Marquez, ritorno col botto: piovono subito polemiche e veleni

I due incidenti al via ad Aragon hanno fatto tornare Marquez al centro della discussione. Ma è il destino dei grandi campioni quello di far parlare.

C’era fermento nel paddock ad Aragon. E non perché stava entrando ormai nel vivo la sfida tra Fabio Quartararo e Pecco Bagnaia. Ma perché dopo l’ennesimo stop era pronto a tornare in pista sua maestà Marc Marquez, il fenomeno vero, forse l’ultimo di questa MotoGP, orfana ormai di tanti campioni. Il pilota capace di far alzare tutti sul divano, che sa far parlare dentro e fuori la pista. Un pilota fuori dalla norma che, nonostante la forma ancora da recuperare poteva trasformarsi in arbitro a sorpresa della contesa iridata. E a dire il vero in un certo senso è stato così. Un senso però che lo stesso spagnolo avrebbe evitato volentieri.

Marc Marquez (ANSA)
Marc Marquez (ANSA)

C’era voglia di capire a che punto fosse Marc con il suo braccio, se veramente può tornare quello di un tempo, quello capace di esaltare le folle con i suoi salvataggi al limite e i sorpassi decisi agli avversari, quello che porta la Honda al limite. Ma anche capire veramente quanto quelli davanti vanno forte. Perché da quando Marc Marquez ha iniziato il suo calvario, durato 681 giorni tra la prima e la quarta e ultima operazione all’omero destro, il dubbio di tanti appassionati è stato se davvero i piloti che oggi vincono e lottano per il titolo sono all’altezza di un fenomeno come lo spagnolo, se realmente sono forti o se la “pacchia”, per così dire, è finita, perché l’unico vero campione è solo Marquez.

Aragon però non ha dato queste risposte, almeno per ora. Anzi, forse ha detto solo una cosa: che Marc, volente o nolente, fa sempre discutere. Nel bene o nel male, lo spagnolo è sempre fonte di discussione. Anzi, di polemiche, perché il post-GP non ha visto parlare se non in minima parte della corsa iridata quanto del comportamento in pista di Marquez, protagonista di un inizio gara terribile, con due incidenti che hanno creato scompiglio.

Marquez nel mirino, sempre e comunque

Dopo la prima giornata di libere, il distacco dalla vetta era così ridotto che subito si è gridato non solo al ritorno del campione ma anche del livello non così alto della MotoGP che, in questi mesi di assenza di Marc ha comunque continuato a dare spettacolo in pista. Ma lo stesso spagnolo aveva avvertito tutti che i veri valori sarebbero usciti il sabato, quando si sarebbe dovuto spingere per la pole. E così è stato. E’ emerso non tanto il valore del pilota quanto quello di una Honda in crisi profonda e che in questo ritorno così anticipato (ma non affrettato, si badi bene) ha inciso molto.

La caduta nelle libere è tornata a ricordare a Marquez che questa è una moto che ancora non dà fiducia, che va davvero svezzata per tornare grande. Il via della gara poi ha mostrato che il vecchio Marc c’è eccome. Dal tredicesimo al sesto posto in men che non si dica, poi il patatrac. E via con le polemiche. C’è chi ha parlato del solito Marquez, che non sa fermare la sua ambizione, che ha rischiato anche quando non doveva farlo e ha pagato questa sua foga con i due pericolosi incidenti.

Subito si sono scatenate le voci contrarie sui social, con la corsa all’insulto nei confronti dell’iberico. Poi però le parole del pilota e le immagini ancor di più hanno mostrato la verità, che si è trattato solo di due episodi sfortunati, che per fortuna non hanno avuto conseguenze importanti. Il primo dovuto a una sbandata della moto di Marquez, dovuta a una gomma ancora non in temperatura. La seconda per un pezzo della M1 di Quartararo che si è andato a conficcare sulla ruota posteriore dello spagnolo e che, rompendo l’holeshot ha portato il pilota ad avere una moto inguidabile in quel frangente, con conseguente incidente inevitabile con Nakagami.

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“Visto quello che è successo avrei preferito partire peggio per finire la gara. Quello era l’obiettivo ma non è stato così”, ha detto Marquez, confessando anche i rischi presi al via. Insomma Marquez c’è, è il solito, ma perché colpevolizzare l’indole di un pilota che neanche tanti giorni di sofferenza hanno potuto intaccare? Rischi che però non hanno portato a incidenti voluti, ma accaduti solo per una fatalità. Sta di fatto che ancora oggi le polemiche sono vibranti, ma con Marquez, così come con i campioni, non c’è via di mezzo: o lo si ama o lo si odia. E così sarà, sempre.