F1, sapete perché si chiama così? Il motivo è incredibile

La F1 è la categoria più importante del motorsport. Andiamo a scoprire il motivo della sua denominazione che l’ha resa famosa.

Tutti gli appassionati di motori si rifanno alla categoria più seguita ed amata, ovviamente la F1. Si tratta della massima espressione della tecnologia legata alle auto, con i migliori piloti del mondo che scendono in pista per puntare a vincere il titolo mondiale. La storia, bene o male, la conosciamo tutti, fatta di grandi campioni e gesta eroiche, ma anche di grandi tragedie.

F1 (ANSA)
F1 (ANSA)

Il Circus ha fatto degli enormi passi in avanti in termini di sicurezza, ma le ultime stagioni ci hanno portato ad una domanda che incute quasi timore: questo sport ha perso la sua essenza? Nel Gran Premio di Monaco di domenica, vinto da Sergio Perez e dalla Red Bull dopo la follia strategica della Ferrari, si è assistito all’ennesima farsa, a causa di regole che ormai cercano di evitare le gare sotto la pioggia.

Dalla morte di Jules Bianchi avvenuta durante il GP del Giappone del 2014, in F1 c’è il terrore del bagnato, si ritardano le partenze, si gira sotto Safety Car, a volte si annullano persino le corse come lo scorso anno in Belgio. Come ha detto recentemente anche Nico Rosberg, i piloti sono molto pagati anche per questo: sono i cavalieri del rischio, il pericolo deve far parte di questa disciplina, dove la certezza matematica di portare a casa la pelle ogni domenica non ci sarà mai.

Il fascino di questo sport è stato sempre questo: vedere piloti che, come pazzi, girano ad oltre 300 km/h su delle monoposto, che in passato erano delle vere e proprie “bare” con quattro ruote. Giustamente si è pensato di inasprire i termini della sicurezza, portando in pista dei modelli che permettono ai piloti di stare più tranquilli, ma a tutto c’è un limite.

Qui si parla della categoria più amata al mondo, e negli ultimi anni si sta perdendo il senso della competizione anche per altri motivi. Dall’eliminazione dei test al Budget Cap, sino ad arrivare a penalità assurde ed a clamorose contraddizioni. Agli albori del Circus, tutto ciò non era contemplato, e la libertà progettuale ed il rischio erano le basi di questa disciplina.

F1, ecco perché si chiama così

Vi sarete sicuramente chiesti perché la F1 si chiama in questo modo, e per scoprirlo occorre tornare al 1950, ovvero al primo anno in cui si disputò il mondiale. La motivazione è piuttosto banale: il suo nome è legato al fatto che, quando venne scritto il primo regolamento, c’era una sola regola: riguardava il limite massimo di cilindrata fissato a 4500 cm cubici per motori non sovralimentati, o 1500 cm cubici per i sovralimentati.

Per il resto, vigeva una totale libertà per costruttori e piloti. Non c’erano assolutamente controlli, come il peso a fine gara che si usa oggi, ma neanche verifiche tecniche di grande livello sulle monoposto tra le varie sessioni. Tutto ciò che contava era correre più veloce degli altri, ed agli italiani tutto ciò riusciva molto bene all’epoca.

Il primo campione del mondo di F1 fu infatti Nino Farina sull’Alfa Romeo, ma quella vera, non lo sponsor della Sauber di oggi. Nel 1951, il costruttore italiano si impose ancora con Juan Manuel Fangio, nell’anno in cui la Ferrari ottenne la sua prima vittoria con Jose Froilan Gonzalez a Silverstone, nel Gran Premio di Gran Bretagna.

Il Cavallino festeggiò i suoi primi due titoli mondiali nel biennio successivo con il mitico Alberto Ascari, iniziando la sua mitica avventura nel Circus. Oggi, tutto è cambiato, con modifiche che anno resto questo sport meno letale, ma forse anche fin troppo complicato e difficilmente comprensibile, disponibile solo sulle pay tv e con biglietti degli eventi arrivati a prezzi improponibili. Il futuro, se si va avanti così, non promette nulla di buono.

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