Giovinazzi pronto a dire addio alla Formula 1: una storia già vista

Il rischio di non vedere Giovinazzi il prossimo anno nel Circus è concreto. Le prestazioni in pista potrebbero non bastare. E tutti sanno perché

Antonio Giovinazzi in pista con l’Alfa Romeo (Foto Lars Baron/Getty Images)

“Antonio è veramente bravo”. Parola del presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani, che su Antonio Giovinazzi ha le idee chiare. Ma si sa, le parole nel mondo della F1 contano poco. Contano i fatti. E l’italiano per il 2022 rischia seriamente di non avere più un sedile.

Giovinazzi, prestazioni in crescendo

E dire che questa di Antonio, la terza in F1 e in Alfa Romeo, nonostante i numeri dicano il contrario, è la migliore per quanto visto in pista. Due decimi posti (Austria e Singapore), un nono (Monza) e un quinto (Brasile) nel 2019 gli fecero portare a casa 14 punti, che ad oggi rimane il personal best dell’italiano.

Il 2020, con una vettura nettamente inferiore, causa anche un motore Ferrari non all’altezza, gli hanno regalato solo un nono (Austria) e due decimi posti (Nurburgring e Imola). Il confronto con un campione come Raikkonen però lo ha fatto crescere molto, tanto che a ben vedere molto spesso Giovinazzi è stato superiore sia sul giro secco che in gara. Quello che è mancato spesso è il colpo la domenica, dove la sfortuna in molti casi ci ha messo lo zampino. Ed è un fatto che i vertici dell’Alfa devono tenere in conto.

La crescita del pilota italiano è evidente. Portare un’Alfa Romeo quest’anno in Q2 o in Q3 come ha fatto lui in più di una occasione non è da tutti. E questo è sintomo di un pilota forte, che in mezzo a questo gruppo ci può stare eccome. Perché con una macchina di livello, sicuramente potrebbe fare di più.

La F1, questione di denaro

Il copione però in Formula 1 per i giovani talenti è sempre lo stesso: corri, fammi vedere che sei veloce e ti mantieni il posto. Poi però tutto questo non basta più. A meno che tu non sia un fenomeno, per continuare a correre con i migliori al mondo serve solo una cosa: uno sponsor. Importante, che abbia denaro pesante da dare a un team. E’ la triste realtà, ma lo è ormai da decenni. Lo è stato anche in passato, la storia lo dimostra, vedi Lauda e il suo arrivo nel Circus, così come tanti altri talenti (e anche non talenti).

La verità è che dietro a Giovinazzi scalpitano una marea di altri giovani, seppur di talento, ma che devono ancora svezzarsi. E che magari rientrano già ora nei giochi solo puramente per questioni politiche. Perché tanto si fa anche nelle segrete stanze della F1. Bati pensare che il favorito per il sedile dell’Alfa Romeo sembra essere Guanyu Zhou, sponsorizzato dal governo cinese con un assegno di 30 milioni.

Ed è proprio questo che Sticchi Damiani ha evidenziato nel suo ultimo intervento nel weekend di Monza: “Non siamo riusciti a dargli la possibilità di far vedere quanto sia bravo. Io mi aspetto che ci sia una spinta anche da parte del governo in questo senso, perché dalle altre parti i governi si muovono, arrivano le valigette pesantissime”. Ma basterà per avere ancora un italiano lì in F1?

Quanti altri talenti italiani abbiamo visto solo sfiorare il Circus, seppur lo meritassero come o più di altri? “Abbiamo un pilota bravo e dobbiamo difenderlo e dargli la possibilità di eccellere“, ha ribadito il presidente Aci. Ora però servono i fatti. E i risultati di Giovinazzi in pista potrebbero non bastare. E sarebbe l’ennesima beffa.

Antonio Giovinazzi (Foto Getty Images)

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