Olimpiadi al via, e se partecipassero anche Formula 1 e MotoGP?

Si discute da anni di un possibile approdo alle Olimpiadi delle due e quattro ruote, ma non se n’è mai fatto nulla: perché? Ecco difficoltà e possibili esempi da seguire

Una Ferrari speciale durante la cerimonia di apertura di Torino 2006 (Photo by Stephen Munday/Getty Images)

Meno di 24 ore dall’inizio dei Giochi estivi di Tokyo 2020. Un sogno per tanti atleti di tutto il mondo, quello di conquistare una medaglia nell’evento globale più importante. E il desiderio neppure tanto nascosto di tutti gli appassionati di motorsport è proprio quello di vedere un giorno i propri beniamini che corrono in F1 o in MotoGP confrontarsi in un’Olimpiade. Un desiderio però per ora rimasto solo sulla carta.

F1-MotoGP-Olimpiadi, un matrimonio difficile

L’approdo del mondo dei motori alle Olimpiadi però è molto complicato. Nel passato lo stesso Jean Todt, ma anche prima la Fia ha provato a intavolare un discorso. Ma nulla di più. Nonostante il Cio abbia riconosciuto F1 e MotoGp, la loro presenza ai Giochi è da sempre non in linea con i valori della Carta Olimpica.

Gli sport motoristici, infatti, non esaudiscono un principio fondamentale che sta alla base delle Olimpiadi: competere a parità di condizioni. In una gara di MotoGP o di F1 ogni team corre con un mezzo differente. Il Comitato Olimpico poi differenzia la figura del pilota da quello dell’atleta. Nonostante le capacità fisiche e mentali di cui entrambi dispongono, il mezzo influenza inevitabilmente le prestazioni del primo.

Come si potrebbe risolvere il problema? Creando classi motociclistiche o automobilistiche ad hoc, con mezzi uguali per tutti. Ma i costi ovviamente sarebbero molto alti. E in un mondo come quello della MotoGP e della F1 che invece vanno sempre più incontro a una riduzione delle spese, sembra impossibile procedere su questa strada.

I possibili esempi da seguire

Di esperimenti però ce ne sono stati su due e quattro ruote, tutti replicabili alle Olimpiadi. Ad esempio a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 chi non ricorda la serie ProCar, che vedeva i campioni della F1 sfidarsi ad armi pari con delle BMW M1 prima dei gran premi veri e propri. Altro esempio fu lo show organizzato dalla Mercedes nel 1984 al Nurburgring per salutare la neonata 190E che vide la partecipazione di tanti piloti, tra cui un giovanissimo Ayrton Senna.

Arrivando a tempi più recenti, il primo tentativo di standardizzare le corse su 4 ruote fu fatto con la A1 Grand Prix, serie nata nell’autunno 2005 che vedeva squadre e piloti associati a una specifica Nazione. Il progetto era finanziato dallo Sceicco Maktoum Hasher Maktoum al-Maktoum della famiglia reale di Dubai, ma nel 2009 l’esperimento, seppure bello, si chiuse per mancanza di fondi.

Poi arrivo la Superleague Formula, nata ufficialmente nel 2008, composta da team sponsorizzati da squadre di calcio a livello internazionale. Per ridurre i costi per i team, gli sviluppi tecnologici per le vetture venivano approvati di comune accordo e finanziati dalla Superleague Formula stessa. E il format era anche molto snello: sabato con prove libere e qualifiche, domenica due gare (di cui una a griglia invertita) di un’ora. Ma già nel 2011 il progetto si chiuse senza troppi rimpianti. Oggi però c’è la Formula E a dare il buon esempio: macchine standardizzate, cambiano solo le componenti interne elettriche.

In campo motociclistico invece c’è il Motocross delle Nazioni, un evento speciale di fine stagione a cui partecipano 3 piloti per ogni nazione divisi per categoria (MX1, MX2 e Open) che corrono 2 gare ciascuno. Al termine delle 3 gare per ottenere la graduatoria totale vengono sommati 5 dei 6 risultati (3 piloti per 2 gare ciascuno) dei piloti di ciascun team nazionale, il 6° risultato, ossia quello peggiore, viene eliminato. E anche qui il format è molto semplice: il sabato si svolgono le qualifiche che determinano le 20 nazioni che hanno diritto a partecipare all’evento vero e proprio, ossia le 3 manche di domenica che determineranno poi la nazione vincitrice.

La verità però è che sembra davvero irrealistico vedere sfrecciare i bolidi della F1 o della MotoGP alle Olimpiadi, anche in futuro. E allora accontentiamoci di una Ferrari a 5 cerchi come quella vista alla cerimonia di apertura di Torino 2006. Un sogno solo sulla carta. Ma non quella olimpica.

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Valentino Rossi nelle prove libere del Gran Premio di Germania di MotoGP 2021 al Sachsenring
Valentino Rossi nelle prove libere del Gran Premio di Germania di MotoGP 2021 al Sachsenring (Foto Petronas)