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Com’è morto il pilota Ken Miles, protagonista di Le Mans ’66? Una fine orribile

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Davide Russo

Il pilota Ken Miles, alfiere di punta della Ford a Le Mans ’66, è andato incontro ad una morte orrenda. Ecco cosa ha lasciato il grande campione.

Vi sono piloti nati sotto una buona stella. Oggi come un tempo c’erano facoltose famiglia che favorivano la carriera sportiva dei propri discepoli, mettendogli a disposizione il materiale tecnico migliore. Non tutti possono godere di certe fortune e Miles rientrava in quella ristretta cerchia di manici che, grazie al proprio sudore e talento, hanno scritto una pagina indelebile del Motorsport, partendo da zero.

Le Mans ’66 (Ansa) tuttomotoriweb.it

Nato il 1º novembre del 1918, in un’area urbana inglese delle West Midlands, Ken iniziò a correre in moto a soli 11 anni. A 15 anni era già apprendista alla Wolseley Motors. Si sposò giovanissimo con la moglie Mollie e comprò una Austin 7 Special con cui si lanciò nelle corse automobilistiche. Dopo partecipazione alla seconda guerra mondiale, con il grado di sergente dell’esercito britannico, fu ingaggiato dalla Morris.

Il talento spropositato attirò le attenzioni di grossi produttori come Bugatti, Alfa Romeo e Alvis nel Vintage Sports Car Club. Nel 1951 Miles si trasferì con sua moglie e il suo primogenito negli Stati Uniti, più precisamente in California a Los Angeles, per lavorare alla Gough Industries. Si fece subito notare negli States, nel 1953, a Pebble Beach per i suoi 14 trionfi consecutivi di classe sotto 1500 cm³ nelle corse SCCA sulla MG TD con motore potenziato.

Su una MG, ribattezzata come Flying Shingle, vinse nella classe F SCCA, correndo a Palm Springs e ottenendo la P1 contro il rookie James Dean su una Porsche 356 Speedster e l’esperto Cy Yedor, sempre su una MG modificata. A quel punto la fama di Miles era già alle stelle, ma complici anche i problemi di natura economica, si era dedicato al lavoro di meccanico presso la sua officina, rinunciando al sogno di sfidare i migliori al mondo nelle gare endurance europee.

La scomparsa di Ken Miles

Il pilota aveva una personalità forte, difficile da domare. Carroll Shelby intuì le potenzialità enormi del driver e lo volle, fortemente, per piegare lo strapotere della Ferrari nella classica sfida sul circuito de le Sarthe. Il creatore della Cobra convinse i dirigenti della Ford che Miles non solo sarebbe stato l’uomo giusto per sviluppare la GT40, ma anche l’uomo copertina del trionfo.

Christian Bale nel ruolo di Ken Miles (Ansa) tuttomotoriweb.it

Vi suggeriamo di guardare la pellicola hollywoodiana Le Mans ’66 – La grande sfida, prodotta nel 2019. Con un cast eccezionale il film racconta nel dettaglio la lavorazione del bolide americano che salì sul tetto del mondo, con una interpretazione spettacolare di Christian Bale nei panni di Miles. La sua morte, purtroppo, è legata ad un incidente drammatico che stroncò la sua vita a soli 48 anni.

Ken Miles morì a bordo dell’erede della Ford GT40 Mk II sul tracciato di Riverside nel deserto della California meridionale. La J-car presentava diverse innovazioni aerodinamiche e una scocca sperimentale. A rimetterci le penne fu il campione che si schiantò a circa 200 miglia orari (320 km/h circa). Miles morì avvolto in un atroce rogo. La J-car, chiamata Ford GT40 Mk IV, vinse le uniche due sfide a cui prese parte, la 12 Ore di Sebring 1967 e la 24 Ore di Le Mans 1967.

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Davide Russo

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