Generazione Playstation: è allarme sicurezza per i giovani in F1 e Moto3

Tanti ora gli episodi gravi che non hanno portato a conseguenze gravi. I giovani sono nel mirino e qualcosa va fatto. E i commissari devono darsi una svegliata

La caduta di Tatsuki Suzuki e John McPhee a Barcellona (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Le prime gare di questo 2021 hanno lanciato un messaggio chiaro, sia in F1 che nel Motomondiale. C’è un problema sicurezza che va affrontato seriamente. E subito. Diversi gli episodi che potevano finire in maniera molto seria (e lasciamo fuori la tragica fatalità accaduta a Dupasquier), figli di una mentalità (o cultura, per meglio dire) diversa rispetto al passato.

Barcellona e Baku, i giovani nel mirino

Sarà che siamo freschi di quanto accaduto al Mugello, ma le cadute rischiose che ci sono state lo scorso weekend a Barcellona in Moto3 hanno scosso più di qualche pilota nel paddock. Tanto che si è gridato subito all’allarme sicurezza. Cadute come quella di Sasaki potevano avere esiti ben peggiori. E nel mirino è finito il comportamento dei piloti, fin troppo esuberanti fin dal via, che sembrano non avere alcun senso del pericolo.

Per non parlare della F1, dove le nuove leve negli ultimi anni hanno fatto discutere molto per alcuni comportamenti al limite in pista. Ultimo ad aggiungersi alla lista è stato Nikita Mazepin, tra i più “odiati” nel paddock per le sue manovre spericolate e gli incidenti continui, dovuti anche alla sua poca esperienza nel Circus. L’ultima proprio a Baku, che ha visto coinvolto addirittura il suo compagno in Haas Mick Schumacher, stretto a quasi 350 all’ora vicino al muretto, con un incidente evitato solo di un soffio. E che poteva avere conseguenze davvero importanti.

In Moto3 e F1 in pista come con la Play

Insomma c’è un caso sicurezza tra i giovani piloti che va affrontato. Perché ora certe manovre, sì spettacolari, non sono più tollerabili. Sembra che si scenda in pista senza pensare alle conseguenze delle proprie decisioni. Quasi si guidasse sulla Playstation, in un videogioco, dove tutto, anche il contatto duro, è concesso e permesso. Dove il rischio di cadere e farsi male non esiste. Ma la realtà è ben diversa dal videogioco.

Forse è proprio questo il problema della nuova generazione di piloti, cresciuti a pane e play, e che forse è stata “spinta” ad essere così spettacolare senza pensare alla sicurezza, come ha detto anche Valentino Rossi: “Sono spaventato quando vedo le gare di Moto3, è troppo pericoloso, non mi diverto a guardare le gare, sono preoccupato – ha ricordato proprio qualche giorno fa il Dottore -. Per me non è facile migliorare la situazione, ma devono parlare seriamente con i piloti”.

Insomma il dito è puntato contro i piloti, ma anche contro chi deve controllarli. Ne sono convinti molti piloti di esperienza, così come dirigenti delle scuderie. A partire da Paolo Simoncelli, che in Moto3 gestisce il team Sic58 Squadra Corse, e che si è detto convinto del fatto che la Direzione Gara non stia facendo il lavoro che a essa è stato affidato in fatto di sicurezza.

Penalizzazioni infatti in tal senso latitano, quasi sia più grave superare la linea bianca in un punto della pista piuttosto che una manovra azzardata che può causare una caduta di gruppo o un incidente nel caso della F1. Serve rigore, punizioni esemplari, prima che la faccenda sfugga di mano. Una bella strigliata, come in famiglia. Perché la vita non è un gioco.

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La vettura di Mazepin dopo un incidente (Foto Getty)