Morbidelli: “Ho imparato una cosa importante da Valentino Rossi”

Morbidelli si racconta in una bella intervista a Dainese. Svela alcuni suoi lati caratteriali, facendosi conoscere meglio come sportivo e uomo.

Franco Morbidelli
Franco Morbidelli (Getty Images)

Un 2021 molto difficile per Franco Morbidelli, che dopo un 2020 di grandi gioie sperava di non trovarsi in questa situazione. Oltre alle difficoltà tecniche, ne sono sorte anche di fisiche.

Il pilota del team Petronas SRT prima del gran premio di Assen ha dovuto operarsi al ginocchio sinistro. Salterà anche i prossimi due GP in Austria e i successivi a Silverstone e Aragon. Salvo sorprese, rientrerà solamente a settembre a Misano.

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MotoGP, Morbidelli intervistato da Dainese

Morbidelli ha concesso un’intervista a Dainese e ha parlato di diversi temi. È partito spiegando cosa non gli si può togliere: «È possibile togliere il titolo mondiale, il secondo posto dell’anno scorso e tutti questi risultati sportivi. È molto difficile togliere le due ruote da me, perché è una cosa che mi appartiene da quando sono nato. Mi hanno messo su una minimoto quando ero appena nato praticamente e non sono più sceso. Difficile immaginare la mia vita senza le due ruote. Sono un appassionato di motociclismo, mi piace tutto quello che è motorsport e in generale sport; sono un ragazzo sportivo, seguo vari tipi di sport. Ad esempio sono appassionato di calcio e basket, ma seguo pure discipline più di nicchia».

Il vice-campione del mondo MotoGP 2020 spiega com’è caratterialmente, in base a dove è cresciuto e alla vita che ha intrapreso: «Sono un ragazzo semplice. Sono nato in una grande città come Roma, ma mi sono trasferito molto presto in un paesino molto piccolo come Babbucce e quindi non ho fatto in tempo ad assorbire tutte le cose che ti trasmette una città. Ho assorbito quelle che ti trasmette un paesino, una realtà più piccola. Mi piace molto vivere la semplicità, passeggiare e giocare con gli amici, fare festa con loro. Mi piace stare nella mia nicchia, nella mia comfort zone. Sono uno tranquillo, perseguo la serenità. A volte sono anche focoso quando mi appassiono particolarmente a delle situazioni. Lo sport definisce gran parte di un uomo, di una persona e della sua vita. Lo sport ti dà un’impronta addosso e te lo porti dietro nella vita comune. Ti dà un modo di essere positivo e propedeutico al tipo di vita che viviamo. Ti insegna a metterti alla prova, a vedere i tuoi limiti e tanto altro. A me il mio sport ha dato praticamente tutto».

Frankie ancora non riesce a immaginarsi senza le gare motociclistiche: «A volte pensi a cosa potresti fare da grande, ma ancora non mi viene in mente niente. La mia passione per ciò che faccio ora mi assorbe completamente e non riesco a pensare a nient’altro. Un giorno ci penserò».

Poi Morbidelli afferma che il motociclismo dà tanta adrenalina, ma il rischio non è qualcosa che lo motivi particolarmente: «Andare in moto è uno di quegli sport che di base dà adrenalina. Non è necessario fare una gara per provarla. Basta salire in moto e andare veloci ti carica. Anche paracadutismo e sci danno tanta adrenalina. Però la moto ha un fascino suo, ti senti come un cavaliere dei tempi moderni quando ci sali. Il fatto che sia pericoloso non è un motivo della mia passione per il motociclismo. La pericolosità è uno dei nei di questo sport. Avessi dovuto fare il pilota negli anni Settanta o Ottanta, quando era più rischioso, non so se lo avrei fatto. Sono fortunato a capitare in quest’era con tanta sicurezza. Quando cado non ho paura a risalire in moto».

Il campione iridato Moto2 del 2017 racconta di non essersi mai posto obiettivi specifici, se non di diventare un pilota di buon livello e di essere comunque riconosciuto per la sua bravura: «Non mi sono mai immaginato il futuro, né da piccolo né da più grande. Sicuramente sognavo di diventare un pilota di moto, era quello che mi piaceva fare e speravo di diventare bravo. Non necessariamente vincente e con tante coppe, ma guadagnandomi il rispetto all’interno di questo sport. Tale sentimento ce l’ho adesso e lo avevo anche quando correvo in minimoto. Non mi sono mai messo paletti e obiettivi, ho sempre certato di fare del mio meglio. Mi piacerebbe essere ricordato come uno bravo, uno che guida bene ed è appassionato».

Morbidelli ammette di sentirsi forte, ma al tempo stesso ha l’umiltà di riconoscere l’importanza di non accontentarsi e la fame di volersi sempre migliorare: «Sono sincero, mi sento abbastanza bravo perché comunque sono in MotoGP e ho fatto buoni risultati. Però sono consapevole che si può sempre migliorare e non bisogna montarsi la testa. Cerco di sempre di crescere e andare avanti. Questa è una cosa che ho imparato da Valentino, migliorare e affinarmi».