La Federazione spiega il vero motivo della penalità a Hamilton

La penalità inflitta a Hamilton in Inghilterra è stata troppo leggera? Il direttore di gara Masi spiega perché non è così.

Lewis Hamilton (©Getty Images)

Al termine del GP di Silverstone sia il talent scout Helmut Marko, sia il boss Red Bull Christian Horner hanno lamentato una mano troppo blanda nei confronti di Hamilton, reo, come sappiamo, di aver spedito ad altissima velocità contro le barriere, Verstappen nel corso del primo giro.

10″ di stop & go per una manovra che ha mandato in ospedale un pilota sono evidentemente sembrati troppo pochi, ma, come ha spiegato il responsabile di corsa Michael Masi, le punizioni non vengono prese sulla scia dell’emotività.

 Perché Ham non è stato sospeso per un round

Mentre il box energetico reclamava un intervento esemplare da parte dei commissari, il manager australiano ha liquidato la questione sostenendo che, nel caso specifico, non si poteva tenere in considerazione il fatto che i due protagonisti si stiano giocando il titolo, e nemmeno che se uno è rimasto a zero punti, l’altro ha potuto continuare andando addirittura a vincere.

“Uno dei pilastri del sistema di penalizzazione, discusso e accordato da tutte le parti coinvolte già prima che venissi promosso io, è appunto che nel giudizio non debba pesare il risultato del contatto”, ha affermato a Motorsport.com.

In sintesi, anche se Max si fosse fatto male, il sette volte iridato non avrebbe ricevuto più dei secondi scontati durante l’evento.

“Se devi esprimerti su un incidente, lo devi fare esclusivamente focalizzandoti su quello, non su ciò che è avvenuto dopo. Questa è una pratica in uso da molto tempo”, ha ribadito l’erede di Charlie Whiting chiudendo le polemiche in maniera ferma. “Gli steward devono valutare come sono stati istruiti a fare, in quanto qualora dovessero essere prese in esame pure le conseguenze degli episodi, entrerebbero in campo troppe variabili”, ha concluso.

Max Verstappen (©Getty Images)

Chiara Rainis