L’ex Red Bull svela i segreti del team: ecco cosa nascondono

La Red Bull torna a sbancare in F1. Ma cosa la rende così più competitiva della concorrenza? Lo rivela un suo ex pilota.

Dopo aver dominato con Vettel dal 2010 al 2013, l’avvio dell’era ibrida segnerà la fine del suo momento d’oro e l’inizio di quello Mercedes. Adesso però, per la Red Bull, il ciclo vincente potrebbe essere ripartito. Merito di un 2021 snervante, conclusosi con un GP di Abu Dhabi altrettanto al cardiopalma che ha portato Max Verstappen a laurearsi, per la prima volta iridato.

Max Verstappen, Red Bull (Ansa Foto)
Max Verstappen, Red Bull (Ansa Foto)

E se il 2022, nelle sue primissime fasi, aveva dato l’idea di maggior indecisione e scontatezza, la scarsa forma della Stella, e i pasticci di casa Ferrari, l’hanno agevolata. A nove GP dal termine dell’annata, la scuderia austriaca vanta un margine di 97 punti sulla Rossa nella generale costruttori, mentre tra i piloti il campione in carica svetta con 80 lunghezze su Leclerc.

Dunque, salvo colpi di scena eclatanti, a Yas Marina il prossimo novembre, l’equipe energetica dovrebbe affermarsi tra i conduttori. Allo stesso modo, tra le marche, dovrebbe porre fine alla supremazia di Stoccarda cominciata nel 2014.

Complici le problematiche altrui e un’estrema reattività, la compagine gestita da Christian Horner dovrebbe uscirne al top. Rispetto ad esempio al Cavallino, partito bene, ma poi arenatosi, quelli di Milton Keynes sono stati prima fermati dall’affidabilità e successivamente, in tempi stretti hanno trovato il modo per risolvere i guai, operando efficacemente.

La Red Bull è tornata: perché è così forte

Proprio quest’ultimo punto ha sollevato parecchio interesse. Qual è il segreto del garage austriaco. E’ tutto merito del progettista geniale oppure è un mix di elementi che le garantisce di crescere rapidamente e trovare in un amen delle soluzioni? Basti pensare semplicemente ai pit stop. Posta la regola per impedire il cambio gomme in meno di 2″  come solo lei riusciva a fare, non è passato molto che è tornata ad avvicinarsi a quei riscontri malgrado tutto.

Sul mistero di tale si è espresso David Coulthard, con il team dal 2005 al 2008 e vincitore di tredici gran premi.

Il suo punto a favore è che si tratta di un’organizzazione circolare. Il proprietario Dietrich Mateschitz non interferisce, tuttavia ha diritto d’intervento e se qualcosa non funziona si fa sentire“, ha sostenuto parlando al magazine GP Racing. “Una volta d’accordo, si procede per quella strada e la palla passa a Horner che si occupa del lato operazionale. Tutti lavorano duramente e capiscono qual è il loro ruolo. Lo stesso Adrian Newey, pur avendo avuto successo, è sempre restato umile”.

Un ambiente sobrio e diretto, sarebbe dunque l’arma vincente della squadra. E se spesso nella sua storia ha paventato l’addio sbattendo la porta, per lo scozzese il marchio di bevande resterà ancora a lungo in F1, specialmente alla luce dei grandi investimenti effettuati per sopperire all’uscita di scena della Honda per quanto concerne la power unit.

Attualmente il reparto Red Bull Powertrains si sta allargando e non solo per metri quadrati, ma altresì per personale, pescato anche dalle Frecce d’Argento.

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Non vedo motivo per cui Christian non possa restare al timone dell’equipe ancora per un decennio. Circa il consulente Helmut Marko, verosimilmente ad un certo punto per volontà o necessità non potrà più viaggiare così tanto, ma il sistema attuale funziona e continuerà a farlo“, ha concluso il 51enne.