Bottas “perdona” Wolff: sentite cosa si è lasciato sfuggire

Mandato via dalla Mercedes per fare spazio a Russell, Bottas non serba rancore nei confronti del boss Wolff. le sue parole lo provano.

Nel bel mezzo del 2021 ha ricevuto la notizia che l’anno successivo al suo posto in Mercedes ci sarebbe stato George Russell. Pur non avendo preso benissimo la decisione della dirigenza di Stoccarda, Valtteri Bottas ha rivelato di non provare rabbia.

Valtteri Bottas (Ansa Foto)
Valtteri Bottas (Ansa Foto)

Arrivato nel team nel 2017 per sostituire Nico Rosberg, uscito di scena con un Mondiale appena vinto in tasca, il finlandese non ha convinto. Bravo perlopiù ad arrivare secondo grazie alla grande competitività delle auto avute tra le mani, si è distinto soltanto in fugaci occasioni. Ma a pesare maggiormente in negativo sulla sua parentesi argentea, è stata l’incapacità a massimizzare i risultati. Autore di diverse pole position, quasi mai ha saputo confermarsi in gara.

Bottas si confida sul suo rapporto con Wolff

Una carenza che ha evidentemente influenzato i vertici del team nella decisione di sacrificarlo a favore di un giovane rampante come l’ex Williams.

Entrato nell’orbita della Stella quando gareggiava in F2, il #77 ha solo bei ricordi del boss Wolff.

Ha dato una grossa spinta alla mia carriera. E’ stato infatti uno dei primi a contattarmi nel 2007“, ha raccontato a Motor Sport Podcast. “In quel momento il mio management era composto da lui, Häkkinen e Coton. Un gruppo forte, pieno di conoscenze e appoggi“.

In particolare, allora, Toto aveva interessi nella scuderia di Grove, in seguito entrò nella dirigenza tedesca. Fu strano discutere con lui di contratti quando fino a poco prima mi gestiva“, ha proseguito.

A proposito invece del carattere dell’austriaco, il driver di Nastola, ha riconosciuto: “Sa essere duro, ma allo stesso è un sostegno. Se sono ancora in griglia è anche merito suo”.

E in effetti il 50enne dopo avergli comunicato che non ci sarebbe stato un rinnovo per il 2022 per gareggiare al fianco di Hamilton si diede da fare in prima persona per cercare un’alternativa, ritrovata, come sappiamo, in Alfa Romeo.

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Per il pilota del Biscione comunque, sono stati importanti pure gli altri due nomi. “Mika ha provato ad aprirmi un po’ di porte visto che era apprezzato da tutti e tenuto in grande considerazione. Allo stesso modo Didier aveva parecchia competenza in termini contrattualistici e procedurali, quindi è stato un asset cruciale per me“, ha infine rivelato sostenendo di essere stato assistito alla perfezione fino ad oggi e di essere in gruppo grazie alle performance, suo unico compito.