F1 in subbuglio: la pazza idea di un tifoso di Schumacher

In una F1 sempre più globale, non smettono di arrivare proposte di ingresso in griglia. L’ultima è davvero eclatante e viene dall’Asia.

Era il 2000 quando Calvin Lo, in quel momento a Singapore, dopo aver acceso la tv si imbatteva in un certo Michael Schumacher alla guida di una vettura rossa. Totalmente estraneo alle competizioni motoristiche, rimase affascinato da quello spettacolo, tanto da trasformarsi in un tifoso entusiasta.

Non avevo idea di cosa fossero le corse o la F1. Ad Hong Kong, luogo da cui provengo, veniva mandato in onda solo il GP di Macao. Quindi la mia conoscenza terminava lì“, ha confessato a Planet F1.

Mick e Michael Schumacher (ANSA)
Mick e Michael Schumacher (ANSA)

Poi però, grazie al pilota allora della Ferrari, avvenne la conversione. “Tutti ripetevano che era un corridore fantastico. E così ho prestato attenzione. Alla fine tutti dicono che questo sport sia solo composto da macchine che girano intorno ad un tracciato. Ma in realtà dietro c’è molto lavoro di gruppo. E questo mi ha conquistato“, ha spiegato il manager asiatico.

E proprio la determinazione ravvisata nel campione di Kerpen, gli sarà da sprone per fare carriera nel mondo della finanza. In particolare delle polizze sulla vita. Tanto che, ad oggi, il suo conto corrente ammonta a 1,7 miliardi di dollari.

Numeri da capogiro che certamente lo fanno essere tranquillo sul lato economico e gli permettono di pensare in grande. Il maggior interesse da parte dei giovani nei confronti delle automobili e la tecnologia in continua evoluzione lo hanno spinto a fare un pensiero stupendo. Quello di dare vita ad una propria scuderia di F1.

“Gli anni del Covid hanno aperto nuove possibilità e un buon flusso di liquidità. Per cui in ottica 2026, con il cambiamento delle regole, credo si possa fare qualcosa”, non ha nascosto l’intenzione di chiedere al patron Stefano Domenicali un ticket d’entrata.

La F1 cederà al richiamo dell’Asia?

Se per l’imprenditore i soldi non sono un problema, tanti sono gli ostacoli esterni. Ad esempio, gli attuali dieci team iscritti non desiderano innesti. Non a caso non appena Michael Andretti si è proposto alla FIA, loro uniti, hanno fatto di tutto per scoraggiarlo.

In primis il boss Mercedes Toto Wolff che, snocciolando le cifre richieste per mettere in piedi una squadra nella classe regina delle quattro ruote, ha provato a demoralizzare il figlio del grande Mario sostenendo che, almeno per i primi cinque anni, sono soltanto spese e nessuno guadagno.

Motivato tanto quanto l’americano, Lo ha ribadito di non temere nulla, sostenuto dal motto “se non ora, quando”.

Come avverrà il suo debutto resta da vedersi. Per adesso si sa solo che ha già le mani in pasto, essendo uno degli investitori della Williams. Che possa dunque operare la classica scalata e acquisirlo?

“Al momento non posso dire nulla”, ha affermato mostrandosi interessato soprattutto all’equipe di Grove per la sua incredibile storia e per il suo essere fonte d’ispirazione. Ma non scartando neppure Haas e Sauber.

“Il team inglese continua ad avere tantissimi supporter nonostante sia ultimo. Basterebbe un click per far ribaltare tutto”, ha asserito prefigurandosi un ritorno ai vertici della scuderia creata da Frank Williams e Patrick Head nel 1976.

Non fosse possibile rilevare una realtà esistente, c’è sempre la strada per la novità assoluta. Per riuscirci, tuttavia, dovrà saper convincere gli altri.

Ogni new entry allarga fuori dall’Europa la torta, non il contrario. In Asia la domanda di F1 è in crescita. E i dati televisivi lo dimostrano. Per seguire i GP c’è stato un aumento del 30-40% delle iscrizioni. Più concorrenti ci sono, poi, meglio è. Non importa se si è in fondo“, ha proseguito sposando il principio dell’importante è partecipare.

Il progetto non è campato in aria

Sebbene al 2026 non manchi molto, tutto sembra essere sotto controllo. I contatti sono cominciati e le trattative avviate. Addirittura, il magnate ha dato avvio alla ricerca del terreno dove stabilire la base. Che, anche per una questione di costi, sarà necessariamente nel Vecchio Continente.

Ma la maggior parte dei gran premi si svolge lì. E poi il personale è al top. Quindi sicuramente il quartier generale si troverà in un Paese europeo. In precedenza in molti avevano delle fabbriche sparse un po’ ovunque, ma poi sono tutti rientrati. Specialmente nel Regno Unito“, ha analizzato concreto ed evidentemente convinto del suo programma.

A questo punto si apre la questione motore. Alcune persone vicine all’asiatico vorrebbero il fai da te. Ma lui non è convinto. “Di recente mi sono confrontato con qualche persona a me vicina che se ne intende di propulsori. E ritengo piuttosto difficile, se non impossibile che qualcuno di nuovo possa crearsi tutto in casa. Anche se sarebbe bello“.

Volere è potere, ragion per cui nessuna opzione è davvero cancellata dalla lista. “Ci sono degli investitori che hanno grandi aspirazioni. Perché non possiamo farlo? si domandano. Le strutture e le tecnologie sono presenti. Ma personalmente lo ritengo inverosimile. Sicuramente per il momento della rivoluzione delle power unit, non è fattibile“, ha aggiunto approfondendo i propri dubbi. “I big sono presenti da tanto tempo. Vantano decenni di esperienza sul campo. Non ci si può dunque improvvisare dall’oggi al domani“.

Il sogno di avere Schumi

Il piano pare essere abbastanza ben delineato. La macchina verrà prodotta in Europa e la PU acquistata da altri. Ancora non ci sono nomi. Resta da decidere chi si siederà nell’abitacolo. Saranno corridori noti, oppure rookie? L’interrogativo resta aperto, seppure Lo un’idea di massima pare già averla.

Schierare Mick Schumacher sarebbe meraviglioso. E’ al volante sin da bambino e sa cosa vuol dire essere sotto i riflettori. In più è figlio del mio eroe. Del mio idolo“, ha proclamato entusiasta, come se avesse la scena davanti. “Forse è stato un po’ sfortunato nelle ultime due stagioni o nello specifico nelle recenti gara, ma è un pilota veramente valido“.

Sempre sull’ex driver Haas, ha infine concluso: “Da quanto ne so è un’ottima persona. Molto gradevole ed educato. di conseguenza sotto il profilo del marketing sarebbe un bell’affare, oltre che essere grandioso per me dal punto di vista dell’affetto che provo per il padre“.