Schumacher, l’evento che ha fatto felici i tifosi: clamorosi retroscena

Il Ferrari Club del paese ha voluto dedicare un evento speciale a Schumacher, presentando il libro del giornalista Alberto Antonini.

Una storia fatta di sconfitte (poche) e vittorie (tante), in pista e fuori. Oggi manca tanto Michael Schumacher, che dopo l’incidente sulla neve di qualche anno fa è scomparso dalla vita pubblica e di lui si hanno solo poche informazioni, quelle rilasciate dalla famiglia e da alcuni amici che ancora oggi lo vanno a trovare a casa. Un campione che manca soprattutto ai tifosi della Ferrari, che ha riportato alla vittoria nei primi anni 2000 dopo stagioni di bocconi amari ingoiati e dopo una serie di tentativi andati a vuoto.

Michael Schumacher (ANSA)
Michael Schumacher (ANSA)

Nonostante in auto fosse un preciso calcolatore, fuori Schumacher era un oche trascinava le folle e che ben presto si era adattato al carattere italiano del team, lasciando per questo ancor di più un segno indelebile nella storia del Cavallino Rampante, oltre che in quello della F1.

Una serata nel nome di Michael Schumacher

Per questo parlarne è sempre una buona occasione per ricordare un campione che ha dato tanto alla Rossa e che ha ricevuto anche da questa, non solo in termini di titoli ma di affetto. Perché col tempo Maranello è diventata davvero la sua famiglia allargata. Proprio nelle scorse ore a Forlimpopoli il Ferrari Club ha organizzato una serata in onore del Kaiser tedesco, a cui ha partecipato il noto giornalista Alberto Antonini, responsabile tra l’altro della comunicazione Ferrari dal 2015 al 2018.

Al Teatro Verdi di Forlimpopoli è stata presentata per l’occasione anche l’ultima opera dedicata al talento di Kerpen, “Maicol-Schumacher in Ferrari, le storie non dette“. Antonini che ha avuto un rapporto privilegiato con Sebastian Vettel nei suoi anni alla Rossa, al quale ha dedicato anche un libro. Ma stavolta ha voluto cimentarsi sul più grande che abbia mai guidato la Ferrari, quello che più di ogni altro ha reso grande la casa di Maranello, quasi invincibile. “Ho avuto una vita molto privilegiata, che mi ha permesso di girare per gli autodromi di tutto il mondo per una trentina d’anni e di conoscere molti personaggi”, ha raccontato il giornalista, che ha ammesso come non abbia mai desiderato in realtà fare lo scrittore. Ma proprio il volume su Seb gli ha fatto cambiare idea. Ed è questo che poi lo ha lanciato nell’impresa di raccontare un altro grande.

Ho voluto scriverne uno che raccontasse Schumacher sotto un altro aspetto, non patinato“, ha ammesso Antonini. Perché del pilota Schumacher in pratica si sa tutto, ogni piccolo particolare della sua preparazione, così come della sua carriera. Quello che mancava era una visuale che rendesse il kaiser più a tutto tondo. E serviva avere un racconto dello Schumacher privato, della persona dietro al pilota. Il tutto grazie alle testimonianze di colleghi e persone che hanno contato per Michael.

Uno Schumacher raccontato nel duello con Ayrton Senna ma in una forma diversa, lontana da quanto ha detto la pista. Due uomini, due sportivi incredibili che “non si beccarono, ma è una cosa normale quando ci sono due persone con personalità molto forte”. Ma c’era grande rispetto tra loro, come dimostrò qualche anno dopo lo stesso tedesco quando, una volta raggiunto il record di vittorie del rivale si commosse fino alle lacrime.

Durante la serata, Antonini ha raccontato di come conobbe Michael Schumacher nel lontano 1991, quando ancora doveva debuttare in F1 ma si parlava già di lui come dell’astro nascente dell’automobilismo. Aveva 22 anni, un’età che per i tempi moderni sa già di veterano, ma che all’epoca era piuttosto bassa. All’epoca correva con la Mercedes con i prototipi, ma già sognava la F1, come ha ammesso il giornalista, che ha raccontato la sua prima chiacchierata con lui. E il debutto fu davvero incredibile, al GP del Belgio con la Jordan perché Bertrand Gachot era stato arrestato per una vicenda assurda. Ma la storia si fa anche con questi particolari.

“Si qualificò settimo, salvo poi ritirarsi al primo giro della gara per un problema alla frizione subito dopo la partenza. Ma la gara successiva era già sotto contratto con la Benetton di Flavio Briatore. Era nata una stella”, ha raccontato il giornalista. Che poi ha spiegato come è nato il sodalizio con Ross Brawn e Rory Byrne, che ha fatto le fortune anche della Ferrari qualche anno dopo. Proprio con loro Schumacher volle ripartire a Maranello, perché sapeva che avere un gruppo così lo avrebbe riportato ai vertici in poco tempo con la Rossa. E così fu. “Alla Ferrari per tutti era ‘Maicol’ ed ha lasciato un segno indelebile in chi ha lavorato con lui – le parole di Antonini -. Ha plasmato una realtà, lasciando che questa realtà plasmasse lui stesso”.

Tanti gli aneddoti sul tedesco, da quel weekend di Jerez che rischiò di sporcarne la carriera nel 1997 alla rinascita definitiva nel 2000, quando a Suzuka riportò il titolo alla Ferrari dopo un lungo inseguimento. Un successo che diede il via a una catena di trionfi che furono il segno di un gruppo praticamente perfetto: “E’ un’amalgama in modo assoluto difficilmente ripetibile. Lo abbiamo visto in altre squadre, ma è una combinazione davvero rara nel mondo dell’automobilismo. C’era unità di intenti”. Ma la differenza la faceva proprio Schumacher, con la sua guida istintiva e la classe che lo ha sempre contraddistinto. E poi era uno che dava fiducia all’ambiente. Ed è stata questa un’altra chiave del successo Ferrari. Che ancora oggi viene ricordato con grande affetto.