Franco Uncini a TMW: “Valentino Rossi mi ha fatto un doppio dispetto”

Franco Uncini ha rilasciato ai microfoni di Tuttomotoriweb.it una lunga intervista in cui ha parlato della carriera e anche di Valentino Rossi.

Franco Uncini ha scritto pagine indelebili della storia della MotoGP quando questa si chiamava ancora 500. Il suo acuto più grande naturalmente è arrivato nel 1982 quando, mentre l’Italia alzava in Spagna la coppa del mondo di calcio, lui si laureava campione del mondo della classe regina del Motomondiale con la Suzuki.

Franco Uncini a TMW: "Valentino Rossi mi ha fatto un doppio dispetto"
Franco Uncini (Media Press Suzuki) – Tuttomotoriweb.it

Per quasi un ventennio è rimasto l’ultimo campione del mondo italiano della classe regina sino a che non gli è subentrato Valentino Rossi. Ospite d’onore al primo Suzuki Motor Fest che si è tenuto lo scorso 11 maggio ha parlato in esclusiva ai microfoni di TuttoMotoriWeb.it in una lunga intervista dove ha toccato vari temi.

Quanto è importante l’esperienza racing sulle moto da strada?

Io credo che sia molto importante, perché sulle moto da pista si sperimentano tante cose. Naturalmente è chiaro che quello che si sperimenta in quel caso è per velocizzare la moto perché quello che conta sono i tempi sul giro. Però ci sono delle cose importanti che possono essere utili anche per le moto da strada.

Ad esempio l’aerodinamica di cui spesso si parla negativamente, al Mugello, dove in passato avevamo problemi nel rettilineo dopo la partenza dove c’è un salto. Le moto in pratica quando raggiungeva i 340 Km/h, il davanti si alleggeriva così tanto che quando pinzavi per frenare il mezzo fuggiva via. Adesso con questa aerodinamica questo problema non c’è più.

Ovvio, parliamo di velocità che oggi sulla strada non si possono toccare. L’evoluzione che si sperimenta in gara può essere utile anche sulla strada. Non è questo il caso perché 340 Km/h non li puoi fare da nessuna parte, però è un esempio di cosa si sperimenta.

Com’è nata la tua vocazione per le moto?

E’ nata sulla strada. Quando hai 14 anni incominci a sperimentare questo veicolo che ti rende autonomo e sicuro di te stesso ed è magnifica. A 16 anni dal cinquantino passi al 125 e a 18 anni, quando invece dovevo prendere la patente, mio padre voleva comprarmi la macchina e io furbamente, visto che già sognavo di correre, ho chiesto la moto e alla fine sono riuscito con l’aiuto di mia madre e di mio fratello a convincere mio padre a comprarmi la moto.

La passione è nata sulle strade di Recanati, attorno all’ermo colle, quello di Giacomo Leopardi dove io mi divertivo con i miei amici su quelle strade che sono meravigliose.

Per anni sei stato l’ultimo italiano ad aver vinto un Mondiale nella classe regina. Cosa hai provato quando Valentino Rossi ti è subentrato?

In realtà Valentino Rossi mi ha fatto un doppio dispetto. Sino a quel momento lì, quindi per 19 anni, sono rimasto l’ultimo campione del mondo italiano nella classe 500. Una volta che mi ha battuto un italiano ho pensato che almeno sarei rimasto l’ultimo marchigiano e invece no, anche se solo per pochi Km Tavullia è Marche. A questo punto sono rimasto l’ultimo campione del mondo della classe 500 di Recanati.

Cosa pensi delle nuove regole che sono state introdotte dal 2027 in MotoGP?

Sono state introdotte delle regole sulle quali su alcune sono d’accordo e su altre avrei fatto di più. Sono convinto che la 850 è una categoria forse giustificata dal fatto che non serve ridisegnare tutto il motore, ma di ridurre la cilindrata.

Però dall’esperienza che abbiamo fatto in precedenza dove dalle 1000 siamo passati alle 800 e l’anno dopo le 800 erano già più veloci delle 1000 non lo so. Però se toglieranno un po’ di elettronica, gli abbassatori, meno benzina, forse potrà avere senso perché dobbiamo ridurre drasticamente le potenze. Queste potenze sono diventate disumane, sono troppo potenti queste moto.

Si sente spesso dire: “E’ un pilota che sa cadere”, è una cosa vera?

No, è una bugia. Non esiste una tecnica per cadere. Inoltre quelli che istintivamente raccolgono le braccia al corpo rotolano ancora di più e non è una mossa migliore. E’ questione di fortuna. A volte si ha la fortuna di non farsi nulla e altre volte si ha la sfortuna di farsi male. Mediamente quando non si impatta contro un ostacolo rigido ce la caviamo con qualche piccola frattura.

Cosa pensi dell’acquisto di Liberty Media della MotoGP?

Cosa accadrà non lo sappiamo. Sino al 2027 resteranno al comando Carmelo Ezpeleta e il figlio. Sono due persone splendide. Entrambi, ma Carmelo in primis hanno portato la MotoGP in alto. Sino al 2027 non ci saranno grosse rivoluzioni. Dopo sicuramente Liberty entrerà più intensamente in questo rapporto. L’esperienza della F1 è stata sicuramente positiva. Possiamo solo fargli i complimenti. Domenicali ha fatto sicuramente un gran bel lavoro.

Ci racconti il momento in cui hai deciso di appendere il casco al chiodo?

Quello è un momento difficile. Lo maturi piano piano. E’ un momento in cui tutti i tuoi pensieri sono sulla difficoltà di andare avanti. Non c’è più quel divertimento di prima e decidi di appendere il casco al chiodo. Forse l’ho appeso troppo presto, ma è stato a causa di una serie di concomitanze di cause.

Quando sei giovane pensi che a 30 anni smetterai perché vedi quell’età come una persona anziana. Però poi man mano che ti avvicini ai 30 anni ti senti ancora giovane e non vuoi smettere.  C’erano una serie di cose e a quel punto ho smesso. Sono un po’ pentito però va bene.

Cosa farai da grande?

Ho fatto un bel 30 anni dopo le gare. Per 20 anni ho fatto il Rider Safety Delegate e altri 10 come FIM Safety Officer. Sono stato benissimo, sono stato contento. E’ arrivato il momento però di dedicare più tempo a me stesso, agli amici e alla famiglia perché i viaggi erano tanti ed ora troppo tempo in giro.

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