Alonso e Vettel, le facce tristi di due campioni in cerca di gloria

Un inizio choc per Alonso e Seb. Momenti simili ma così diversi. Nonostante si punti già al 2022, la svolta deve arrivare già da ora

Fernando Alonso (Photo by Peter Fox/Getty Images)

Doveva essere il Mondiale del loro riscatto, del ritorno quantomeno a livelli importanti. Ma Fernando Alonso e Sebastian Vettel, in questo inizio 2021, sembrano essere caduti nell’anonimato. Peccato che il loro tonfo faccia comunque rumore. Perché chi ha un curriculum come il loro, con sei Mondiali in due, non può essere ignorato.

Alonso e Alpine “fuori forma”

Per Alonso era il ritorno dopo due ani tra Endurance e Dakar. In due anni la F1 è cambiata ed era normale aspettarsi un primo momento di adattamento, ma fin dai test l’asturiano sembrava aver ripreso il ritmo giusto. Ma una volta che i giochi si sono fatti duri, si è perso.

Di sicuro c’è che l’Alpine non ha rispettato le previsioni. La scuderia francese doveva essere in piena bagarre per un posto al sole con McLaren e Ferrari, invece sembra alle prese con una vettura dal potenziale decisamente inferiore, o quantomeno ancora non espresso.

Un ritiro in Bahrain e un decimo posto d’ufficio a Imola sono un magrissimo bottino per chi come Alonso sperava in una stagione decisamente migliore. È vero, l’obiettivo è, come per tanti altri outsider, il 2022, ma avere un’iniezione di fiducia da subito sarebbe stato importante per Alonso, che aveva lasciato la F1 dopo le annate nerissime con la Mclaren.

Parte delle colpe se l’è prese proprio il pilota: “Ho cambiato squadre e categorie molte volte e quindi so che serve sempre un periodo di adattamento, ma questa non è mai stata una scusa per me e non lo sarà ora. Devo fare meglio, e a Portimao ci riuscirò“, ha detto al termine del gp di Imola. Ora però servirà un cambio di passo vero, per scacciare via i vecchi fantasmi e non rendere l’attesa per il 2022 così amara.

Vettel e quei fantasmi che si porta dietro dalla Ferrari

Già, i fantasmi. Di quelli ce ne ha parecchi nascosti dietro all’armadio Vettel. E sono di quelli che fanno paura. Un 2019 con un solo squillo a Singapore e qualche podio avevano lanciato un allarme. La colpa? L’arrivo in Ferrari del giovane rampante Charles Leclerc di sicuro ne ha minato la fiducia, lui che deve sentirsi numero uno in un team per dare il 100%. Il 2020 è stata la conferma: un solo podio in Turchia e tanti bocconi amari, colpa anche di una vettura non all’altezza.

La nuova avventura in Aston Martin doveva essere la scossa giusta per risvegliarsi dal torpore in cui era piombato. L’occasione per tornare importante. E i mezzi ci sono tutti: a partire dal team di Lawrence Stroll, che già da due stagioni ha preso “a modello” la Mercedes campione del mondo e che sogna in grande. E invece eccolo lì, di nuovo a navigare al limite della zona punti (poi neanche arrivati, visti i due quindicesimi posti), come se non fosse cambiato nulla da una stagione all’altra.

Le colpe sono da dividere a metà: da una parte un team alle prese con un progetto acerbo, dall’altra l’adattamento a un nuovo box del pilota. Ma Seb sembra davvero aver perso la bussola. A parole sembra non vedere l’ora di tornare a grandi livelli, ma la verità è che sembra aver completamente perso fiducia nei suoi mezzi. Un limite caratteriale che è già emerso con la Ferrari nei momenti topici delle stagioni scorse, quando c’era bisogno di fare il salto di qualità, quando non si doveva sbagliare.

Insomma due storie diverse ma al tempo stesso molto simili. E speriamo con un lieto fine. Perché la F1 ha bisogno di due campioni come loro.

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La Aston Martin di Sebastian Vettel in pista nei test F1 di Sakhir, in Bahrain
La Aston Martin di Sebastian Vettel in pista nei test F1 di Sakhir, in Bahrain (Foto Clive Mason/Getty Images)