Mazepin cambia vita: che cosa fa ora l’ex pilota di F1

Uscito dal Circus dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, Mazepin si è rifatto una vita. Adesso il suo mestiere è completamente diverso.

Almeno in epoca moderna, possiamo tranquillamente sostenere che non è mai esistito pilota più criticato prima ancora di approdare nel Circus di Nikita Mazepin. Forse, soltanto Lance Stroll, per il suo essere figlio di un magnate canadese.

Ma se nel tempo l’antipatia diffusa nei confronti del portacolori Aston Martin si è affievolita, il moscovita nella sua brevissima parentesi nella top class durata lo spazio di un anno, non è mai riuscito a convincere.

Nikita Mazepin (LaPresse)
Nikita Mazepin (LaPresse)

Colpa non tanto delle sue prestazioni in pista. Quanto dei suoi atteggiamenti al di fuori. Secondo nel campionato GP3 del 2018, e terzo nella Formula 3 asiatica per la stagione 2019/2020, il russo era balzato spesso agli onori delle cronache per alcune esternazioni sul filo del razzismo, piuttosto che per comportamenti scorretti nei confronti degli avversari. E in ultimo era tornato a far discutere prima del debutto in F1 con la Haas, per un video in cui lo si vedeva all’interno di una vettura sportiva, mentre palpeggiava una donna ubriaca.

Qualcosa di inconcepibile per un ambiente tanto formale come quello della classe regina dell’automobilismo, guardata dai giovani come un riferimento.

Per tutto questo il 23enne ha faticato ad inserirsi nella serie e complice una monoposto ferma nello sviluppo e dunque non competitiva, non ha potuto dare prova di meritarsi il sedile che gli era stato comprato dal padre Dmitry.

Mazepin cambia professione: ecco cosa fa

A far precipitare il tutto lo scoppio del conflitto in Ucraina, con il team americano che non se l’è sentita di confermarlo per il 2022 e ha preso la palla al balzo per “farlo fuori”, richiamando l’esperto Kevin Magnussen.

Questa scelta, come noto, non è stata digerita dal giovane pilota, che, al contrario, sperava di emergere nel 2022. Ne è nato un contenzioso finito in tribunale, anche perché la squadra avrebbe comunque preteso i soldi dello sponsor legato al corridore, la Uralkali.

Trovatosi costretto a cambiare lavoro, Nikita, ha dapprima creato un’associazione, la We Compete As One, per assistere gli sportivi russi privati della loro posizione a seguito nelle imposizione del CIO, quindi, si è buttato in un ambito del tutto diverso.

Come annunciato sulla sua pagina Instagram, il biondo ha aperto un’agenzia di eventi la “The Ninety Nine Events”, dedicata all’intrattenimento. E dando uno sguardo alle foto postate, ben si comprende che il percorso nelle quattro ruote è ormai stato archiviato. Passato. Finito nel dimenticatoio. Non fosse per un’apparizione al Silk Way Rally dello scorso luglio. Belle ragazze, feste e dj set, sono il suo nuovo pane quotidiano.

Troppo grande la ferita per essere stato messo alla porta in malo modo dal suo team. E soprattutto inaccettabile, a suo dire, la richiesta di rinnegare la propria bandiera, o di prendere le distanze dal conflitto scoppiato il 24 febbraio di quest’anno.

Mischiare sport e politica è sempre sbagliato. Così come, gli atleti non dovrebbero subire delle conseguenze per gli atti perpetrati dal governo del proprio Paese. Ha più volte ripetuto, invano. E pure inascoltato. D’altronde poco ha dato e poco o nulla ha lasciato nella categoria apice del motorsport a ruote scoperte.

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