il pubblico in un momento di grandi tensioni sociali. Le discriminazioni razziali c’erano prima e ci sono state dopo, ma Hamilton ha voluto mandare un messaggio chiaro. Non c’era più spazio a forme di razzismo nello sport, soprattutto perché, in prima persona, il campione di Stevenage aveva subito insulti in tenera età.

La carriera di Lewis Hamilton non è stata sempre in discesa. Ha dovuto lottare duramente per emergere, in un mondo di squali, oseremo dire di squali bianchi, tuttavia la sua determinazione lo ha portato ai massimi livelli nel circus. A soli 12 anni riuscì a strappare un accordo con Ron Dennis che, anni dopo, lo fece esordire in Formula 1. Il debutto nella categoria regina del Motorsport fu da applausi, riuscendo a tenere testa ad un bicampione del mondo come Fernando Alonso. Non fu in grado di conquistare il titolo nel 2007, ma fece esplodere i fan della McLaren l’anno successivo nel duello con Massa. Si è rifatto poi con gli interessi nell’era ibrida della Mercedes, a bordo di auto sensazionali.

Nel 2020 Lewis Hamilton iniziò a assurgersi a qualcosa in più di un grande campione. Il suo ruolo, connesso ai deplorevoli eventi internazionali, lo rese un promotore di una serie di azioni tangibili, verso un cambiamento epocale. Lewis ha istituito la Commissione Hamilton che ha condotto un rapporto sulla rappresentanza delle persone di colore all’interno del Motorsport, battendosi anche contro ex campioni del mondo che lo avevano insultato. Se Nelson Piquet avesse gareggiato in pista, di sicuro, ne avremmo viste di tutti i colori. Il Presidente e CEO della Formula 1 Stefano Domenicali, in seguito, ha annunciato che la F1 avrebbe preso delle serissime iniziative in merito alla questione.

Razzismo, Andretti vs Hamilton: opinioni opposte

Il sette volte campione del mondo della Mercedes, fautore di squadre multietniche, ci ha messo la faccia. Si è sbilanciato sui problemi legati alle discriminazioni per avere un impatto sulla gente. Anche per questo motivo Lewis Hamilton è diventato una star internazionale, non solo legata al mondo dell’automobilismo. I suoi messaggi hanno sensibilizzato e aiutato milioni di persone che hanno subito attacchi gratuiti per il colore della pelle. Il pilota con il numero 44 convinse anche la Mercedes a cambiare la classica livrea argentata con una colorazione black.

Un messaggio chiaro che portò anche molto bene al fenomeno di Stevenage. L’ultimo mondiale della sua carriera, infatti, arrivò al volante della W11, terminando l’annata con 11 vittorie, 14 podi (su 16 gare disputate causa pandemia) e 347 punti iridati. Nel 2021 perse il duello, ad Abu Dhabi, con Verstappen. Sempre sulle copertine dei magazine di tutto il mondo Lewis ha fatto molto parlare di sé, al di fuori della pista. Tutto ciò ha causato in molti, forse, l’esigenza di sottolineare la professione di Hamilton, quasi come se un pilota non potesse oltrepassare certi limiti. L’anglocaraibico, invece, ha sfruttato la sua notorietà per chiedere un cambiamento di mentalità.

Andretti, intervistato dal quotidiano El Mercurio, ha dichiarato: “Ho sempre desiderato che politica e sport restassero divisi, c’è sempre un momento o un posto in cui esprimere le proprie opinioni. Quello che è successo in NASCAR con Bubba Wallace è stato reso più grande di quello che realmente era, ossia che alla fine non era la situazione così terribile che tutti avevano ipotizzato. E’ stato ingigantito in maniera spropositata e questo succede quando c’entra la politica. Riguardo ad Hamilton, la situazione è la medesima. Ho molto rispetto per Lewis, ma perché deve diventare un militante? E’ sempre stato accettato e si è sempre guadagnato il rispetto di tutti. Credo che qui la faccenda stia diventando un po’ troppo pretenziosa, creando un problema che non esiste“.

Il “Piedone” ha lasciato intendere che i piloti neri sono pochi, ma non perché non siano ben accetti nel Paddock. Lewis Hamilton, invece a Motorsport.com, ha replicato: “E’ sicuramente deludente, ma la realtà è che alcune generazioni, i più anziani, che ancora oggi hanno voce in capitolo, non riescono a togliersi di mezzo e riconoscere che c’è un problema. Ripeto, è pura ignoranza, ma questo non mi impedirà a spingere per un cambiamento. Non è mai troppo tardi per imparare e spero che quest’uomo, che ho sempre rispettato, possa trovare il tempo per farlo“.