Dakar, i timori su Danilo Petrucci: ecco di cosa hanno paura tutti

Il campione Matthias Walkner parla dell’approccio di Danilo Petrucci con la KTM 450 Rally e non nasconde qualche timore.

Danilo Petrucci, l'ultimo anno in MotoGP con KTM (foto di Mirco Lazzari gp/Getty Images)
Danilo Petrucci, l’ultimo anno in MotoGP con KTM (foto di Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Per Danilo Petrucci il 2022 si aprirà con una nuova avventura, quella della Dakar. Lasciato a malincuore il paddock della MotoGP, il ternano ha già saggiato la moto che lo accompagnerà in questa nuova avventura.

Danilo Petrucci va troppo forte

Non è stato comunque troppo traumatico il passaggio per Petrucci dalla KTM RC16 MotoGP alla KTM 450 Rally, con la quale correrà la Dakar. Anzi. Il primo approccio è stato più che positivo. Anche se Matthias Walkner, campione del mondo di Cross Country e vincitore della Dakar 2018, che ha seguito il ternano nel test si dice comunque preoccupato: “Danilo ha appreso in fretta anche la navigazione – ha detto in una intervista a Tuttosport -. Penso che chi corre ad alto livello in MotoGP, sappia come affrontare qualsiasi cosa. Ci ha sorpreso, ma siamo intervenuti per cercare di rallentarlo un po’“.

Poi ha rincarato la dose: “Perché se guardi le sue tracce nel deserto e la velocità con cui le affronta, forse prende troppi rischi. Da debuttante sta quasi guidando al nostro ritmo. Se saprà gestire la navigazione potrebbe finire nella top15 o 20″.

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I pericoli della Dakar

Di sicuro però Danilo Petrucci conosce bene quante insidie nasconda una gara come la Dakar. Così come i suoi rischi, come ha ricordato in una lunga intervista a Marca qualche giorno fa: “La Dakar è pericolosa, e l’ho capito dal primo giorno che ho passato nel deserto. A volte è necessario rallentare per capire bene tutto. Non sempre si vedono bene le impronte o gli ostacoli, e bisogna lasciarsi un margine di sicurezza. E come velocità non puoi andare come nel motocross, perché non sai mai cosa ci può essere dopo una salita o dopo un salto”.

Quindi il ternano sa bene come comportarsi su una moto del genere. E dietro si poterà tutta l’esperienza accumulata in questi anni, anche se su mezzi differenti: “Dalla MotoGP mi porterò dietro la capacità di mettere a punto la moto, la concentrazione e la preparazione fisica. Ma sono mondi che hanno poco in comune. Gli obiettivi? Questa sarà solo la prima di diverse Dakar a cui voglio partecipare, in MotoGP mi hanno dato del pazzo, ma volevo dimostrare a me stesso di essere in grado di completare la Dakar, che è sempre stata un sogno per me”.