Alboreto a TuttoMotoriWeb.it: “Vi racconto mio fratello Michele”

Ermanno Alboreto, fratello di Michele, ricorda a TuttoMotoriWeb.it lo storico pilota della Ferrari a vent’anni dalla sua scomparsa

Michele Alboreto
Michele Alboreto (Foto Simon Bruty/Allsport/Getty Images)

Sono passati esattamente vent’anni da quel maledetto 25 aprile 2001, quando durante un test in preparazione della 24 Ore di Le Mans, un drammatico incidente al volante della Audi sulla pista del Lausitzring ci strappò via troppo presto, a soli 44 anni, Michele Alboreto.

Pilota veloce e vincente, campione europeo di Formula 3 e trionfatore alla 24 Ore di Le Mans e alla 12 Ore di Sebring, legò il suo nome soprattutto alla Ferrari. A Maranello trascorse cinque stagioni, ottenendo tre dei suoi cinque successi totali in Formula 1 (oltre ai due incassati con la Tyrrell), nonché il titolo di vicecampione iridato nel 1985.

Per raccontare il vero Michele Alboreto, anche a chi non ha avuto la possibilità di vederlo in azione, TuttoMotoriWeb.it ha raggiunto suo fratello Ermanno.

Ermanno Alboreto, che persona era suo fratello Michele nel privato?
Come dicono tutti, un uomo buono, di sani principi. Ma, allo stesso tempo, era anche abbastanza autoritario. Non era uno zuccherino: finché le cose andavano bene, era la persona più buona del mondo; ma se gli facevi uno sgarro, si arrabbiava. Magari non lo dava a vedere, ma il suo caratterino ce l’aveva.

Quindi gentile ma deciso.
Assolutamente. Anche in pista, gli davano tutti del gentleman, ma lui era una bestia. Andava forte forte ed aveva grinta.

D’altra parte, se non fosse stato grintoso, non avrebbe ottenuto quei risultati. In gara, i bravi ragazzi non fanno molta strada.
Esatto. Non sarebbe arrivato in Formula 1…

Al volante, invece, qual era il suo stile di guida?
A quei livelli, sono tutti dei professionisti, quindi tutti vanno forte alla stessa maniera, anche quelli che partono dall’ultima casella della griglia di partenza. Qualcuno può affinare le sue abilità in staccata, nelle curve veloci, in quelle lente, qualcuno mette meglio a posto la macchina… C’è chi mette qualcosa di più e chi non ci arriva, ma ognuno ha le sue caratteristiche. Il punto di forza di Michele era solo la determinazione. Cercava sempre di tirare fuori il meglio da quello che aveva.

Nelle corse di oggi, che sono cambiate tanto rispetto all’epoca, c’è qualcuno che le ricorda ancora lui?
Negli ultimi anni la Formula 1 la seguo poco. È diventata talmente diversa da com’era all’epoca che non si possono fare paragoni. Le macchine sono cambiate, hanno tante funzioni che prima doveva svolgere il pilota, mentre ora possono essere guidate addirittura dai box. Una volta ci si sbucciava le mani, perché le scocche erano strette, e bisognava cambiare manualmente. Era tutta un’altra categoria di piloti.

E se avessimo messo Michele al volante di una macchina di oggi?
Prima di adattarsi e andar forte come i piloti attuali ci avrebbe messo un po’. Chi corre oggi è nato con questa generazione di vetture. Che, per me, sono totalmente diverse dalle vere macchine da corsa: quelle degli anni ’70-’80, al massimo ’90. Dopodiché l’elettronica ha preso il sopravvento e non comanda più il pilota.

Per questo lei ha perso la passione?
Assolutamente. Una volta il pilota faceva la differenza. Certo, doveva avere comunque una macchina veloce, altrimenti non andava da nessuna parte. Non esisteva il fenomeno in grado di andare più forte di tutti con una macchina inferiore, lo dico per esperienza personale. Adesso, però, si allenano a casa, con il simulatore. Quindi l’unica differenza tra uno e l’altro è il pelo, il coraggio. C’è chi si butta di più e chi di meno. Ma, in realtà, la qualità del pilota è solo nel fegato che ci mette a fare un sorpasso o ad affrontare una curva. Tutto il resto è gestito dall’esterno. L’abilità di messa a punto della macchina, che prima i piloti dovevano avere, non conta più.

Non c’è più l’elemento umano.
Secondo me devono stare anche attenti a parlare, perché possono essere subito contraddetti dai grafici… C’è troppa tecnologia. Si tratta solo di arrivare alla fine della gara senza aver sbattuto.

Le dispiace un po’ che nella Ferrari di oggi manchi un pilota italiano come Michele?
Se ci fosse stato un italiano sarebbe stato sicuramente meglio, almeno per tenere alta la bandiera. Però, probabilmente, non ci sono gli interessi, o non c’è ancora il pilota giusto per quel compito.

Fabrizio Corgnati

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Michele Alboreto
Michele Alboreto (Foto Ferrari)