A Hamilton va stretta la F1: “Vorrei essere ricordato per altro”

Proiettato ad una carriera tra il sociale e lo show biz, Hamilton rivela di volere molto di più di un riconoscimento come pilota di F1.

Lewis Hamilton (©Getty Images)

Chissà, probabilmente nella sua testa c’è il mito Ayrton Senna, il suo modo di essere spietato in pista, ma dal cuore immenso fuori. Che Lewis Hamilton lo abbia preso a modello non è una novità visto che spesso lo ha citato e celebrato, ma che possa davvero avvicinarsi a quell’aurea quasi sacra, beh, noi non ci crediamo molto.

Beco tutto ciò che faceva per il prossimo lo teneva segreto e ciò nonostante lo ricordiamo anche per questo, lui, invece, il #44, pubblicizza ogni cosa, la grida ai quattro venti, sventolandola come una bandiera, facendo anche dubitare sulle sue reali buone intenzioni.

Ham non vuole essere un semplice driver

Per pubblicità o per veritiero sentire, il sette volte iridato si è proposto un futuro da militante per le cause umane, per i diritti dei più deboli, delle minoranze e per questo vorrebbe rimanere nella memoria.

“Non voglio essere ricordato solo per essere un pilota di F1”, ha affermato alla BBC. “Va bene che la gente pensi a me come un buon corridore, tuttavia ritengo che il mio compito sia quello di avere un impatto e aiutare le persone”.

In sintesi, il 36enne vorrebbe sfruttare la propria posizione per dare una mano a chi solitamente non ha voce. E per farlo ha creato una commissione assieme ai vertici Mercedes per tentare di abbattere le barriere e di permettere a tutti di entrare a vario titolo nel motorsport.

“Ciò che mi sta più a cuore è la comunità nera, perché questo è ovviamente il mio background”, ha spiegato. “Ecco perché abbiamo incentrato il progetto su quel punto. Dobbiamo incoraggiare i giovani a iniziare a perseguire le materie tecnico scientifiche”, ha concluso evidenziando come per assenza di sbocchi, in molti decidono di dedicarsi a studi differenti.

Lewis Hamilton (©Getty Images)

Chiara Rainis