F1, minacce a Stefano Domenicali: gesto inquietante, il motivo è clamoroso

Una storia che ha dell’incredibile. Stefano Domenicali e la F1 si trovano sotto attacco per un qualcosa che con loro c’entra ben poco.

Stefano Domenicali (Getty Images)

Nella sua lunga storia il Circus è stato palcoscenico di proteste a vario titolo, sfruttato ad arte da chiunque avesse voglia e bisogno di una cassa di risonanza a livello planetario. Un esempio su tutti, le celebri invasioni di pista nel bel mezzo della gara. Mai però, si era arrivati a tanto. Protagonista dell’atto ribelle, l’associazione Peta, acerrima nemica di una delle società che controlla la F1 e che patrocina la Iditarod, nota corsa per i cani appuntamento fisso annuale in Alaska.

La manifestazione si svolge su un percorso di 1000 miglia tra le città di Anchorage e Nome ed è sostenuta da Liberty Media, colloso statunitense che si occupa della diffusione di eventi sportivi e di intrattenimento.

Dunque, facendo due più due, gli attivisti hanno deciso di prendersela con la massima serie automobilistica, che nulla centra ovviamente con l’utilizzo a scopo ludico di animali, ma che nel 2016 venne ceduta da Ecclestone e dalla CVC all’azienda americana.

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Il messaggio minatorio a Stefano Domenicali

Per rendere concreto il proprio disappunto l’ente animalista ha così deciso di colpire direttamente i vertici della serie, inviando un manichino di cane morto all’amministratore delegato, accompagnato da un proclama di denuncia verso quanto accade all’estremo nord degli States.

La domanda è per quale motivo il gruppo di protesta abbia ritenuto opportuno indirizzarsi direttamente al volto che rappresenta la Formula 1? La ragione è la speranza della dissuasione. In pratica, come successo per la Iditarod, abbandonata da numerosi partner come ExxonMobil, Jack Daniels e Coca Cola dopo aver scoperto la reale crudeltà del trattamento a cui sono sottoposti i cani da slitta, così l’organizzazione People for the Ethical Treatment of Animals si augura la fine del rapporto il Grande Circo e la GCI, legata a Liberty e all’apice del motorsport, che per l’assurda competizione investe 215.000 euro l’anno.

Stando alle stime emerse dalle recenti ricerche, almeno 150 esemplari sarebbero deceduti durante la sfida e molti altri sarebbero rimasti feriti gravemente.

Non tutto però è da buttare per la PETA. Lo scorso 7 gennaio, ha pubblicato un bel tweet sulla propria pagina dedicato alle 37 candeline appena spente da Sir Lewis Hamilton, esaltandone la vicinanza ai temi sociali, civili e ambientali.

Sia che porti a casa vittorie o parli di animali, di razzismo o della catastrofe climatica,  è un campione in ogni cosa che fa. Auguriamo un felice compleanno alla leggenda vegana che ci ispira ogni giorno”, si legge.