Superbike, Redding si sfoga: “Perché siamo a Most? Rischio la vita”

Redding ancora una volta esprime critiche sul circuito di Most, ritenuto dal pilota Ducati non sicuro per gli standard di un Mondiale Superbike.

Scott Redding
Scott Redding (foto Ducati)

Scott Redding aveva già espresso dubbi sulla sicurezza del circuito di Most e anche dopo le prove libere Superbike di oggi ha ribadito la propria posizione. Non ritiene la pista sufficientemente sicura.

Il pilota del team Aruba Racing Ducati si è così espresso al termine della giornata di oggi: «Non abbiamo guidato nella FP2 bagnata – ha detto a Speedweek per un motivo. Il motivo è che non è sicuro. Non lo è neppure sull’asciutto. Ho paura di avere la pelle d’oca in alcune curve. Penso che una caduta potrebbe anche significare la fine della mia carriera. In una pista del Mondiale non dovresti pensarci».

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Redding non ha peli sulla lingua nel dire ciò che pensa e ribadisce che è troppo rischioso scendere in pista in Repubblica Ceca: «Già non mi ero sentito al sicuro con una moto stradale, in alcuni punti non ci sono neppure le barriere necessarie. Non capisco perché. Se non succede nulla, la pista è bella e divertente da guidare. Però non mi piace il rischio che comporta. Mi domando: perché siamo qui? Rischio la mia vita. Spero non succeda nulla a nessuno in questo weekend. Tutti sanno che il tracciato non è sicuro, eppure dobbiamo correre».

Servirebbe una presa di posizione compatta da parte dei piloti Superbike. Ma si sa che spesso è complicato che ci sia. Scott ha messo in evidenza un problema molto importante e andrebbe ascoltato da chi di dovere. Nel Mondiale SBK, come negli altri campionati, devono esserci piste all’altezza. Il rider Ducati ha corso nel BSB e quindi non è certamente uno che si tira indietro, però se si lamenta di Most significa che ci sono dei validi motivi.

Scott Redding
Scott Redding (Getty Images)