Ferrari, Binotto come Todt? Ecco perché il paragone è assurdo

Sempre più spesso si cerca di salvare il lavoro di Binotto con un parallelismo con l’era Todt. I due personaggi, oltre ad aver avuto percorsi molto diversi, hanno vissuto epoche imparagonabili.

Mattia Binotto è, oramai, divenuto il punto di riferimento per la Scuderia Ferrari. Non solo è al centro di numerosi dibattiti sulla sua eventuale sostituzione in vista del 2023, ma si è elevato a qualcosa in più di un semplice team principal. Si è creata, allo scopo di giustificare gli errori dell’ingegnere di Losanna, una narrativa volta a confrontare le sue gesta con quelle di uno straordinario condottiero come Jean Todt.

Mattia Binotto Jean Todt (Ansa Foto)
Mattia Binotto Jean Todt (Ansa Foto)

Il francese risollevò una Ferrari disastrata negli anni ’90, lottando per la corona iridata già dopo 4 stagioni. La Scuderia impiegò molti altri anni per tornare a vincere, ma almeno l’alfiere di punta dell’epoca, Michael Schumacher, lottò fino alla fine, dalla seconda stagione del suo avvento a Maranello. Dopo i due titoli con la Benetton il tedesco si portò dietro svariati uomini che avevano scritto una importante pagina del libro della F1. Il Kaiser credette nel progetto del Presidente Montezemolo perché vi erano le basi concrete per vincere, o meglio dominare negli anni avvenire. Todt rivoluzionò la line up dei piloti, puntando le fiches sull’esperienza di Michael e sul servilismo di un giovane irlandese, chiamato Eddie Irvine.

L’immagine del bacio di Irvine alla mano di Schumacher farebbe il giro del mondo oggi e scatenerebbe, probabilmente, infinite polemiche. Ai tempi di Todt si scelsero gerarchie chiare. Vi sarebbe stato un numero 1 e un numero 2 e la Rossa fece uno dei più grandi filotti della storia della Formula 1. La squadra ottenne il titolo costruttori nel 1999, sfiorando il Mondiale piloti con l’irlandese, mentre dal 2000 al 2004 la Scuderia vinse tutto, segnando record impensabili per l’epoca. Michael Schumacher superò Fangio e legittimò il suo strapotere con ben 7 riconoscimenti iridati. Già nel 1997 il tedesco avrebbe potuto conquistare il primo successo con la Rossa, ma nell’ultima tappa di Jerez de la Frontera fece un errore madornale.

Vistosi sopravanzato da rivale Jacques Villeneuve, nell’ultima gara di Jerez de la Frontera, provò a chiudere la porta in modo violento per procurare un danno al pilota della Williams. Per anni Schumacher fu considerato un pilota molto scorretto per le sue azioni in pista, a volte oltre il limite del regolamento, ma nel 1997 stava compiendo un vero e proprio miracolo. Alla fine la Rossa perse, il tedesco fu squalificato, tuttavia la Scuderia era tornata in lizza per un titolo mondiale. Gli ultimi trionfi della Scuderia in F1, con Massa e Raikkonen, sono figli di quella gestione tecnica, capitanata da uomini straordinari che fecero di tutto per riportare in auge il Cavallino.

Binotto – Todt, confronto impietoso per l’attuale TP

Mattia Binotto, invece, ha ereditato una squadra di altissimo profilo, dopo due annate in cui la Rossa aveva lottato contro la Mercedes di un Lewis Hamilton al top della forma. Sebastian Vettel battagliò con il coltello tra i denti, ma non riuscì nell’impresa di ripercorre le orme del suo predecessore. Dopo un 2019 condito da sole tre vittorie, tutte arrivate post summer break con un motore poi finito sotto la lente di ingrandimento della FIA, la Scuderia non ha vinto nulla per due anni e mezzo. Dopo l’accordo segreto con la Federazione, la Rossa nel 2020 e nel 2021 ha patito le pene dell’inferno. Sul piano comunicativo e gestionale Binotto non si è rivelato all’altezza del difficile ruolo.

Ha voluto fortemente Carlos Sainz, al posto di un 4 volte campione del mondo come Sebastian Vettel, ma nel 2022 le gerarchie poco chiare hanno creato tantissima confusione. A causa di una libertà totale tra i piloti Charles Leclerc ha perso tantissimi punti e vittorie. Un vero spreco, soprattutto perché la F1-75 all’inizio appariva, nettamente, davanti ai competitor. Charles si era distino all’esordio in Bahrain per un feeling spettacolare con la nuova wing car, spinta dal motore Superfast. Sarebbe dovuto risultare chiaro che il pilota su cui puntare avrebbe dovuto essere Leclerc. Dopo 15 anni di attesa, la Rossa è naufragata nella seconda parte di stagione, accumulando un distacco di oltre 200 punti in classifica costruttori dalla Red Bull Racing. F1, Vasseur per salvare Leclerc? Ecco cosa accadrebbe in Ferrari. Date una occhiata nel dettaglio alla lunghissima carriera a Maranello di Mattia Binotto.

Gli errori strategici del muretto box, le avarie tecniche ai motori e qualche sbavatura di guida dei piloti hanno fatto il resto. Per di più la direttiva anti porpoising, introdotta in Belgio, ha tagliato le gambe alla squadra. Altra dimostrazione dello scarso potere politico della Ferrari. Con Binotto team principal, in quattro anni sono arrivate solo le vittorie Spa e Monza di Leclerc e di Vettel a Singapore nel 2019. Nel 2022 il monegasco è tornato sul primo gradino del podio in Bahrain, Australia e Austria, mentre Sainz ha conquistato il primo successo della sua carriera in Inghilterra, sempre per un pasticcio strategico ai danni del numero 16. Todt, proveniente dal mondo rally, e Binotto, cresciuto nell’ambiente Ferrari, hanno vissuto epoche molto diverse ed ottenuto risultati, sin qui, opposti.