Ci mancherà Kimi Raikkonen, l’antidivo della F1 che ha amato solo correre

Domenica ad Abu Dhabi, senza i riflettori addosso, ha lasciato la F1 Raikkonen. Uno di quei personaggi unici di cui sarà difficile dimenticarsi

Kimi Raikkonen ad Abu Dhabi (foto di Kamran Jebreili - Pool/Getty Images)
Kimi Raikkonen ad Abu Dhabi (foto di Kamran Jebreili – Pool/Getty Images)

Ad Abu Dhabi, mentre impazzava la festa per il Mondiale di Max Verstappen e nei corridoi si agitavano gli uomini Mercedes per protestare contro il verdetto della pista, c’era un uomo che se ne andava senza troppi clamori e con la sua famiglia, come una persona qualunque, dal paddock della F1. Ed era Kimi Raikkonen, che dopo domenica ha deciso di appendere il casco al chiodo.

Una carriera che gli ha regalato poco

Il finlandese è stato e resterà un’icona di questo sport. Uno dei piloti più veloci, che ha portato a casa un solo titolo iridato, anche perché negli anni ha dovuto scontrarsi contro personaggi del calibro di Fernando Alonso, Michael Schumacher e Lewis Hamilton.

Nel 2001, quando la Sauber lo mise sotto contratto per il suo esordio, molti storsero il naso visto che Raikkonen aveva all’attivo solo una ventina di gare, tutte in Formula Renault. Ma quel ragazzo era un portento. Se ne accorse prima di tutti Michael Schumacher, che in una giornata di test mise gli occhi su di lui. Sauber poi ne rimase ancor più estasiato. Già alla prima gara in Australia, sesto posto e primo punto in cassaforte. Chiuse poi la stagione con il decimo posto in classifica di campionato. Niente male per un pivello.

Per questo arrivò subito il salto in McLaren. Furono annate con alti e bassi, dove si giocò il titolo nel 2003, perdendo il duello con Schumacher, e nel 2005, con Alonso. Spesso erano i problemi di affidabilità della monoposto a mettergli i bastoni tra le ruote. Certo è che Raikkonen valeva tanto. E lo sapeva bene la Ferrari, che dopo l’addio di Schumi puntò deciso su di lui. E la scelta fu azzeccata. Titolo al primo colpo, nel 2007, dopo una bella rimonta, poi le vicende del Cavallino Rampante volsero al peggio e nel 2010 decise di fermarsi una prima volta, dedicandosi con buoni risultati ai rally.

Nel 2012 però il richiamo della F1 fu forte. La Lotus gli regalò due annate tra le migliori della sua carriera, tanto che nel 2013 fu a lungo in corsa per il titolo, negatogli dai problemi alla schiena e da un rapporto col team che stava per sfasciarsi. Per questo arrivò la nuova opportunità a Maranello. Nel 2015 ottenne due terzi posti e un secondo posto, chiudendo quarto, ma fu nel 2017 e poi nel 201 che cercò davvero di dare l’assalto al Mondiale, ma anche stavolta senza fortuna. Nella prima stagione Raikkonen rimase in lizza per il campionato fino alla fine delle gare europee, poi un incidente a Singapore e la mancata partenza in Malesia misero fine alle sue speranze. L’anno dopo furono fatali i ritiri in Bahrain e Belgio, con la vittoria di Austin che fu il suo ultimo successo in F1. Prima delle annate in Alfa Romeo, dove ha chiuso la carriera.

Raikkonen, un pilota anticonformista e senza filtri

Glaciale davanti ai microfoni o su un podio quanto spettacolare e divertente nella vita privata. Raikkonen nel mondo della F1 è stato sempre un personaggio fuori dagli schemi, che non poteva essere ingabbiato dal “sistema”.

“La gente pensa che il numero uno sia l’unico che conta, anche se nei team tutti sanno che, per esempio, un quarto posto può essere una gran cosa in determinate circostanze. Ma non ha senso spiegare queste cose se alla gente importa solo chi c’è sul podio. Il risultato finale è l’unica cosa che vedono. Ho splendidi ricordi di gare che non ho finito perché tutto andava alla grande e poi all’improvviso il motore è scoppiato. […] Chi guarda non può capire”. Questa frase dice tutto di Kimi e della sua passione per le corse, che va al di là dei risultati.

La sua vita è stata la corsa, niente di più. Le interviste e le regole del paddock? Lui le ha sempre odiate. E non si è mai adeguato (per fortuna). “Il problema per lui non sono i giornalisti né le domande: è la ritualistica. È aspettarsi da lui ciò che è normale aspettarsi da un moderno pilota di Formula Uno”, ha detto una volta Raikkonen. Che è sempre stato fedele al suo personaggio. Capace di risposte taglienti quanto intelligenti, protagonista di episodi unici dentro e fuori la pista.

Raikkonen è stata una persona normale che ha voluto mantenere questa sua “purezza” fino in fondo. E quell’addio semplice, tra le luci di Abu Dhabi, è il disegno perfetto di chi è stato Kimi Raikkonen. E di quanto mancherà uno come lui. “Posso finalmente fare piani che quando sei in Formula 1 non ti sono concessi. Avrò la libertà di passare tempo con i miei bambini e vederli crescere”. E allora ti auguriamo tutto questo Kimi. E grazie ancora per esserci stato.

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Raikkonen sulla Ferrari nel 2007 (foto di Robert Cianflone/Getty Images)
Raikkonen sulla Ferrari nel 2007 (foto di Robert Cianflone/Getty Images)