Stoner, arriva la stoccata a Valentino Rossi: parole che fanno riflettere

Casey Stoner ha lanciato una frecciata ai piloti europei per i loro festeggiamenti dopo le vittorie. Netto il riferimento a Valentino Rossi.

Uno dei piloti più amati nell’ambito della MotoGP moderna è sicuramente Casey Stoner, due volte campione del mondo ed unico a portare il titolo iridato piloti alla Ducati. L’australiano entrò nel cuore degli appassionati proprio per l’impresa compiuta sulla Desmosedici del 2007, all’interno di una stagione magica e dominata.

Casey Stoner e Valentino Rossi (LaPresse)
Casey Stoner e Valentino Rossi (LaPresse)

L’impresa del nativo di Southport resta ancora oggi indimenticabile, dal momento che la casa di Borgo Panigale non è più riuscita a ripetersi e spera di farlo proprio in questa stagione. Dopo altri tre anni di vittorie con la Ducati, Casey si trasferì in Honda, dove ottenne un secondo titolo mondiale nel 2011.

Tra lo stupore generale, Stoner annunciò il proprio ritiro l’anno dopo, adducendo come motivazione il fatto che non riusciva più a divertirsi. La vita dell’australiano non è stata affatto semplice negli anni successivi: a Casey venne diagnosticata la sindrome da stanchezza cronica, che gli rendeva quasi impossibile lo svolgimento delle più banali attività quotidiane.

Nonostante questo, Casey segue ancora molto da vicino il mondo della MotoGP e lo scorso anno si è recato a Portimao per seguire nel paddock la gara. Della sua presenza rimase estasiato Pecco Bagnaia, che ha consigliato la Ducati di assumerlo come consulente per la stagione che sta per partire.

Al momento, sembra che la sua richiesta sia rimasta inascoltata, ma per il futuro nulla è escluso. Dal canto suo, l’australiano resta uno dei piloti più acclamati dell’ultimo ventennio, assieme ai grandi rivali Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa. Con l’addio del “Dottore” maturato a Valencia, la sensazione è che la top class abbia perso molto del suo fascino, dal momento che oggi è affidata ad una mandria di ragazzini terribili che non sembrano aver quel fascino appartenuto ai loro predecessori.

Stoner, arriva la frecciata ai piloti europei

Casey Stoner non le ha mai mandate a dire nelle sue interviste. Qualche tempo fa, l’australiano tornò sull’episodio del 2008 a Laguna Seca, quando Valentino Rossi lo superò al Cavatappi con una manovra entrata nella storia. Intervistato nella serie “Tales of Valentino“, l’ex Ducati disse.

Io e Valentino eravamo grandi avversari, e dopo quella corsa non siamo diventati nemici come in molti pensano. La nostra rivalità era semplicemente diventata ancor più dura, ma non c’era niente che andasse oltre la pista. Quell’esperienza mi insegnò a diventare più aggressivo e duro in pista“.

In un’intervista riportata da “Motorsport-Total.com“, Stoner si è espresso su un curioso argomento, quello sulle esultanze dei rider dopo le vittorie: “I piloti europei preparavano i festeggiamenti prima delle gare, senza un motivo apparente. Dovevano essere pronti nella certezza che avrebbero vinto le corse“.

Parte di quella celebrazione è stata sicuramente fatta per mostrare all’avversario che non aveva vinto. Questo mi ha influenzato in un certo senso. Ma non sono state tanto le celebrazioni in quanto tali, quanto il modo in cui le cose sono proseguite sul podio. Sembrava che avessero vinto il mondiale e non solo una gara“.

Ho imparato molto da questo. Ero felice per i miei avversari e loro non riuscivano a capirlo. Ricordo che Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa mi guardavano e si chiedevano perché fossi così genuinamente felice per loro. Sospettavano che non potesse essere così e riflettevano su quale gioco mentale stessi pianificando. Ho eliminato i giochi mentali da quei momenti ed ero felice per i miei avversari“.

Il riferimento è anche a Valentino Rossi, che durante la sua carriera si è sempre distinto per delle esultanze molto particolari, fatte, a volte, di veri e propri “teatrini” subito dopo aver tagliato la bandiera a scacchi. Va detto, a malincuore, che scene simili oggi sono molto più difficili da vedere, per via di una standardizzazione dei comportamenti che non sembra destinata ad arrestarsi.