Tanti auguri a Stefan Johansson, lo svedese che sfiorò il successo con Ferrari

Due stagioni con la Rossa per Johansson, che conquistò i tifosi con le sue rimonte. Oggi, 8 settembre, compie 65 anni

Lo svedese nel 1986 (Photo by Mike King/Getty Images)

Un eterno secondo, che non arrivò mai a gustarsi il sapore della vittoria in F1. Parliamo di Stefan Johansson, pilota svedese che ebbe il suo culmine con Ferrari e McLaren, ma senza trovare il trionfo.

La passione per hockey e calcio ma le corse nel cuore

Johansson nacque a Växjö l’8 settembre 1956. Il padre Roland riparava auto e nei fine settimana gareggiava a livello amatoriale, mentre la madre faceva la sarta. Lo svedese però si diede subito al karting, ma al contempo praticava l’hockey, arrivando a giocare fino alla seconda serie svedese, e il calcio.

Nel 1973 si laureò campione scandinavo di kart e lo stesso anno giunse sesto nel campionato mondiale. Nel 1975 passò alla Formula Ford, categoria in cui rimase solo un anno, visto che nel 1976 fece il suo debutto in Formula 3 a bordo di una Modus e, nel frattempo, corse in un campionato non ufficiale in Svezia, dove colse cinque vittorie.

La carriera di Johansson in Formula 1 iniziò nel 1983 alla guida della Spirit. L’anno successivo venne ingaggiato dalla Tyrrell e fece alcune gare anche in Toleman, in sostituzione dell’infortunato Johnny Cecotto e di Ayrton Senna in una occasione. Con al Toleman conquistò i primi punti della carriera.

Johansson e la grande occasione in Ferrari

Fu proprio quel GP di Monza nel 1984 a regalargli la grande occasione. Dopo una qualifica non brillante in diciassettesima posizione, in gara lo svedese fu fenomenale: rimontò in maniera leggendaria fino alla terza piazza a pochi passaggi dal termine. Però, quando la Toleman stava già per pregustare uno storico podio, fu costretto ai box e terminò quarto. Ma non passò inosservato. Più di un occhio esperto aveva notato Johansson. E tra questi c’era Enzo Ferrari.

Lo svedese riuscì ad accordarsi con la Tyrrell per disputare il primo Gran Premio del 1985, concluso poi in settima posizione, ma il rientro di Stefan Bellof, che aveva risolto le vertenze contrattuali con il patron scozzese, lo pose fuori squadra. Arrivò però tempestiva la chiamata di Marco Piccinini della Ferrari per sostituire René Arnoux, licenziato dalla scuderia di Maranello. E per Johansson fu la svolta.

Nel Gran Premio di San Marino riuscì a rimontare dalla quindicesima posizione fino alla prima con una entusiasmante rimonta. A tre giri dalla fine, però, rimase a secco di benzina e si ritirò. L’episodio gli attirò grande simpatia, inoltre la squalifica di Prost gli permise comunque di ottenere il primo punto dell’anno. In Canada arrivò secondo dietro Michele Alboreto, secondo posto replicato la gara successiva e in Francia altra rimonta fino al quarto posto. Alla fine chiuse settimo la stagione con ventisei punti iridati e con un altro anno in Ferrari.

Nel 1986 però ben poca gloria, anche se ottenne ben quattro terzi posti e un quinto posto in classifica generale che fu il suo miglior risultato in F1. Ma non gli permise di mantenersi il posto a Maranello.

La McLaren, l’addio alla F1 e l’esperienza negli Usa

Dopo l’avventura sulla Rossa, per Johansson cominciò un lungo pellegrinaggio nei box della F1, che lo portarono prima alla McLaren, dove ottenne anche due secondi posti, alla Ligier e alla Onyx, con cui nel 1986 in Portogallo ottenne l’ultimo podio in carriera.

La chiusura arrivò nel 1991 con la Footwork, per poi prendere le valigie e spostarsi negli Usa. Johansson riuscì ad accordarsi con Tony Bettenhausen, proprietario di una scuderia nel campionato americano CART. Il suo debutto avvenne a Detroit con un terzo posto. Durante l’anno riuscì a eguagliare il suo risultato un’altra volta e vinse il titolo di Rookie of the years. Ma l’incidente avuto con Jeff Krosnoff, che portò alla morte di quest’ultimo nel 1996, portò Johansson al ritiro.

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Johansson nel 1985 con la Ferrari (Photo by Mike King/Getty Images)