Ferrari, il Brasile ha dimostrato una cosa: tifosi preoccupati

Doveva vendere cara la pelle ed invece la Ferrari, anche ad Interlagos, ha dato prova di doversi ricostruire alla radice.

Un anno fa di questi tempi il team principal del Cavallino Mattia Binotto tranquillizzava i tifosi disperati, sostenendo che con l’avvento delle monoposto ad effetto suolo sarebbero arrivati anche i successi e la lotta per il titolo. Ed effettivamente, ad inizio 2022 la promessa sembrava poter essere mantenuta. Il team era in vetta alla generale marche, e Leclerc a quella piloti. Tutto pareva girare dal verso giusto. Finalmente si poteva sperare nella fine di un lungo digiuno. Ed invece, ben presto, l’ingranaggio si è inceppato e tutto è tornato come prima.

Charles Leclerc, Ferrari (Ansa Foto)
Charles Leclerc, Ferrari (Ansa Foto)

Tanti gli errori commessi dal box e numerosi pure quelli dei corridori. Un mix certamente frutto della pressione e dall’ansia da prestazione.

Fare processi mediatici non serve a nulla. Però una cosa è certa. La Ferrari quest’inverno dovrà fare un reset completo. Cercare di capire ed analizzare cosa non ha funzionato e perché, nonostante una buona monoposto, non è riuscita a raccogliere quanto avrebbe dovuto.

Perché sì, con ogni probabilità terminerà al secondo posto costruttori,  ma ad una gara dalla conclusione del Mondiale, siamo a 719 punti per la Red Bull contro i suoi 524. Un abisso clamoroso, che non può e non deve far uscire la Scuderia da questa annata soddisfatta.

A mancare è stata la compattezza, lo sguardo d’insieme e la reattività. Ma soprattutto, troppo spesso sono state prese decisioni azzardate senza motivo.

Ferrari da ricostruire: l’allarme anche nell’ultimo GP

Un esempio, per mantenerci al presente, la scelta di far montare a Charles le intermedie nel corso del Q3 del venerdì pomeriggio, nonostante in quel momento il fondo del Carlos Pace si stesse asciugando.

Uno scivolone che ha costretto il monegasco alla rimonta nella Sprint Race. E pure nella corsa domenicale le cose non sono andate meglio.

L’evidente peso politico di Carlos Sainz, per merito dell’omonimo padre, grande mattatore del WRC anni ’90, si è fatto e si sta facendo sentire.

D’altronde il responsabile del muretto lo aveva chiarito da subito. In questo campionato non ci sarebbe stato alcun numero uno e due. Entrambe le guide, dunque, avrebbero potuto dire la loro e così è stato. E’ chiaro, però, con evidenti malumori e mal di pancia. Che altro non fanno che palesare la scarsa sinergia nel team italiano.

Lo si è visto a Silverstone, quando la prima vittoria in carriera dello spagnolo, non fu ben digerita dalla parte del garage del #16.

E pure nel round domenicale del Brasile, il Predestinato ha bombardato la squadra di messaggi radio domandando che l’iberico gli cedesse il podio, in modo da potersi avvantaggiare nella graduatoria conduttori rispetto a Perez. Panni sporchi lavati in pubblico, che certamente non fanno uscire bene l’equipe di Maranello.

La sensazione, dall’esterno, è che chi sta occupando un posto dirigenziale, non abbia la forza di definire chiaramente i ruoli per non scontentare nessuno. Il problema è che procedendo in questa maniera, i nervosismi diventano ancora più evidenti e anziché portare benefici al collettivo modenese, lo danneggio. Ecco perché per il 2023 dovrà stabilire con chiarezza da che parte andare, per poter davvero ambire a salire sul tetto del mondo.