Massa svela il retroscena con Ferrari: “Dovetti nasconderlo a tutti”

Arrivato in Ferrari nel 2006 Massa è stato uno dei gregari più vincenti della storia del marchio, ma c’è un segreto che nessuno sa.

Immaginate come ci si può sentire sapendo di avere una buona notizia da condividere e non poterlo fare. E’ proprio questo ciò che è accaduto a Felipe Massa quando, dopo un periodo di apprendistato in Sauber, venne chiamato dalla Ferrari a sostituire Rubens Barrichello al fianco di Michael Schumacher.

Ma non solo. Stando a quanto da lui stesso confessato, già da molto tempo prima era stato invitato a tenere la bocca serrata.

Massa costretto a tacere il suo ingresso in Ferrari

Al via di 139 GP, di cui 11 vinti e scattato dalla pole position 15 volte, il brasiliano venne preso dalla Scuderia da giovanissimo. Un accordo che è rimasto segreto a lungo.

Era il 2000 e l’oggi 41enne si era appena imposto nella Formula 2 Italia e Europa. Un doppio centro nella medesima stagione che convinse i vertici della Rossa ad avvicinarlo.

Quel risultato mi portò a diventare un pezzo ambito del mercato piloti“, ha affermato a Motorspor Heroes. “Un giorno fui invitato in fabbrica a Maranello e scoprì che mi stavano osservando. Sapevano tutto di me: test, telemetria, gare. Mi offrirono un contratto come junior, a patto però di non renderlo noto a nessuno“.

Firmai per 8 campionati e potei comunicarlo soltanto alla mia famiglia. E’ stato davvero difficile“, ha rivelato.

Ad Hinwil, su una monoposto con il motore italiano, disputerà i Mondiali 2002, 2004 e 2005, prima della promozione tanto ambita. “Il sogno diventò realtà“, ricorda.

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Già collaudatore per il team nel 2003, farà da spalla a Schumi e quindi a Raikkonen ed Alonso diventando uno dei driver più longevi nella squadra. Della sua permanenza in zona Modena si ricordano in particolare due momenti: l’incidente a Budapest del 2009 che lo costrinse a stare fuori per il resto dell’annata e soprattutto una sconfitta, quella rimediata a San Paolo 2008. Come nel ciclismo Laurent Fignon non dimenticherà mai quegli 8, decisivi, secondi che gli impediranno di  sconfiggere Greg Lemond e vincere il Tour de France del 1989, così il paulista avrà sempre nella mente quella frazione in cui fu campione del mondo. Un’illusione, una speranza, durata il tempo dell’arrivo di Lewis Hamilton al traguardo e mai più ripetuta.